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L'analisi di Lecce-Roma: molto più della tattica, sempre conta la qualità

Al Via del Mare l’ultima conferma: anche con 9 assenti potrai vincere la partita se i tuoi giocatori faranno camminare bene il pallone

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
08 Gennaio 2026 - 07:30

Laddove ancora qualcuno ne avesse avvertito il bisogno, da Lecce è arrivata l’ultima conferma ad una delle teorie più condivise e allo stesso tempo contestate del dibattito sullo sport che più ci appassiona: il calcio è semplice. Per quanto ci si sforzi di scombinare attraverso soprattutto l’applicazione tattica (ma anche con la vis agonistica o uno sforzo mentale) l’allineamento della logica, alla fine il risultato di una gara non può discostarsi molto da quello che deriva dalla somma dei valori tecnici dei giocatori delle due squadre. Poi alla base della popolarità di questo sport ci sta anche il fatto che l’incidenza del caso all’interno di una singola partita può essere determinante fino a stravolgere ogni pronostico.

E dunque è giusto che la più scarsa squadra di un campionato sogni di poter battere la più forte. Ma per logica se c’era un avversario che avrebbe potuto consentire alla Roma di uscire con i tre punti da una gara affrontata con nove assenti è proprio lo sgangherato Lecce di Di Francesco, una delle squadre col tasso tecnico più povero dell’intera serie A. La partita, diciamocelo, non è stata bellissima e la somma degli errori tecnici ha raggiunto livelli inconsueti anche per la Roma che invece di solito brilla per precisione: nel numero di passaggi per minuto di possesso palla, ad esempio, la squadra di Gasperini è quarta in campionato dopo Inter, Napoli e Lazio, peggio del Lecce invece ha fatto solo il Pisa, eppure martedì le percentuali di successo dei passaggi anche per la Roma sono state davvero ridotte (76%). Ma ad indirizzare la vittoria è stata una rifinitura di grande qualità al culmine di un’azione che ha coinvolto quasi tutta la squadra (solo Ziolkowski e Ghilardi non vi hanno preso parte), che è durata trenta secondi e che ha portato la palla da una parte all’altra del campo con tempi e smarcamenti perfetti e che è stata per l’appunto rifinita da un tocco di Dybala (fortunoso?) in mezzo a due avversari a servire Ferguson che a sua volta si è sistemato il pallone e ha battuto a rete in diagonale senza che né il suo marcatore, Gaspar, né il portiere, Falcone, potessero intervenire.

Bravi i romanisti, ma poco accorti i leccesi: ci sono difese che non avrebbero consentito a El Shaarawy di ricevere il pallone liberamente sulla fascia sinistra e riportarlo indietro a Cristante, e poi a Cristante di verticalizzare su Dybala, all’argentino di inventare quel tocco morbido per Ferguson e all’irlandese di muoversi e battere a rete in quella maniera efficace e quasi senza opposizione. Questione di qualità, per l’appunto, in un senso o nell’altro.

Quello che serve ora

Questo è quello che fa piacere a Gasperini ma anche, al contrario, quello che lo fa disperare quando a bordocampo segue le azioni dei suoi giocatori e a volte si gira sconfortato e con le braccia larghe appellandosi a chissà qualche spiegazione sull’errore tecnico appena visto che il fido Gritti non può mai trovare. Ma basta un suo sguardo solidale in quel momento per calmare il tecnico. Gasp sa di avere giocatori in grado di apportare la qualità necessaria per lo sviluppo di tante sue giocate e si dispiace quando quella qualità non viene espressa. Fondamentalmente ai giocatori delle sue squadre chiede due cose: massima aggressività nei duelli individuali per impedire agli avversari di manovrare nei modi sperati e fantasia nelle transizioni o nella costruzione dal basso con movimenti continui studiati e codificati in allenamento.

Gasp sa che più si alza il tasso tecnico dei giocatori a disposizione e più il suo gioco risulterà spettacolare e produttivo. Altrimenti, se si gira troppo a vuoto, si rischiano le brutte figure sofferte anche nei tempi migliori della sua Atalanta. Gasp sa di avere una squadra con una buona base tecnica, ma sa anche che per arrivare ai livelli dell’Inter e del Napoli, le due squadre che ritiene nettamente più forti, servono giocatori di alto livello. Come Raspadori e Zirkzee.

Quello che serve in prospettiva

Poi, certamente, non esistono solo loro. Ma su questi due nomi si sono concentrate le trattative del ds Massara e tutti sanno che da qui alla prossima stagione bisognerà acquistare quattro se non cinque attaccanti perché dei giocatori attuali del reparto al momento solo Soulé ha la certezza di rimanere anche nella squadra del prossimo anno. Per cui i due rinforzi sono necessari subito e saranno utili anche in prospettiva. Con loro, e magari con qualche esterno più affidabile di Tsimikas e Rensch, e forse con un difensore centrale in più, si può allestire una rosa più competitiva, che possa battersi a livello di qualità con Inter e Napoli, quest’anno o il prossimo.

La Roma? Col 4231

Dalla partita di Lecce si può infine trarre un’altra indicazione che tornerà utile in altre occasioni (per esempio, già sabato con il Sassuolo): quando Gasp incontra squadre con il 433 è quasi scontato che l’assetto del suo attacco cambi vertice e passi da due trequartisti e una punta centrale a un trequartista e due punte. È già successo quest’anno con la Lazio (con Pellegrini a schermare Rovella), con il Sassuolo all’andata (Cristante su Matic) e martedì con il Lecce (ancora Cristante, su Ramadani). Questo avviene non per attitudine difensiva (per paradosso giochi con tre punte con l’Inter e ti “copri” con il Lecce), ma per la necessità di attaccare in pressione gli avversari senza costringere i propri giocatori a percorrere troppi metri. E molto dipende ovviamente dalle caratteristiche anche fisiche e tecniche degli avversari.

Per fare un esempio, Celik non aveva mai giocato finora nel centrosinistra della linea a tre di difesa, ma è stato schierato così martedì a Lecce perché è il più veloce dei difensori romanisti e Banda, il più veloce degli avversari, è sceso in campo inizialmente sulla destra del fronte d’attacco. Quando poi, esattamente al minuto 17’10”, Del Rosso ha eseguito l’ordine arrivato dall’alto da Di Francesco di invertire gli esterni, Gasperini ha scelto di lasciare al loro posto i suoi giocatori perché si è reso conto che Ghilardi era in palla e sarebbe stato meglio lasciarlo a quel punto in quella zona di campo piuttosto che obbligarlo a ricominciare dalla parte opposta per seguire Sottil. Quale unica accortezza ha chiesto a Wesley di essere meno aggressivo su Gallo e di fermarsi più basso per schermare magari il primo passaggio verso Banda: così in certi contesti la Roma è sembrata schierarsi col 4231, con Wesley terzino destro e Celik sinistro, Pisilli e Koné nel mezzo, Dybala ed El Shaarawy esterni d’attacco, Cristante trequartista e Fergurson punta centrale. Ma sono solo numeretti.

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