La considerazione più entusiasmante su Roma-Parma non riguarda il risultato, l'analisi dei numeri della sfida o l'ebbrezza di aver passeggiato sia pure per soli 14 minuti (dalle 15.28, quando ha segnato il primo gol Mayoral, alle 15.42, quando Boga ha portato in vantaggio il Sassuolo a Verona) in testa alla classifica della serie A, ma dall'attitudine mostrata da ogni singolo giocatore sceso in campo domenica pomeriggio. Mancavano sette giocatori a Fonseca (aspetto che si continua a dimenticare, tra cui la spina dorsale rappresentata da Smalling, Zaniolo e Dzeko, con Pellegrini a mezzo servizio, che è come se al Milan togliessero Kjaer, Kessie, Calhanoglu e Ibrahimovic), eppure chi è andato in campo è sembrato perfettamente integrato nel progetto tattico dell'allenatore. In particolare, provate a notare, magari rivedendo la partita, la quantità di scatti, accelerazioni e verticalizzazioni prodotte dai giocatori della Roma in possesso palla. Contando solo gli attacchi in profondità dei giocatori con la palla al piede, Wyscout ne riporta 24 (contro i 2 del Parma, di Sohm), così ripartiti: 6 di Mkhitaryan, 4 per Pedro e Karsdorp, 3 per Spinazzola, 2 per Vertout e Borja Mayoral, 1 a testa per Cristante, Mancini e Villar. Tranne Ibanez, peraltro rimasto in campo solo 53 minuti, tutti i titolari di movimento. 97 sono stati i passaggi progressivi (quel tipo di passaggio che sposta considerevolmente la palla in avanti, con dei parametri precisi a seconda della zona in cui il passaggio avviene), 93 i passaggi nella trequarti avversaria. Un assalto continuo e ininterrotto, con ritmi alti e senza mai buttare un pallone, partito sul risultato bloccato e continuato anche in vantaggio, anche nel secondo tempo. Lo testimonia il dato degli expected goal: sono stati 1,14 nel primo tempo e 1,28 nel secondo. Per la cronaca, peraltro, il dato del Parma è il più basso mai registrato da un'avversaria della Roma: 0,03, per l'evidente velleità dell'unico tiro scagliato dai giocatori del Parma in tutta la partita.

Il tourbillon degli spazi

A vedere la Roma giocare viene poi da pensare alla purtroppo ormai abusata espressione utilizzata da Guardiola per spiegare agli incliti il senso dello spostamento di Messi al centro dell'attacco in un reparto che non prevedeva un riferimento offensivo fisso: «Il nostro centravanti è lo spazio». E per attaccarlo meglio, uno spazio va prima riempito e poi svuotato, altrimenti resta facile presidio di un'attenta difesa. Guardiamo i gol della Roma col Parma, o le altre evidenti occasioni da rete. A cominciare dalla prima palla-gol, dopo neanche otto minuti: con Veretout che imposta l'azione in verticale per Pedro che controlla sulla trequarti e si gira, Mayoral che intuendo le possibilità del compagno scatta verso l'area creando lo spazio ideale per l'aggressione proprio di Veretout, lo stesso Mayoral che va a ricevere la palla davanti al difensore che lo ha seguito nello scatto, Veretout che gli taglia alle spalle per andare poi a ricevere il pallone davanti per battere a rete senza altri difensori.

Una bellezza di movimenti, strappi e verticalizzazioni che si potrebbero prendere ad esempio del manifesto della Roma di Fonseca. Ma è stato un continuo per tutta la partita. Di movimenti sincronizzati o individuali, quali ad esempio i contromovimenti che hanno portato Pedro al 24' a ricevere oltre le spalle del difensore il bellissimo lancio di Villar dal cerchio di centrocampo (destro al volo finito fuori) o Mayoral al 28' a fare lo stesso in un taglio stavolta passante (cioè davanti al suo marcatore) per ricevere l'assist in questo caso di Spinazzola per il gol dell'1-0. Il 2-0 è arrivato su prodezza personale dell'armeno, ma con costruzione partita da un fallo laterale difensivo, sviluppo su accelerazione di Spinazzola, attacco degli spazi a vuoto di Veretout a confondere gli avversari, verticalizzazione su Mayoral davanti alla difesa e scarico per il compagno, poi strepitoso nella conclusione. E ancora nel terzo gol il giocatore fondamentale è ancora Veretout che senza mai toccare il pallone taglia trasversalmente tutta la metà campo avversaria, determinando lo spostamento di tutta la difesa verso Karsdorp mentre Grassi si perde Mkitaryan che pure aveva avviato l'azione. Spazi riempiti, spazi lasciati, spazi rioccupati: in un tourbillon inesausto che spaventa, sconcerta e abbassa gli avversari.

I gialli e i rossi

C'è poi un altro dato che potrebbe sembrare casuale ma che è invece perfettamente collegato alla bellezza del progetto tattico di Fonseca: la Roma è tra le squadre meno sanzionate di questa prima parte di stagione. In particolare ha subìto solo 10 ammonizioni in serie A (di meno solo il Napoli, 8, che però ha anche un cartellino rosso, la Roma 0), e in ben cinque delle 11 partite sin qui disputate è uscita dal campo senza provvedimenti a proprio carico. Sono diventati angeli all'improvviso? No. La cosa dipende da due fattori, uno solo presunto, l'altro oggettivo: l'aspetto che si può immaginare è che l'allenatore, magari anche su indicazione della società, abbia chiesto alla propria squadra un più rigoroso rispetto delle regole e della figura arbitrale, in modo tale da ridurre il numero delle sanzioni (quanto meno per proteste) ed evitare quindi di doversi ritrovare a che fare troppo presto con le complicazioni delle squalifiche. La Lazio, tanto per fare un esempio, ha avuto fino ad oggi ben 25 ammonizioni. Il secondo, oggettivo, riguarda invece proprio la qualità del gioco: quando una squadra ha come principale obiettivo quello di costruire incessantemente trame offensive col pensiero rivolto esclusivamente alle proprie capacità più che a quelle degli avversari diventa inevitabile che il primo pensiero della testa di ciascun giocatore non sia quello di fermare l'avversario ad ogni costo ma quello di recuperare, semmai, il pallone più velocemente possibile per andare nuovamente ad attaccare. E questo porta anche ad una maggior pulizia degli interventi. Una riprova sta nel fatto che dal punto di vista dei falli fischiati la Roma non gode di particolari privilegi, ma quasi sempre i falli sono riconosciuti come onesti, non passibili quindi di sanzioni disciplinari. È un circolo virtuoso che si auto alimenta. Un altro vantaggio, uno dei tanti, per chi pensa prima costruire e poi a difendere. E un vantaggio che sarà determinante a gioco lungo per garantire a Fonseca il massimo delle opzioni possibili: l'unico rischio che si vede all'orizzonte è quello degli infortuni e dei contagiati da Covid. Ma se le rotazioni saranno garantite quest'anno la Roma farà divertire. Sicuro.