Finisce che il canto della Sud risuona per ore e ore nella notte di Milano, da San Siro alle stazioni, agli alberghi, all'aeroporto e per le vie della città, cantano tutti "Ma che sete venuti a fa'", come se i milanisti fossero gli ospiti e noi i padroni, cantano e ballano, inebriati da questa Roma che è bella e cesaffà. È dolce Milano per il romanista dell'era moderna, sono quattro le vittorie consecutive col Milan, roba che neanche a Empoli o a Catania esistono tradizioni così. E stavolta è arrivata nel modo migliore, nel momento migliore, nella giornata migliore per dare un senso deciso alla classifica. Cantano e ballano con i giocatori in campo, visto che l'arbitro ha avuto l'accortezza di fischiare la fine mentre la squadra era schierata nell'area sotto il settore. Cantano anche un'ora dopo che la partita è finita, mentre lasciano il settore in una lunga fila ordinata. E ricordano momento per momento la lunga giornata vissuta da padroni. All'ingresso della squadra per il riscaldamento il boato del settore è stato coperto per un po'dai fischi di San Siro e di provocazione in provocazione si è passati per un po' a insulti più ravvicinati tra i milanisti dislocati sotto il terzo anello e i tifosi giallorossi ed è volato pure qualche giornale accartocciato che ovviamente ha provocato il risentimento di quelli di sotto, sfavoriti dalle leggi della gravità. Nei momenti di pausa di un primo tempo non troppo emozionante, ma sempre molto intenso è stato dato più spazio ai cori privi di fantasia, diciamo così: da una parte "Un solo grido, un solo allarme", dall'altra apprezzamenti sulle romane e i loro figli. Nella ripresa i rossoneri hanno sperato a lungo, mentre la loro squadra spingeva proprio nella porta sotto al settore romanista. Ma poi è apparso Dzeko. E per loro è calato il buio.