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L'analisi di Torino-Roma 0-2: i controlli prima dei gol, ecco il bollino di qualità

L’importanza di Malen prescinderà dalle sue reti. Questo è quello che chiedeva Gasperini per la rifinitura del suo progetto

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
20 Gennaio 2026 - 07:30

A conti fatti, non eravamo troppo distanti dalla realtà, quando ci siamo spiegati la sconfitta di Coppa Italia della Roma con il Torino nella maniera forse più semplice possibile: quel giorno sul campo la squadra di Baroni era più forte di quella di Gasperini. È anche vero, come ha giustamente sottolineato l’allenatore della Roma sia nel pre sia nel post-partita di campionato, la Roma martedì non aveva giocato male e il risultato è stato in qualche modo anche figlio di alcune circostanze fortuite. Basti pensare al valore di expected-goal del tiro di Adams che ha indirizzato la sfida di martedì e a quello della tentata deviazione di Arena sul cross di Celik a pochi minuti dalla fine che avrebbe potuto determinare la rete del successo della Roma. Nel primo caso erano davvero poche le probabilità che quel tiro finisse in rete e invece, complice anche la deviazione di Ziolkowski, la traiettoria ha beffato Svilar: xg 0,07. Nel secondo caso sarebbe bastato una sporgenza di un centimetro di più della tibia o magari della puntadel piede di Arena per vedere la palla entrare in rete: xg 0,66

La qualità della Roma

Dove invece non c’è nulla di casuale e dove il risultato è stato esclusivamente figlio di quello che si è visto in campo è nella partita di domenica all’Olimpico Grande Torino. La Roma ha dominato il primo tempo quando ha costruito le basi della sua vittoria e ha gestito il secondo, colpendo pressoché negli stessi minuti delle due frazioni e sostanzialmente non rischiando quasi nulla. A che cosa si deve quindi il diverso andamento delle due gare, quella più equilibrata di Coppa Italia e quella decisamente controllata dalla Roma di campionato? E qui torniamo alle basi di ogni discorso calcistico: la qualità dei giocatori. Rispetto a quella partita, Gasperini ha portato sette volti nuovi: Mancini, Ndicka, Hermoso, Koné, Dybala, Pellegrini e Malen. Convinto dalla bella prestazione dei suoi martedì sera, Baroni ha fatto altre scelte, ancorché piuttosto obbligate (a parte il dubbio Maripan, escluso per non meglio specificati motivi tecnici), così ha cambiato un solo giocatore lasciando fuori l’acciaccato Simeone e inserendo Ngonge, peraltro, alla fine, uno dei migliori dei suoi. Il Torino ha sperato di rifare la stessa partita, cercando come già aveva fatto all’Olimpico in Coppa Italia e in parte anche nella partita vinta a settembre in campionato, di togliere punti di riferimento alle marcature individuali di Gasperini, di correre molto in diagonale per gli smarcamenti, di cercare riferimenti offensivi in verticale per lo scarico e la successiva nuova, e più profonda, verticalizzazione, insomma tutto il campionario di soluzioni tattiche che allenatori ben preparati come Baroni sono in grado di studiare e trasmettere ai propri giocatori quando si tratta di affrontare squadre particolari come la Roma. Dove però, un tecnico anche bravo come Baroni non può far nulla è sulla caratura tecnica degli avversari. Stavolta la Roma ne aveva tanta di più. E oltre la qualità, c’era anche tanta esperienza, tanta personalità, tanto dinamismo in più. 

La superiore qualità di Malen

Quello che è balzato agli occhi di tutti è stato il contributo quasi portentoso soprattutto in rapporto ai normali tempi di adattamento che ha dato Malen allo sviluppo del gioco giallorosso. A colpire, quella capacità di spostare il pallone e tirare dalle diverse posizioni dell’area di rigore (ecco perché predilige giocare centrale: per avere più spazi a disposizione a seconda della giocata utile in quel momento, senza essere costretto da posizioni precostituite di partenza). Quello che magari si è notato meno riguarda invece un altro fondamentale, importante tanto quanto quello della precisione del tiro: la qualità tecnica nei controlli. È questo infatti nel gioco di Gasperini a fare la differenza. Quando si richiedono combinazioni veloci, dialoghi nello stretto, controlli in aree affollate, triangoli in corridoi spesso al buio, è richiesta altissima qualità tecnica. Portiamo solo due esempi: alla base del gol degli olandesi, c’è stata prima la capacità di smarcamento che ha portato Dybala a “vedere” il compagno in quello spazio strettissimo dentro un’area così intasata, poi c’è stato il passaggio dell’argentino della giusta misura, utile per passare tra tante gambe senza perdere la necessaria spinta, e infine il magnifico controllo dell’attaccante che ha trattenuto il pallone vicino a sé, ammortizzandolo con il piede e con il movimento del corpo di quel tanto che è bastato per fargli prendere successivamente l’inerzia necessaria per piazzare il tiro sotto al corpo di Paleari, prima ancora che il portiere granata potesse impedirglielo.

Un prodigio di tecnica e preparazione atletica in neanche tre secondi di intervento. Casuale? Potrebbe rispondere sì solo chi non ha mai visto una partita del centravanti olandese. Ma anche chi fa parte di questa categoria si sarà convinto l’altra sera perché poco prima c’era già stata un’altra dimostrazione, con la verticalizzazione ancora di Dybala sempre per Malen, stavolta ad una potenza e a una velocità decisamente superiori, ed è stata ammortizzata con un tocco felpato di altissimo valore tecnico, con il pallone che è rimasto incollato al piede, per poi essere successivamente accarezzato di suola in preparazione della successiva giocata che non è stata, come ha pensato in quel momento il difensore che lo marcava, il povero Ismajli, rivolta verso la successiva conclusione in porta, ma esclusivamente programmata per lasciare poi il pallone in quell’unico spazio di pochi centimetri dove stava arrivando in velocità Dybala per tentare la conclusione, peraltro ben indirizzata, ma con qualche giro d’effetto ad uscire in più che ha fatto terminare il pallone a un centimetro dall’incrocio dei pali. E questi sono tutti elementi di un campionario tecnico da giocatore di qualità superiore. 

La posizione di Dybala

C’è poi da dire che la disponibilità di avere adesso un centravanti di questo pregio (anche se va ricordato che purtroppo non sarà a disposizione nelle prossime due partite di Europa League perché la lista dei giocatori disponibili è stata compilata a settembre e ogni nuovo acquisto di gennaio può essere inserito nella competizione europea solo da febbraio) permette a Dybala di tornare nel suo ruolo preferito. Nell’intervista a fine partita i due hanno ufficializzato quello che è emerso chiaramente a chi ha visto la partita: hanno un’intesa tecnica naturale. Anche se adesso sembra quasi soprannaturale.

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