L'analisi di Roma-Midtjylland, le controidee del Gasp: e se giocasse Baldanzi?
Ogni partita una invenzione diversa, spesso in controtendenza Eppure in questa maniera la squadra funziona, a parte l’episodio di Wesley
(GETTY IMAGES)
A star dietro a tutte le pensate di Gian Piero Gasperini l’artigiano si rischia di perdere la testa. Ogni tanto bisogna fermarsi e contare. Limitiamoci solo all’ultima partita, quella che ha riequilibrato la classifica della Fase Campionato dell’Europa League, riportando la Roma nella parte superiore del gruppone delle candidate al play off, a due passi addirittura dal paradiso di chi il doppio confronto di febbraio potrà scansarlo. Partita vinta meritatamente dalla Roma, come confermano peraltro le statistiche, con un primo tempo ampiamente dominato e un secondo in controllo, con la sbavatura della rete incassata (con forti responsabilità individuali) che ha rischiato di complicare all’improvviso la serata. In realtà poi l’unica occasione capitata nei cinque minuti trascorsi dal gol di Paulino al triplice fischio è stata quella di El Shaarawy. Dicevamo delle scelte di Gasperini che all’improvviso lunedì ha riavuto a disposizione tre dei cinque infortunati del momento: Hermoso, Dybala e Bailey (mentre Dovbyk e Angeliño devono ancora completare il recupero).
Le scelte con i danesi
La logica, e pure qualche indizio in conferenza stampa di presentazione, portava a credere che dei tre avrebbe rimesso in campo il difensore dal primo minuto e avrebbe portato in panchina i due attaccanti, dando fiducia a Ferguson davanti a Soulé e Pellegrini per poter eventualmente ripresentare Dybala pronto dal primo minuto col Napoli, la partita più importante di questa prima fase di carriera romanista di Gasperini. Ma l’artigiano ragiona in maniera diversa, e certi doloretti che ancora l’irlandese sente quando calcia l’hanno indotto a tenerlo fuori, rimettendo subito in campo proprio l’argentino. E senza pensare affatto al Napoli, l’ha poi tenuto in campo 78 minuti, quando tutti si aspettavano il cambio al momento dell’ingresso di Ferguson in campo, ad inizio ripresa (quando invece ha tolto Soulé e Pellegrini, stavolta sì pensando al Napoli, per inserire El Shaarawy con Evan). In difesa ha invece tenuto fuori Hermoso e per non togliere Celik da quel ruolo a tutto fascia che così bene il turco sta ricoprendo ha deciso addirittura di “scongelare” Ghilardi, lasciando in panchina anche Ziolkowski che a Cremona non aveva brillato. Quando poi nella ripresa ha mandato a scaldarsi Tsimikas, tutti hanno pensato che avrebbe fatto uscire Wesley, che stava vivendo una sera oggettivamente storta, e invece fuori Celik e spostamento di fascia per il brasiliano (se l’è rimesso più vicino alla panchina): scelta anch’essa controversa anche perché il gol del Midtjylland è venuto dall’ultima indecisione del brasiliano.
Le contro idee del Gasp
Non sembrano semplicemente idee, assomigliano più a delle contro-idee. Del resto è la filosofia stessa del suo gioco a nascere come contrapposizione: il primo principio su cui si fonda è la marcatura personalizzata di ogni giocatore avversario. E in qualche modo sono “contro” anche le sue scelte tecniche: Dybala il fragile torna in campo e lo tiene 78 minuti a correre («e avrebbe potuto giocare persino 90», ha temuto a specificare alla fine), e Ghilardi fuori dai giochi è titolare, e Mancini che funziona così bene a destra può giocare a sinistra, a Ndicka che aveva cominciato bene a sinistra, s’impone al centro, e Celik recuperato terzo centrale viene ormai sempre impiegato sull’esterno, e Wesley, il motorino della fascia destra, trova stabile collocazione sulla fascia sinistra, e Pellegrini ormai fuori dal progetto torna titolare indiscutibile. E si potrebbe continuare a lungo. Fino a far sorgere una domanda spontanea: ma ora che tutti si aspettano Dybala titolare con il Napoli nel ruolo di falso nove, non è che Gasperini invece farà giocare al suo posto Baldanzi, con una scelta che un mese fa sarebbe stata considerata semplicemente blasfema? Non abbiamo alcuna certezza, ma non ci stupiremmo affatto se dovesse accadere. La certezza riguarda semmai il sistema di gioco. Se Conte ripresenterà il 343 già utilizzato con Atalanta e Qarabag, diventa automatico pensare che Gasperini si sistemerà a specchio, quindi con l’attacco con due trequartisti e una punta centrale, falsa o vera che sia.
La bellezza delle giocate
La partita con il Midtjylland ha confermato alcune certezze legate alla fase di sviluppo del gioco. Comincia ad essere una caratteristica molto ben definita quella costruzione che prevede lo svuotamento della zona centrale attraverso continue sovrapposizioni e rotazioni verso l’esterno per poi rioccupare gli spazi lasciati liberi anche dagli avversari nell’improvvisa accelerazione verso la porta. Quel giro palla che passa da una zona all’altra con i centrali, per poi svilupparsi in fascia con l’allargamento di un mediano, e il coinvolgimento ulteriore in verticale di un esterno o dell’attaccante esterno che gira al volo sul riferimento centrale più avanzato per lo scarico sull’esterno o sull’attaccante che ha preso il giro opposto lanciandosi dall’esterno verso l’interno è un marchio di fabbrica che porterà la Roma a segnare diversi gol. Nelle grafiche qui a fianco abbiamo riproposto proprio un’azione tipo.
La forza del Midtjylland
Alla fine della partita con i danesi Gasperini non è sembrato molto soddisfatto. È probabile però che si sia portato nelle interviste di fine partita quel senso di frustrazione per il gol subito a tre minuti dal fischio che ha portato ai patimenti finali. Perché poi la partita è stata fondamentalmente condotta e indirizzata dalla Roma nel primo tempo (62% di possesso a 38, quattro corner a zero, cinque tiri a due, tre occasioni a zero e, quel che più conta, un gol di vantaggio maturato dopo sette minuti) e poi portata a casa nella ripresa dopo altre occasioni mancate (i tiri di Soulé e Dybala, il destro di El Shaarawy e il rimpallo su Bailey da solo) e il gol del 2-0 che ha forse fatto rilassare tutti oltre il consentito. Il Midtjylland, squadra forte, tecnica e quadrata, ha spinto parecchio, ma ha costruito pochissime occasioni da gol (totale expected goal 0,73). Insomma, per la Roma è stata una bella vittoria, importante e meritata. Certo, sono stati tanti gli errori tecnici che hanno impedito a certe manovre di svilupparsi in maniera più efficace e questo è l’aspetto che ha disturbato di più l’allenatore. Nello specifico Wesley ha prodotto un risicato 61% di passaggi riusciti, Ghilardi il 71% e i subentrati nel secondo tempo Bailey, Ferguson ed El Shaarawy si sono fermati tutti al 67%.
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