Il gol di Perez al 15º del primo tempo nella gara di giovedì con lo Zorya è stato appena il secondo nella stagione romanista realizzato all'interno del primo quarto d'ora di gioco. L'altro fu quello di El Shaarawy, indovinate con chi? Con lo Zorya nella partita di andata, poi terminata 3-0. Stavolta invece i gol sono stati quattro. Se c'è una morale da trarre da questa mini statistica, talmente minima da non poter essere considerata rappresentativa, riguarda probabilmente più la squadra ucraina che quella giallorossa. È infatti probabilmente qualcosa che ha a che fare con la scarsa propensione difensiva della squadra di Scrypnyk. È assai curioso notare infatti come, a dispetto del risultato così evidente, alcuni indicatori statistici sembrano non corrispondere alla realtà del campo. E invece è tutto perfettamente spiegabile. Se il possesso palla, il baricentro delle squadre e persino il numero di passaggi è stato in equilibrio, lo si deve al fatto che gli ucraini hanno buone qualità nella gestione del pallone, ma problemi piuttosto gravi quando il pallone lo perdono o comunque ce l'hanno gli avversari, che arrivano in porta rapidamente e con pochi tocchi. E questo può spiegare anche il fatto per cui la Roma con loro sia riuscita a segnare due volte abbastanza presto e poi a chiudere risultati larghi.

Una scelta scellerata

Chi affronta solitamente la Roma, e questo valeva con Di Francesco, con Fonseca e vale ancora con Mourinho ed è quindi qualcosa di intrinseco, sa che non deve dare spazio agli attaccanti romanisti. Lo Zorya ne hai invece concessi troppi soprattutto per via delle uscite in pressione alta che lasciavano delle voragini alle spalle (vedi proprio l'azione del gol di Perez ) sia per le uscite dei difensori, soprattutto esterni, in zone del campo senza copertura (vedi a riguardo l'azione del tre a zero di Abraham su grande intuizione di Zaniolo che ha approfittato dello spazio concesso dal terzino e della marcatura lenta del difensore centrale di sinistra). Se c'è un modo ingenuo per chi usa il 4-3-3 di affrontare una squadra scaglionata sul 3-5-2 è proprio quello usato da Scrypnyck contro la Roma. Per mantenere linee più compatte, i terzini avrebbero potuto rimanere in linea con i difensori lasciando semmai agli attaccanti esterni il compito di abbassarsi sui quinti romanisti per garantire maggiore densità in mezzo al campo.

I tre centrocampisti

Resta ora da vedere se Mourinho si stia a poco a poco facendo affascinare da questo schieramento di emergenza o se, come ha detto ad esempio nella conferenza stampa di mercoledì prima della gara di coppa, tornerà subito al 4-2-3-1 non appena riavrà a disposizione i titolari della fascia sinistra, Viña e Calafiori, teoricamente disponibili già domani. Se sarà così, non ci stupiremmo se decidesse comunque di cambiare qualcosa nei rapporti di forza tra centrocampo e linea di tre quarti, mantenendo comunque la difesa a 4. Ci sono alcuni giocatori che sembrano infatti giovarsi dei mezzi spazi che si sono creati quasi naturalmente nella recente versione di 3-5-2 adottata dal tecnico portoghese. Come interni di centrocampo Mourinho ha infatti potuto utilizzare giocatori decisamente offensivi come Mkhitaryan e Perez, due solitamente impiegati come ali nel 4-2-3-1. Così come appare evidente il beneficio di cui gode Abraham quando viene affiancato da un altro attaccante che condivide l'onere dello smarcamento al centro dell'area. Anche El Shaarawy nel disegno tattico delle ultime partite è sembrato interpretare in una maniera molto particolare i compiti dell'esterno a tutta fascia. E quando si è trattato di inseguire gli avversari fin dentro l'area propria lo ha fatto con grande disinvoltura, ad esempio sporcando l'unica trama offensiva pericolosa del Genoa nella sfida di domenica di campionato.

Una difesa impenetrabile

A pensarci bene, prima dell'incomprensibile decisione presa dall'inadeguato Aureliano, l'arbitro di Venezia, la Roma non aveva mai subito la pressione offensiva degli avversari, neanche al Penzo. E tra Genova e lo Zorya Rui Patricio non ha subito reti. A Venezia i guai sono venuti dopo l'assurdo pareggio su rigore regalato, quando Mourinho ha squilibrato la squadra alla ricerca della vittoria. Insomma dal punto di vista difensivo questo schieramento sembra perfettamente confacente alle caratteristiche della squadra di Mourinho e consente nuovi spazi di espressione ai giocatori di talento di cui la Roma è piena tra centrocampo, trequarti e attacco. Zaniolo, Perez, Mkhitaryan ed El Shaarawy hanno oltretutto dimostrato di sapersi adattare alle esigenze del momento dando nuove possibilità a Mourinho. Al limite il portoghese potrebbe pensare, per non stravolgere ciò che ha seminato in queste ultime partite, di schierare la squadra con un 4-3-1-2, garantendosi così la possibilità di un robusto centrocampo a tre, con Veretout in cabina di regia e due intermedi di fantasia, trovando spazio per un tre quarti dietro le due punte e dar modo così a Pellegrini e Zaniolo di trovar posto tra centrocampo e attacco e a El Shaarawy di tornare a fare la punta.

Tre difese a tre

C'è poi un'altra considerazione che non può essere dimenticata. Nelle prossime tre sfide, da giocarsi peraltro in sei giorni, quindi senza neanche troppa possibilità di preparare tatticamente le varie gare, la Roma affronterà tre squadre che giocano con la difesa a tre. L'aggressivo Torino di Juric, il ridisegnato Bologna di Mihajlovic e l'Inter di Inzaghi. Due squadre usano il trequartista dietro le punte mentre l'Inter utilizzerà il suo classico 3-5-2. Ci pare un altro motivo che potrebbe consigliare Mourinho di non rinunciare allo spartito utilizzato in queste ultime sfide. Magari oggi l'allenatore dirà qualcosa di più nella conferenza stampa. Il primo ostacolo sarà il Torino, la squadra più fallosa, e di gran lunga, dell'intera Serie A (249, la seconda, il Verona, ne ha fatti 195, la media partita è 17,83). Ma è anche la squadra con il più alto tasso di duelli aerei, quella che ha maggior intensità nei duelli e quella che concede meno passaggi per azione difensiva agli avversari (appena 7,75). Insomma, sarà una battaglia, in linea con il carattere del focoso allenatore croato. Che peraltro ha più volte detto di stimare Mourinho, ma di non averlo mai preso come modello nella sua esperienza. Mou dovrà farsene una ragione.