Si fa sul serio
Ieri Gasperini ha mostrato la sua prima "seconda" Roma, ma il meglio deve ancora arrivare. E sta arrivando: oggi se ne saprà di più su Summerville, ma non sarà il solo
(GETTY IMAGES)
Anto’, fa caldo! Questo pensavamo ieri mattina mentre il sogno di portare a Roma Nusa era ancora vivo, prima dell’epilogo serale che ha portato D’Amico a virare su Summerville, l’altro piano A. Sì, faceva caldo ieri mattina a Trigoria, mentre la Roma si mostrava per la prima volta a uno sparuto pubblico, i cronisti convocati alle nove di mattina ai 30° del campo Testaccio di Trigoria, dove Gasperini ha mostrato la sua squadra impegnata nella (seconda) sgambata contro la primavera di Mattia Scala. Pochi i big in campo: Svilar, Mancini, Hermoso, Wesley, poi Cristante e Pisilli, e Dybala. Il meglio deve ancora arrivare. E sta arrivando: oggi se ne saprà di più su Summerville, ma non sarà il solo. Lo avevamo detto: unendo i puntini si capisce che quest’anno si potranno vantare grandi ambizioni. Che quella di ieri fosse una sfida in famiglia lo si è capito subito, con i due tecnici seduti in panchina tutto il tempo senza dare alcuna indicazioni ai calciatori.
E se questo è normale per l’allenatore della prima squadra, un po’ meno lo sarà stato per il neopromosso mister della primavera, uno che solitamente scalpita per aiutare i suoi ragazzi, ma che ieri, nel pieno e doveroso rispetto della liturgia della partitella, se n’è rimasto buono a guardare la gara. 6-0 il risultato da mandare in archivio, quattro tempi in ossequio al mondiale di Infantino, ma anche necessari per poter mescolare tutte le carte a disposizione del Gasp che ha ruotato tutti gli uomini a sua disposizione, inserendo tra le fila solo un centrocampista della primavera, per ovviare alle assenze di El Aynaoui e Koné, si chiama Bah, quasi un commento alla prestazione più che un cognome. Tra i ragazzi, in mezzo ai talenti Guaglianone e Arena, si è messo particolarmente in evidenza l’attaccante di colore Camara, ex Spal, ne sentiremo parlare più avanti.
Dovbyk ha segnato una doppietta (come Dybala), ma ci ha colpito più la faccia di Gasperini dopo un suo clamoroso errore, quando era solo davanti al giovane de Marzi, che il resto. Dybala e Soulé si sono divertiti quasi passeggiando, le gambe di questo periodo e il sole cocente non permettevano molto di più. Più che altro ha fatto impressione lo stato ancora approssimativo di Angeliño, soltanto l’ombra del giocatore che abbiamo ammirato due anni fa. Più brillanti Rensch e Wesley sulle fasce, un po’ legnosi nel mezzo Cristante e Pisilli, mentre in difesa Mancini ha messo in chiaro le cose presto con il guardalinee («Ma mica sarai della Lazio?» dopo una mancata sbandierata su presunto fuorigioco di un avversario), ed Hermoso ha fatto vedere una volta di più per quale motivo gli allenatori tendono ad innamorarsi di lui, visto che ha morso le caviglie a tutti gli avversari che gli sono capitati di fronte e ha alzato i decibel dei richiami, quando magari qualche giovane non faceva fino in fondo il suo dovere, tipo Bah che non gli ha passato un pallone quando si era inserito con i tempi giusti nell’area avversaria. Svilar, sicuramente più robusto rispetto a come lo ricordavamo, si è limitato a un paio di interventi non particolarmente difficili, mentre Ziolkowski e Ghilardi hanno messo il tutto il loro impegno ma non è mancato qualche approccio sul pallone un po’ approssimativo. Gasperini ha guardato e registrato tutto senza alzarsi mai dalla panchina, un po’ perché era l’unico punto del campo risparmiato dal sole, un po’ perché queste sgambate servono solo per i minuti nelle gambe. Se non fosse stato per certi duelli deliziosi tra Soulé e Dybala sotto un punto di vista estetico ci sarebbe stato assai poco da guardare. Ma le cose si stanno mettendo bene. Basta aspettare.
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