La faccia. Chissà quanti ricordano il dettaglio della faccia di Paulo Fonseca impietosamente inquadrato dalle telecamere nel momento in cui Cornelius, all'ultimo dei tre minuti di recupero della sfida di campionato a Parma lo scorso 10 novembre, realizzò il 2-0 che sanciva l'irrimediabile sconfitta per la Roma a chiusura di un mini tour de force culminato col doppio rovescio di Moenchengladbach e, appunto, del Tardini.

C'era scoramento sulla faccia di Fonseca, deluso per la prestazione insufficiente di una squadra stanca e in difficoltà tattica. C'era la consapevolezza dei punti smarriti, delle enormi complicazioni del campionato italiano, dell'inefficacia del concetto di giocare a viso aperto in un torneo in cui molte squadre giocano "a viso chiusissimo" e cercano solo il modo per fregarti.

Così, quando in questi giorni Fonseca ha preparato la decisiva sfida di Coppa Italia contro lo stesso avversario, ha studiato un piano inedito e lo ha discusso con i suoi collaboratori: ha provato ad immaginare la partita (non sapendo, magari, che D'Aversa se la sarebbe giocata con otto giocatori diversi rispetto al Lecce e sei rispetto alla partita di novembre, facilitandogli quindi indubbiamente il compito) con le difficoltà che potevano derivare da un avversario chiuso che magari riesce pure ad andare in vantaggio, ha pensato ai rischi corsi in campionato soprattutto dopo essere andati sotto (con quelle ripartenze a campo aperto in parità numerica contro fantasisti tecnici e strutturati come Kulusevski, Gervinho o Barillà) e ha deciso di cambiare sostanzialmente la struttura tattica della sua squadra.

Stavolta nessuno, da nessun club televisivo, si scaglierà contro la costruzione dal basso della Roma, sviluppata ad inizio secondo tempo dal portiere fino al gol con 14 passaggi . Nella sua fase conclusiva si vedono i movimenti sincronizzati per aprire varchi: Kalinic (cerchio rosso), attende il passaggio da Kolarov (cerchio blu) che però preferisce andare indietro da Diawara. Pellegrini (cerchio giallo) è in area

Una prova di grande umiltà, di rispetto e pragmatismo, che ha portato la Roma ad essere meno esposta, ma non in assoluto più difensiva rispetto alla versione che avevamo imparato ad ammirare. Bisognava difendere meglio, non di più. E il compito è stato perfettamente assolto dalla squadra mandata in campo con quel sistema inedito e originale.

Sul successivo sviluppo, con nuova ricezione di Kolarov, Kalinic e Pellegrini si invertono di posizione e questo libera spazi per il nuovo passaggio dall'esterno verso l'interno

Oltre i numeretti

Vediamo di ricostruire nel dettaglio come Fonseca ha affrontato la partita di giovedì sera: se in fase di possesso l'impostazione poteva essere simile a quella solita (quasi sempre un centrocampista si abbassa ad impostare, con i terzini che si aprono e avanzano, le punte esterne che si muovono dentro al campo e il trequartista svaria dove c'è più spazio), la fase di non possesso stavolta prevedeva qualcosa di diverso.

Grazie allo spazio creato, Pellegrini (cerchio giallo) può puntare la porta sfruttando la sponda di Kalinic (cerchio rosso)

Cristante infatti è rimasto in maniera permanente tra i due centrali, a svolgere quindi la funzione di difensore puro, mentre Florenzi e Kolarov si abbassavano alternativamente a far da quinti, Diawara componeva un terzetto di centrocampo classico da 352 e Pellegrini si occupava in prima battuta del loro regista, Scozzarella.

Un 3511 mai visto da queste parti e provato esclusivamente per questa partita. Una formula comunque riproducibile anche contro altri avversari, sfruttando le caratteristiche di Cristante che continua a mostrare il suo eclettismo: nato mediano, diventò un ottimo trequartista con Gasperini e a Roma è stato utilizzato regista e adesso anche difensore.

E questo conferma anche la costante attività di ricerca di Fonseca, uno che non crede tanto all'applicazione tattica sterile dei cosiddetti numeretti (4231 o 3511), ma che pretende che vengano sempre applicati i suoi concetti base, di squadra corta e aggressiva e costantemente proiettata in attacco.

Il triangolo è stretto, veloce e preciso, così il numero sette giallorosso non deve neanche perdere tempo a stoppare, può calciare direttamente in porta dritto all'angolo più lontano della porta difesa da Colombi

Giusto per puntualizzazione, altri giornali hanno disegnato tatticamente lo schieramento giallorosso in maniera diversa: quasi tutti 3331, la Repubblica 3421. Ma nel primo caso, la seconda linea dei tre avrebbe dovuto essere rappresentata da Florenzi, Diawara e Kolarov, troppo distanti tra loro per formare una linea (nel 3331 del loco Bielsa, ad esempio, gli "esterni" della seconda linea dei tre sono due mediani, semmai quelli dell'ultima linea sono due attaccanti larghi), mentre per rappresentare il 3421 Pellegrini avrebbe dovuto fare il mediano accanto a Diawara, dividendosi lo spazio orizzontalmente col guineano e questo non è mai successo in non possesso.

In quest'altra azione, una frequente combinazione di passaggi che tende a liberare un giocatore in verticale sulla fascia per andare a puntare la porta diagonalmente e sfruttare i tagli dei compagni: situazione molto frequente per la Roma. Un veloce scambio di prima tra Mancini, Florenzi e Diawara consente a Ünder di ritrovarsi il pallone giusto tra i piedi per attaccare l'area avversaria

La firma di Fonseca

A togliere qualsiasi dubbio a chi sostiene che la scelta del tecnico portoghese sia stata ispirata dalla vecchia idea italiana del "catenaccio" (anche questo tocca leggere...), dovrebbe bastare il dato dei fuorigioco: ben sei volte i giocatori del Parma si sono trovati oltre l'altissima linea difensiva romanista, senza contare le volte in cui erano oltre ma l'azione non è stata fermata perché magari Pau Lopez è arrivato comunque prima (almeno un paio). Il presupposto del catenaccio, o comunque di un'impostazione molto difensiva, è l'occupazione territoriale del campo: il baricentro medio della Roma nel primo tempo, col risultato ancora in bilico, è stato altissimo, quasi sui 57 metri, quello del Parma poco oltre i 43 metri (nel secondo tempo, con la Roma sempre in vantaggio, 51 metri contro 49).

Il turco punta l'avversario poi taglia verso il centro per sfruttare le sue abilità con il piede sinistro: nel frattempo Pellegrini gli va sopra in verticale, Kalinic punta l'area e Perotti sfrutta lo spazio più esterno

La differenza con novembre

Così alla fine tra una sfida e l'altra con il Parma sono cambiati diversi indicatori statistici. A cominciare dal dato degli expected goals: in campionato furono 1,64 contro 0,85, stavolta un dato senza storia, 0,20 contro 1,86. I tiri del Parma furono 14, stavolta sono stati 7, in porta 8, ora 2, da dentro l'area 10, ora 2, gli angoli furono 5, ora 3, i fuorigioco furono 1, stavolta 6, le azioni offensive con conclusione finale furono 14, stavolta appena 5 e di contropiede quella complicata sera di novembre il Parma ne confezionò 9, giovedì sera appena 1.

Il diagonale di Cengiz dentro l'area, addirittura alle spalle del terzino del Parma Laurini è geniale e taglia in due la difesa di D'Aversa

L'interpretazione di Pellegrini

Con il vanto dei due gol, ovviamente Pellegrini è stato riconosciuto da tutti come migliore in campo. Ma la cosa che maggiormente ci sembra da sottolineare è proprio la sua capacità di essere sempre al posto giusto e al momento giusto, cercando sempre lo spazio tra le linee in fase di possesso, pronto ad ispirare i suoi compagni negli spazi stretti (splendido ad esempio ad inizio gara il taglio di sinistro sul petto di Perotti dietro la linea difensiva, poi svilito proprio dall'imperfetto controllo dell'argentino) e ad essere il primo difensore in fase di non possesso, da disturbatore della prima impostazione e a volte da mediano.

Purtroppo per la Roma la palla risulterà solo un po' troppo lunga (o probabilmente Perotti non ha attaccato lo spazio con la giusta decisione), così la ghiotta occasione svanisce e si resta ancora sullo 0-0

In 85 minuti giocati, ci dice la Lega, ha costruito quattro occasioni da gol culminate con quattro tiri (due nello specchio), ha giocato 68 palloni con una percentuale di riuscita dei passaggi dell'88%, con quattro recuperi e un fallo subito. Dominatore.