Si potrebbe cominciare da quel che ha detto ieri Daniele Adani a un certo punto di Torino-Inter: «La squadra di Spalletti in pratica sta facendo la stessa partita fatta a Genova con la Sampdoria, solo che quel giorno ha vinto 5-0, qui ha trovato cinque parate». E alla fine ha perso. Dunque, il calcio si conferma materia poco scientifica, inadatta a verità assolute, specialmente se in porzioni limitate di stagione o addirittura di partita in partita. Quel che è certo è che nessuno può prendersela con Spalletti se ieri l'Inter, nonostante il dominio, non è riuscita a battere il Toro, ma c'è certamente una spiegazione a tutto.

La teoria del caso

Insomma, nel calcio il tasso di casualità è ancora significativo, ma si riduce ovviamente in caso di evidenti disparità tecniche. E le squadre che sono riuscite a ridurre quasi a zero quel tasso sono le squadre che hanno scritto pagine di storia. Come il Barcellona di Guardiola, ad esempio. La Roma, l'Inter di Spalletti o la Lazio di Inzaghi non dispongono di qualità tecniche tali da poter vincere (quasi) tutte le partite. Ne ha la Juventus, che non a caso è in testa al campionato, e poi c'è il caso del Napoli che è riuscita attraverso la produttività del gioco di Sarri ad alzare l'efficacia tecnica dei suoi giocatori tanto da restare ancora oggi vicino alla Juve. Questo è quel che si propone Di Francesco che nel postpartita con la Fiorentina si è fatto scappare una frase che suona presuntuosa, ma che fa capo a una sua precisa convinzione: «Il mio pensiero di calcio è di quelli che vogliono vincere qualcosa di importante».

Le sei sconfitte

Intanto però di vittorie importanti non ne sono arrivate mentre di rovesci se ne sono sommati in campionato già sette, di cui sei in casa (più un altro col Torino in Coppa Italia). Fuori solo la Juventus ha battuto la Roma, in una gara famosa anche per il clamoroso errore di Schick all'ultimo minuto, solo davanti a Szczesny. Sarebbe stato il gol del pareggio. L'Olimpico, invece, è diventato terra di conquista, almeno in campionato. In Champions invece fino a oggi sono arrivate tre vittorie su quattro partite e, soprattutto, nessun gol subito. Si vedrà domani se riuscirà Messi dove finora non sono riusciti Griezman e Saul, Morata e Hazard, Izmailov e Ndlovu, Bernard e Taison. Nessuna delle squadre affrontate nella massima competizione continentale è venuta all'Olimpico a difendersi e dev'essere per questo che la Roma ha sempre giocato ottime partite, con l'eccezione forse solo della sfida d'apertura con l'Atletico Madrid. In campionato invece le sconfitte sono arrivate con il Napoli e poi tutte squadre che seguono la Roma in classifica: Inter, Atalanta, Sampdoria, Milan e Fiorentina. E tutte hanno atteso lo Roma bassa e hanno colpito in ripartenza. C'è chi dice che il difetto sia tutto qui: la squadra di Di Francesco si sbilancia e perde gli equilibri. Il tecnico risponde che difficilmente prende gol con la squadra sbilanciata. Ma forse c'è anche un discorso di qualità specifica.

La percentuale realizzativa

A scorrere la classifica del rapporto tiri fatti/reti segnate dagli attaccanti delle prime sette squadre della serie A, salta agli occhi come i romanisti siano piuttosto attardati e l'unico bomber vero, Dzeko, sia addirittura terzo su quattro giallorossi, e diciannovesimo sui ventisette nomi citati, con una percentuale del 13%. Nettamente distante dal 35% di Icardi, dal 33 di Immobile, dal 32 di Cutrone, dal 29 di Dybala e (sic) Caceido. Perotti è al 23%, El Shaarawy al 15%. Defrel, buon attaccante di movimento negli spazi aperti, non si trova a suo agio con le difese chiuse e quest'anno a fronte di 479 minuti giocati ha realizzato appena un gol (10% la sua percentuale realizzativa). 

Il dominio con la Fiorentina

Tutto questo però non spiega il motivo per cui la Roma non abbia battuto la Fiorentina e abbia invece addirittura incassato la sesta sconfitta casalinga. Un dato su tutti però dovrebbe chiudere la questione, rimandando ogni spiegazione a qualcosa che ha a che fare solo con la buona sorte. Perché il dato dei tentativi di tiro dice 25 a 3 per la Roma. Ebbene, da quando Opta raccoglie dati statistici per il campionato italiano (stagione 2004-2005) non era mai accaduto che una squadra perdesse con uno scarto di tiri di questo tipo. Mai. Un record di cui Di Francesco non può andar fiero, ma che forse lo induce a pensare che la strada percorsa sia quella giusta.