Se questa rubrica si chiama TatticaMente - con la emme maiuscola - e non, più banalmente, Tatticamente c'è un motivo fondamentale: è perché l'arma più potente a disposizione di ogni allenatore non risiede nelle sue capacità tattiche o tecniche, agonistiche, pedagogiche magari, ma nella bravura nel trasmettere ognuna di queste capacità ai suoi giocatori: la bravura di farsi ascoltare, di farsi capire, di farsi apprezzare, di farsi seguire in quello che si dice e che si fa. José Mário dos Santos Mourinho Félix è ancora il numero uno in questo senso o, comunque, tra i migliori al mondo. Con la credibilità che si è guadagnato con una carriera straordinaria oggi il portoghese è in grado di essere credibile con qualsiasi interlocutore che gli si pari di fronte, si tratti di un giocatore, dirigente, di un presidente, di un giornalista, di un tifoso e persino di un suo collega (lontani i tempi dei nemici sulla panchina opposta, oggi ogni allenatore avversario attende con trepidazione il momento della foto prepartita con lui). È attraverso dunque un processo mentale che la Roma sta migliorando giorno dopo giorno perché non può essere certo Mourinho ad insegnare a Pellegrini, tanto per fare un esempio, a calciare oggi meglio di ieri, ma probabilmente Pellegrini oggi ha una nuova motivazione dentro di sé per fare meglio le cose che faceva già bene prima. E così ha raggiunto un rendimento tale da porlo all'attenzione come uno dei centrocampisti più completi d'Europa, come testimoniato peraltro dal dato delle reti realizzate, sette, e nessuno ha fatto meglio di lui.

La vittoria del furore

Prendiamo ad esempio proprio l'ultima sfida, quella vinta con l'Empoli 2-0. Non è stata una partita facile, perché nessuna squadra in questo campionato ha vinto facilmente con l'Empoli. Per vincerla, però, era necessario che i giocatori della Roma mettessero quel furore nelle loro giocate che consentisse loro di renderle vincenti. Ad alti livelli è questo che fa la differenza: è la capacità di mantenersi freddi mentre tutto intorno brucia. Brucia per la velocità nella giocata, per il tasso agonistico che sale, per i crescenti bisogni di dinamismo mentre le energie progressivamente vengono a mancare. Se potessimo isolare in un filmato tutte le giocate di Karsdorp, di Mancini, di Viña, di Veretout, di Zaniolo, di Pellegrini, di Abraham, noteremmo, aldilà delle differenze tecniche e agonistiche, un furore di base che non sempre è venuto fuori nelle partite delle precedenti stagioni. Per questo la Roma a poco a poco ha prevalso rispetto agli avversari. Zaniolo in questo senso è stato un vero e proprio frontman: un po' come aveva fatto con la Lazio, Nicolò ad un certo punto ha deciso di diventare protagonista con la forza, che nel suo caso è forza fisica applicata alla sua già conosciuta valenza tecnica. Ed è chiaro come anche nella sua testa ci sia stato recentemente un clic che lo ha portato a tornare ai vecchi livelli, chissà quanto in virtù della fiducia che gli ha sempre mostrato Mourinho.

Lo stesso furore ha permesso alla Roma nel secondo tempo di prendere il largo lasciando l'Empoli alla sua buona preparazione tecnico-tattica, ma anche alla sua incapacità di reggere di fronte a questo furore. La potenza emanata da Abraham nell'azione che ha portato al raddoppio di Mkhitaryan ne è un altro esempio. E c'è stata un'azione, al 17º del secondo tempo, a risultato già conseguito, che ne potrebbe essere forse il manifesto: una verticale Pellegrini, Zaniolo, Karsdorp con cross finale impattato di testa a 100 all'ora da Pellegrini (finito fuori) che ha mostrato una faccia forse inedita della Roma. Un ritmo indiavolato proprio a volte delle partite di Premier League, ma poco avvezzo ai nostri palcoscenici. Ora serve lo scatto più importante: sarà in grado la Roma di ripetere questa prestazione mantenendo la concentrazione in fase di non possesso (ad esempio mancata in alcuni momenti chiave contro la Lazio) quando sarà chiamata a giocare, dopo la sosta, in casa della Juventus, in uno stadio assai indigesto per la Roma?

La vittoria a fine primo tempo

Prima di andare ad immaginare la sfida di Torino vediamo però qualche punto di vista specifico utile a capire gli elementi che hanno consolidato la vittoria con l'Empoli, la nona su 11 partite ufficiali della Roma. Intanto l'intensità del pressing, costante per quasi tutta la partita, con punte di assoluto livello nell'ultimo quarto d'ora del primo tempo, proprio quando è maturata la vittoria. Lì sono cresciute anche le azioni offensive (arrivando a toccare quota di 0,75 per minuto), lì la Roma ha scelto di giocare con palla a terra, riducendo drasticamente il ricorso ai lanci lunghi, lì ha migliorato la precisione nei suoi passaggi (arrivata al picco del 93%). In pratica per mezz'ora la Roma ha studiato l'avversario, gli ha concesso qualcosa con qualche cross su cui Pinamonti è stato pericoloso, ma poco a poco ha impresso alla sfida il suo marchio che non è più, com'era prima, il marchio di una squadra sofisticata dal punto di vista tattico e a volte un po' sprovveduta, ma una squadra decisamente più tosta, senza nessuno che per via delle circostanze avverse decida di mollare anche solo per un minuto, anche quando si perde. Alla fine i gol sono arrivati quando dovevano arrivare (1,96 expected goal), all'interno di una partita in cui sono stati 17 i tiri scagliati verso la porta, 13 da dentro l'area, 50 le azioni offensive.

E, dopo la sosta, la Juve

Capire come Allegri affronterà Mourinho non è semplice, almeno non oggi. Secondo i report di Wyscout, i bianconeri hanno giocato sinora con 5 sistemi di gioco diversi le nove partite sin qui disputate: 442 con l'Udinese, il Malmoe, il Milan e la Sampdoria, 4312 con l'Empoli, 4411 con il Napoli e lo Spezia, 433 con il Chelsea, 3511 con il Torino. I giocatori che hanno totalizzato almeno sei presenze sono stati finora 9: Szczesny, De Ligt, Alex Sandro, Bonucci, Locatelli, Kulusevski, Bernardeschi, Chiesa e Morata. Mai la Juventus ha dominato le partite, con eccezione della sfida con il Malmoe. Ma ultimamente è in grande ripresa, come testimoniano i risultati decisamente migliorati. Ma proprio con l'eccezione della sfida in terra svedese, tutte le vittorie (e tutte le sconfitte) sono maturate di misura. Segno di grandissimo equilibrio, spostato solo da qualche dettaglio. Difficilmente Allegri prenderà la Roma d'assalto, più facile che la affronti con cautela, invitandola magari a scoprirsi. Sarà una partita a scacchi. Mourinho ha due settimane stavolta per prepararla.