La delusione, a tre giorni dal derby e quindi nel bel mezzo del momento decisivo per la stagione, è stata grossa. E ora la paura lo è altrettanto. La Roma con la Juventus non è uscita solo sconfitta e quindi eliminata dalla Coppa Italia, uno dei due obiettivi fissati dalla società nella speranza di tornare a vincere qualcosa, ma è uscita anche ridimensionata, al netto delle attenuanti che vanno comunque tenute in conto.

Perché a rosa completa e con tutti i giocatori al pieno della forma, tre attaccanti su quattro mercoledì sarebbero stati diversi: Zaniolo, Mkhitaryan e Dzeko sarebbero stati in campo. Togliamo Cristiano Ronaldo, Higuain e Dybala alla Juventus e di sicuro sarà meno forte. Il problema semmai è che è forte pure la sensazione che anche senza quei tre la Roma avrebbe perso la sua partita, come accaduto del resto in tutte e dieci le volte in cui la Roma ha giocato allo stadium (la prossima a maggio, sperando che non conti ancora per qualcosa) e questo per i motivi che in questa rubrica proveremo a riassumere.

1 - Come già denunciato in questa rubrica, è ormai abitudine per le squadre avversarie battere corto i corner e andare al cross dopo aver attirato fuori la linea difensiva giallorossa: così Costa batte su Pjanic e poi si mette in posizione per crossare

La qualità difensiva

Cominciando dal motivo principale della sconfitta individuato a caldo da Fonseca: la diversa qualità delle due squadre negli ultimi trenta metri di campo: «Alla prima occasione hanno fatto gol perché hanno maggior qualità di noi». Puntualizzazione giusta ancorché evidente: le abilità tecniche degli attaccanti juventine sono di livello mondiale, quelle di Ünder, Kluivert e Kalinic non sono riconosciute ancora neanche a livello nazionale. E si è visto nelle differenti conclusioni di Cr7 e Af24, praticamente dalla stessa zolla di terreno, nello specifico che cosa significhi (vedi grafiche a lato).

Però Fonseca ha fatto riferimento solo alla qualità degli attaccanti, dimenticando (o magari omettendo) che la differenza può farla anche la qualità dei difensori, sia dal punto di vista dell'organizzazione tattica, sia per le abilità personali. Proprio dallo spunto dei due tiri appena citati si possono cogliere altre decisive differenze e le abbiamo analizzate in grafica. Ma anche in altri episodi è possibile sintetizzare i comportamenti che risultano decisivi nel bene e nel male, per la vittoria o per la sconfitta.

2 - Chiuso il triangolo, il brasiliano si sposta ulteriormente senza che Ünder e Florenzi alzino poi troppo la loro pressione: nel frattempo la linea giallorossa in area si va formando

Nel caso del secondo gol, ad esempio, la decisione di Smalling di allargarsi per seguire il possibile due contro due (con Kolarov) per fronteggiare Douglas Costa nell'eventuale sovrapposizione di Danilo, libera uno spazio centrale clamoroso per Bentancur che Cristante non va a coprire: così si crea il varco improvviso per l'uruguaiano che sfrutterà poi una disattenta chiusura di Mancini per aprirsi lo spazio per il 2-0. E attenzione; queste azioni sono il pane quotidiano degli sviluppi offensivi della Lazio. Nella ripresa, una felicissima scelta individuale di Rugani salva la Juve dal probabilissimo 3-2 di Kalinic, quasi sorpreso dal recupero del suo avversario. E Rugani è sicuramente il giocatore il più scarso del loro pacchetto difensivo.

3 - Sull'ulteriore finta di Costa, i difensori salgono ulteriormente mentre Diawara resta fermo, determinando di fatto lo spazio (anche un po' con Kolarov, ultimo uomo in fondo) che terrà regolare la posizione di Bonucci

La lettura dei tempi

E poi bisogna soffermarsi sul gol del 3-0: tutte le avversarie della Roma ormai calciano all'indietro il calcio d'angolo per sfruttare la poco organizzata risalita della linea difensiva dentro l'area (guardate in grafica come Diawara non segua il movimento in avanti degli altri sulla doppia finta di Douglas Costa e anche Kolarov come resti più basso degli altri, come sempre accade in questi casi), ad aggravare la situazione c'è anche la mancata lettura del momento: perché mancavano 30 secondi alla fine del tempo, quella palla anche se si è già sul 2-0 si deve difendere come se fosse l'ultima azione della propria vita. Un pensiero fatto anche su quell'assurdo allineamento difensivo a Genova, col risultato fino a quel momento esattamente opposto, era la Roma a condurre 2-0: come dire, cambiando l'ordine dei fattori emotivi, non cambiano le disattenzioni difensive.

4 - Quando il cross arriva, ovviamente con i tempi e le distanze perfettamente calibrati, sono addirittura quattro gli juventini liberi: tre sono in fuorigioco, il difensore no

Le scelte tecniche

Un'altra valutazione va dedicata alla formazione mandata in campo da Fonseca: nella fase migliore della stagione della Roma, Veretout era stato individuato da tutti come l'elemento decisivo a garantire l'equilibrio in ogni transizione proprio per le sue specifiche attitudini. E allora è davvero curioso che nelle due partite decisive di questa competizione – gli ottavi di Parma e i quarti di Torino – il portoghese abbia deciso di rinunciarvi. E, di più, di fare a meno di lui in due partite su tre di questo periodo.

5 - Il confronto tra il gol di Ronaldo e l'occasione fallita da Florenzi. Nel primo caso Cr7 è inseguito alle spalle da un giocatore, lo stesso Florenzi, e davanti prova a chiudergli la strada Mancini

Al Tardini di fronte c'era comunque una squadra di valore inferiore (e ulteriormente impoverita dalle scelte alternative di D'Aversa), all'Allianz Stadium invece ogni ripartenza avrebbe potuto essere letale, come effettivamente è stato, mentre Cristante annaspava nelle rincorse di giocatori decisamente più dinamici di lui. E alla valutazione va aggiunto Dzeko: la sua assenza a Torino non è certo colpa di Fonseca, ma un pensierino su quell'ignobile sceneggiata (sua e del resto della squadra) di Firenze un anno fa va fatto. Tra gli effetti nefasti di quella assurda serata, uno si è trascinato fino a mercoledì.

6 - Il portoghese va al tiro quasi ritardando fino all'ultimo momento utile e questo gli consente di tirare fra le gambe di Mancini, scegliendo una traiettoria che ingannerà Pau Lopez

La personalità

Questo continua ad essere l'aspetto che maggiormente fa difetto alla Roma, e consente di allargare il quadro a ciò che rende questa squadra sempre così fragile, che a presiederla sia Sensi (lo storico 1-7 di Manchester) o Pallotta (lo storico 1-7 col Bayern), a dirigerla sia Sabatini (derby del 26 maggio), Monchi (1-7 a Firenze) o adesso Petrachi, passando per tutti gli allenatori che sono entrati nel nuovo stadio della Juventus e si sono arresi all'evidenza di una squadra all'improvviso tanto inconsistente. Secondo quasi tutti i dirigenti che si sono succeduti a Trigoria questa cosa ha a che fare con le eccessive aspettative dell'ambiente. Che rendeva Pjanic, tanto per fare un esempio, magari all'Olimpico un fuscello pronto a piegarsi al vento che spira e invece a Torino un gladiatore privo di alcuna fragilità.

7 - Quando l'occasione più o meno nella stessa zona capita a Florenzi, c'è solo Rugani al fianco: Buffon però è molto più avanti e chiude una porzione maggiore di porta

Più probabilmente da quelle parti hanno ben chiaro il concetto che se vuoi assurgere al rango di una star, non basta comprare una fuoriserie o assumere un potente social media manager che garantisca più follower, ma devi essere un esempio per tutti quelli che ancora non possono farlo, e quindi dimostrare nei fatti – negli allenamenti e nel campo – perché tu hai conquistato quel livello. Alla Roma ce ne sono ancora troppi che parlano tanto e poi quando arrivano al cospetto dell'uomo (bianco)nero scappano impauriti.

8 - Poi sul tiro Rugani preclude la possibilità di maggior angolazione e Buffon fa il resto