L'analisi di Roma-Helsinki

L'importanza di avere Zaniolo

I suoi strappi rappresentano un provvidenziale supplemento genetico di cui la Roma in certe partite ha disperato bisogno. Con lui, Paulo, Abraham e Pellegrini non fa paura l’esame Atalanta

Nicolò Zaniolo

Nicolò Zaniolo (As Roma via Getty Images)

17 Settembre 2022 - 10:41

Quella con i finlandesi dell’Helsinki è stata la classica sfida di un girone europeo che si tende a dimenticare presto. Risultato mai in discussione, anche nel poco palpitante primo tempo terminato 0-0, ma era chiaro a tutti che l’esito si sarebbe stappato subito dopo il primo gol, arrivato non per caso 70 secondi dopo l’ingresso in campo di Paulino Dybala, l’ormai riconosciuto frontman dell’ambiziosa Roma di Mourinho di quest’anno. Troppo debole l’avversario e nessuna possibilità di rimettere in discussione le gerarchie dopo l’espulsione arrivata al 13’ del primo tempo per il fallo che non ha permesso a Belotti di involarsi da solo verso il portiere avversario sfruttando il primo errore nel palleggio dal basso dei finlandesi. Pochi spunti tattici, dunque, sulla partita.

Le cifre, del resto, parlano chiaro: è stato un lungo assedio interrotto solo sulla punizione da cui è nato il palo colto di testa da Hoskonen e da un altro calcio piazzato che nel secondo tempo ha consentito a Rui Patricio di sporcarsi i guantoni. L’espulsione ha dato comunque l’occasione a Mourinho di riproporre la difesa a quattro. Con il suo 441 schiacciato nella propria metà campo, l’Helsinki non poteva più neanche impegnare la difesa romanista, tenere tre difensori centrali sarebbe stato eccessivo, senza fare cambi l’allenatore portoghese ha allargato Viña e avanzato Spinazzola per sistemare la Roma sul 4231 prima delle sostituzioni che nel secondo tempo hanno ulteriormente alzato il baricentro della squadra.

L’importanza di Zaniolo

Indubbi elementi positivi si possono trarre però anche da una serata facile come quella vissuta giovedì sera all’Olimpico. Del trionfale approccio di Dybala abbiamo detto, dell’ennesima prova positiva di Pellegrini e del ritorno al gol di Belotti abbiamo scritto in presa diretta, così l’elemento più confortante diventa un altro: il ritorno di Zaniolo, su cui Mourinho si è soffermato anche nel post partita. Il rapporto tra i due ha vissuto l’anno scorso qualche momento di tensione per diretta ammissione dello stesso allenatore, ma poi è decollato come sempre succede quando ci si confronta anche in maniera aspra tra personalità di carattere ma di spirito cristallino. Zaniolo è il giocatore che manca a questa Roma piena di estro e geometrie, ma forse altrimenti muscolarmente inadeguata nel reparto offensivo. I suoi strappi rappresentano un provvidenziale supplemento genetico di cui la Roma in certe partite ha disperato bisogno. Quando hai uno capace di puntarti 7,8, anche 10 volte a partita, con quella forza nelle gambe che gli garantisce anche la capacità di tirare con inusitata potenza persino da fermo, parti con un vantaggio tecnico e psicologico nei confronti dell’avversario non indifferente. Con lui titolare quest’anno la Roma ha vinto tre partite su tre, senza di lui lo score è di due vittorie, un pari e due sconfitte. Un caso? Forse no. 

La maturità europea

Così come, allargando il quadro, non può essere un caso la straordinaria striscia positiva di risultati della Roma all’Olimpico nelle competizioni europee. Con il 3-0 all’Helsinki sono diventate 20 le gare consecutive senza sconfitte, tra Champions, Conference ed Europa League. Gli ultimi a uscire con l’intera posta in palio dallo stadio romano sono stati i Blancos del Real Madrid, quattro anni fa. Da allora non c’è più riuscito nessuno, a conferma dell’acquisito spessore internazionale di una squadra che anche nei giorni più bui ha sempre onorato l’impegno con una personalità che si è andata via via formando fino a fornire il tessuto connettivo sul quale Mourinho ha già costruito un primo trionfo. Una sbandata è sempre possibile, ma finora la Roma ha lasciato le competizioni europee solo quando gli avversari le sono stati superiori, almeno negli ultimi anni. E con Mourinho questa caratteristica sembra ulteriormente rinsaldata. Lo stadio pieno, poi, aumenta la presa sugli avversari e moltiplica le potenzialità della squadra.

L’Atalanta fa paura?

Ora, prima della sosta, il campionato propone un affascinante doppio confronto diretto al vertice della classifica. Mentre Milan e Napoli si scontreranno a San Siro, la Roma ospiterà la capolista Atalanta nel proprio fortino, con l’ennesimo soldo out. L’anno scorso tra andata e ritorno la Roma fu capace di prendere sei punti su sei alla squadra di Gasperini, battuta clamorosamente all’andata sfruttando ogni transizione positiva e superata anche al ritorno con una vittoria ancor più netta seppur minima nel punteggio. Cade a fagiolo questa sfida adesso per aggiustare il tiro del giudizio nei confronti della squadra giallorossa. L’esame rischia di somigliare a quelli definitivi.

Nella sua nuova versione, l’Atalanta sembra aver ritrovato smalto e brillantezza dei giorni migliori, grazie innanzitutto all’innesto di una serie di giovani interessanti scoperti con il consueto acume da Percassi anche se, come vedremo, al momento ha raccolto anche di più di quanto seminato. Come andrà affrontato l’impegno dal punto di vista tattico? Difficile pensare che Mourinho possa cambiare strategia: l’uno contro uno in ogni zona nel campo dell’Atalanta in fase di non possesso può essere superato solo attraverso veloci transizioni e scambi rapidissimi di prima tra i giocatori. Abraham ha riposato per 75 minuti in coppa proprio per essere tirato a lucido domenica, Zaniolo (devastante a Bergamo l’anno scorso) ha rifinito la messa a punto dopo l’infortunio ed è pronto a fare il suo, Dybala rappresenta un’ideale punto di ricamo per l’attacco, mentre Pellegrini si abbasserà in mediana con uno tra Cristante e Matic. Smalling tornerà al centro della difesa, Spinazzola sarà molto probabilmente ancora il prescelto a sinistra, Celik proverà ad insidiare Karsdorp per la fascia destra.

Questi saranno più o meno gli uomini che scenderanno in campo. Dicevamo però di alcuni indicatori statistici che sembrano mettere in discussione, per quanto riferiti appena alle prime sei giornate di campionato, la bontà del primato nerazzurro. La squadra di Gasperini non eccelle infatti in nessuna delle classifiche specifiche sui dati offensivi e anzi primeggia nel differenziale tra i gol subiti (3) e quelli effettivamente meritati (5,96, il doppio praticamente). Quanto ai gol segnati (10), sono più o meno in linea con il dato degli expected goal (9,46). La Roma ha invece molto da recriminare sui gol fatti (8) rispetto a quelli costruiti (13,54) mentre ha preso più o meno i gol che meritava di prendere (6, contro 6,76).

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