Viene in mente il titolo perfettamente esaustivo di una tra le più riuscite biografie del Che Guevara: quello era "Senza perdere la tenerezza", qui si potrebbe dire che la Roma assume diversi vesti nelle sue partite "senza perdere la brillantezza". L'azione del 2-1 di Dzeko che in poche ore abbiamo visto, rivisto, analizzato e sezionato è un manifesto di forza e bellezza che rappresenta il momento attuale della Roma e il calcio di Fonseca: non si molla niente, ma non ci si dimentica mai di curare i fondamentali tecnici.

Non a caso l'allenatore portoghese ha voluto Veretout e ha passato una parte dell'estate a cercare di convincere Dzeko a restare qui. Pellegrini invece se l'è trovato, come Jesus che ha battuto subito la punizione concessa da Pairetto, non ha rubato quei metri che col Var avrebbero reso vana quella che resta una delle più belle esultanze degli ultimi tempi, e ha fatto partire l'abbrivio di una storia poi esaltata dal testone del bosniaco. Gesti che slegati tra di loro non avrebbero avuto la forza d'impatto di quel finale, ma ognuno in una squadra deve fare il suo e quando questo accade alla fine è più probabile che accada qualcosa di positivo.

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La scacchiera tattica

Poi sull'interpretazione delle partite ci si dividerà sempre. Come per quella di Bologna, del resto. Una gara ben giocata tra due squadre "oggettivamente" ben costruite, ben messe in campo, con una precisa identità tattica e molte idee da sviluppare ovviamente in rapporto a quanto l'avversario può concedere. Nel primo tempo la Roma non ha concesso niente al Bologna, è rimasta a giocare costantemente nella metà campo opposta, ha abbassato le linee che probabilmente Mihajlovic avrebbe voluto più alte con un giro palla preciso e frequenti cambi di gioco soprattutto nella zona di Kolarov, su cui usciva Tomiyasu sempre con un po' di ritardo. Interessante vedere i dati delle posizioni medie dei giocatori sul sito della Lega di Serie A, divisi per fase di possesso e fase di non possesso.

Il Bologna ad esempio in controllo del pallone si metteva 4231, con Soriano alto tra Orsolini e Destro e Poli chiamato alla prima impostazione al fianco di Medel. Di contro la Roma si schierava con una sorta di 442 con Kolarov pronto a rientrare nella linea difensiva e Kluivert e Mkhitaryan ai fianchi dei due centrocampisti centrali, con Pellegrini chiamato a disturbare la fonte del gioco. Appena perà prendeva possesso del pallone, allora il terzino serbo si alzava fino alla prima linea il cui estremo opposto era Kluivert e i cui interni erano Pellegrini nel centrodestra e l'armeno nel centrosinistra, oltre ovviamente a Dzeko. Dietro Florenzi restava con i centrali di difesa, a coprire le spalle dei due mediani. Una sorta di 3241 con altissimo tasso tecnico e evidenti potenzialità offensive. E a quel punto il Bologna si rinsaldava nel suo 451 difensivo con Soriano pronto a rientrare sulla linea di Poli e i due attaccanti bravi a ripiegare.

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Chi meritava di vincere?

Come ha detto Fonseca ai giornalisti bolognesi che lo incalzavano, il fatto che la Roma a suo modo di vedere avesse meritato la vittoria non significa che l'eventuale pareggio l'avrebbe considerato uno scandalo. Il Bologna ha provato anche a sfruttare qualche transizione per vincere la partita, ma di sicuro la Roma ha fatto di più, come testimoniano i numeri che proponiamo qui a fianco. Numeri, peraltro, tra i quali non incide l'operato dell'arbitro, decisivo per spostare a un certo punto l'abbrivio della gara a vantaggio dei padroni di casa.

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Il controverso rigore del pareggio (in qualche fotogramma si vede la precedenza del tocco di Soriano, ma si parla di millimetri di superficie che Pairetto non può aver distinto ad occhio nudo: e allora perché fischiare prima e non attendere il responso del Var?), ma soprattutto il mancato rigore del possibile 1-2 e l'espulsione affrettata di Mancini sono episodi troppo grandi per essere confusi con quello dell'interpretazione del fallo da cui è partita l'azione del gol vittoria della Roma (e peraltro si parla di un episodio nella trequarti campo della squadra giallorossa).

4 - Può essere divertente per capire le diverse anime tattiche del Bologna e della Roma vedere come è stata la prima impostazione dalla difesa nella sfida di domenica. Con una comune indicazione cromatica, abbiamo dunque evidenziato nei cerchietti blu la posizione dei due esterni, gialli per i due centrali, rossi per i due mediani e viola per i tre trequartisti1 La squadra di Mihajlovic impostava spesso con un centrale (Demswil) e un terzino Tomyasu, appoggiandosi a volte su Bani (altro centrale) più che su Medel, esentato da compiti di regia 2 Più "classica" la Roma, con i due centrali in prima impostazione, Florenzi largo e Kolarov altissimo dalla parte opposta3 In queste altre grafiche, i miglioramenti della scappata della linea difensiva romanista: tengono bene tutti insieme la linea sulla finta della punizione 4 E quando poi il calcio arriva, si scappa tutti compatti formando una "rete" impossibile da bucare

Crescono i difensori

Dunque, non solo la Roma di Fonseca non perde mai la brillantezza, ma dimostra di saper correggere i propri errori, gli stessi che avevano fatto lanciare qualche grido di allarme (anche da queste pagine) e che oggi sembrano decisamente riassorbiti dal lavoro tecnico e tattico sul campo. Solo per fare qualche esempio, ieri la linea difensiva non ha praticamente mai esposto le spalle a qualche lancio lungo per le punte del Bologna, non si è fatta trovare impreparata sui tempi delle scappate sia su palla in movimento sia, come mostriamo nelle grafiche accanto, su palla inattiva.

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Segno che si lavora sodo a Trigoria nella quiete della segretezza ormai garantita anche da specifici lavori di ristrutturazione (con tanto di vetri oscurati negli uffici che danno sui campi). E anche le prestazioni dei singoli ne beneficiano: in attesa di Smalling e al netto delle decisioni arbitrali (controverse, e dunque non possono essere decisive per un giudizio complessivo), Mancini ad esempio ha confermato la buona impressione che ha destato ultimamente e Fazio non ha commesso alcun errore, dimostrando peraltro anche una certa sensibilità di piede in fase di impostazione certificato da numeri di riferimento assai lusinghieri (87% di azioni riuscite, 90% di passaggi ultimati e un bel 100% nei dribbling riusciti).

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La mentalità offensiva

Ma la caratteristica che incanta in questo momento della squadra giallorossa è quella incarnata da giocatori che non smettono mai di pensare positivo e anche all'ultimo secondo utile provano a contrapporsi al destino quando questo appare beffardo. Abbiamo già detto della felice concatenazione di eventi che partono dall'intuizione di Jesus di battere velocemente la punizione, della folle corsa in dribbling di Veretout e della raffinata assistenza di Pellegrini verso Dzeko che a sua volta si era liberato con uno splendido contromovimento. C'è anche sicuramente da registrare però lo spirito diverso di tutti i componenti del gruppo giallorosso, dai leader più carismatici (Dzeko, Kolarov, Fazio) ai romani che non si fanno problemi a restare anche un passo indietro (se serve), algi ultimi arrivati, tipo Pau Lopez, Veretout, Mkhitaryan, Spinazzola, ai giovani come Zaniolo e Kluivert. Uniti, propositivi, umili e fieri per la causa. Per la Roma.

8 - 5 Mantenendo lo stesso schema cromatico delle grafiche precedenti, abbiamo invece qui evidenziato il grandissimo rischio corso al 15' del secondo tempo quando una coraggiosa pressione alta di Denswil su Pellegrini ha consentito al Bologna di riattaccare rapidamente la porta romanista: come si vede, con i centrali bassi, Florenzi in impostazione e Kolarov altissimo dall'altra parte, Pellegrini si è preso il rischio di un dribbling sul suo marcatore, non riuscito 6 In un attimo, l'azione si ribalta anche perché nell'abbrivio la difesa romanista si ritrova praticamente priva di coperture laterali (il serbo non c'è, Florenzi arranca) e Sansone è bravissimo a puntare gli avversari 7Di fatto Mancini e Fazio (cerchietti gialli) difendono soli contro quattro: Sansone, Poli in sovrapposizione, Destro a sostegno e Soriano in proiezione 8Così Soriano si ritrova a tu per tu con Pau Lopez che con una prodezza gli nega il gol