La domanda risuonò angosciosa al termine di quella sfida, lo scorso 2 luglio: «Ma a questo punto non sarebbe meglio passare alla difesa a tre, visto che lo stesso Fonseca ne aveva in qualche modo annunciato l'utilizzo nei giorni delle lunghe analisi teoriche del lockdown?». In effetti, la sconfitta all'Olimpico con l'Udinese rappresentò il punto tecnico-tattico più basso della scorsa stagione e suggerì un titolo durissimo al Romanista del giorno dopo: "Senza vergogna". I bianconeri di Gotti presero infatti a pallonate i giallorossi di Fonseca, schierati con una difesa inguardabile (da destra a sinistra Peres, Smalling, Fazio e Kolarov), con i due esterni sempre alti e la totale incapacità di filtrare le offensive avversarie del
centrocampo a due con Cristante e Diawara. Davanti giocarono Perez e Ünder esterni, Perotti a trequarti (espulso per una follia dopo 30 minuti) e Kalinic centravanti, con Dzeko (diffidato) tenuto in panchina per non rischiarlo per Napoli. Fu un disastro, che ebbe quanto meno il merito di indurre l'allenatore portoghese a ripensare alla sua Roma: al San Paolo, appena tre giorni dopo, Fonseca presentò una difesa a tre un po' raffazzonata, con cinque centrocampisti e Kluivert a far coppia davanti con Dzeko. La Roma giocò una partita dignitosa, ma perse ancora, 2-1 con un gol nel finale di Insigne. Poi, dalla partita successiva, col Parma nacque il 3421 che fece volare la squadra (sette vittorie e un pareggio nelle ultime otto partite) e su cui il tecnico ha costruito la squadra di quest'anno.

Gotti allora vinse sfruttando le clamorose fragilità della Roma nella fase di transizione negativa, invitando a uscire gli esterni tenendo appositamente bassi Larsen e Zeegelaar per sfruttare poi gli inserimenti di De Paul (e, meno frequenti, di Walace) ad attaccare centralmente la difesa mai aiutata dai centrocampisti romanisti. Sarà un po' quello che proverà a fare anche domani il professor Gotti, una bella figura di uomo serio e allenatore preparato, 53enne docente alle università Cattolica di Milano e di Padova, prima di tuffarsi a tempo pieno nel calcio dopo un lungo periodo da vice (di Donadoni al Cagliari, al Parma e al Bologna, di Sarri al Chelsea e di Tudor all'Udinese). Quando Pozzo gli chiese di prendere il posto del croato, lui accettò solo a patto di poter tornare presto a fare il secondo. Pozzo disse di sì, ma poi, visti i lusinghieri risultati, lo convinse a restare da primo. Il nemico pubblico di questa Udinese, a maggior ragione ora che hanno lasciato andare Lasagna (autore del primo gol di luglio all'Olimpico), è l'argentino Rodrigo De Paul.

Come si vede dalle classifiche pubblicate grazie alla collaborazione di Soccerment (nuovo partner statistico del Romanista), De Paul è in testa sia alla classifica delle occasioni create per 90 minuti (2,47, davanti a Nestorovski con 2,12) sia in quella dei dribbling a buon esito (3,28, prima di Arslan e Pussetto, 1,79). Nella classifica dei tiri per 90 minuti è invece quarto, dopo Nestorovski, Forestieri, attualmente infortunato, e Mandragora, ceduto al Torino. L'altra classifica pubblicata è invece "difensiva" e riguarda il numero dei recuperi del pallone: tra i portieri Musso e Scuffet, i più efficaci sono Walace e Arslan. Il re dei marcatori è sempre De Paul, con 5 reti davanti a Pussetto (che però si è rotto il crociato) con 3 e a Pereyra, Arslan e Okaka con 2. In vetta alla graduatoria di re degli assist c'è proprio Pereyra con 4: la sua assenza per Gotti si farà sentire. L'Udinese è reduce da tre ottimi risultati, dopo un andamento di campionato piuttosto altalenante: dopo aver battuto la Lazio all'Olimpico 3-1 a novembre, ha inanellato 4 pareggi e 4 sconfitte; nelle ultime tre gare invece ha pareggiato con l'Inter, ha vinto in trasferta con lo Spezia e ha battuto all'ultimo turno il Verona rischiando qualcosa nel secondo tempo, ma vincendo nel finale. Musso è imbattuto da tre partite.