La fierezza di Gasperini. Ma non lo provocate
L’allenatore è soddisfatto del mercato. Bisogna farsene una ragione
(GETTY IMAGES)
Arriva la Fiorentina, ma a Roma si ha sempre la sensazione che l’avversario si nasconda pure da qualche altra parte, magari dietro un microfono o in qualche redazione, o su una poltrona di una prestigiosa scrivania di un ufficio di lusso di un altro club, o in una scuderia di procuratori, magari di quelli non più così coinvolti a Trigoria. Se si volesse analizzare con serenità ed equità di giudizio l’estate romanista non si potrebbe che giungere ad una conclusione: quest’anno, a differenza della scorsa stagione, l’allenatore è stato coinvolto in ogni trattativa di mercato («ne abbiamo fatte trenta», ha detto ieri il tecnico alla fine della conferenza stampa, a microfoni spenti, aggiungendo altre cose che visto il contesto privato non si possono raccontare, appunto con l’eccezione di quella specifica innocente e puramente constatativa) e sembra particolarmente soddisfatto di come siano andate le cose, soprattutto se verranno centrati anche gli ultimi due obiettivi fissati, un altro attaccante esterno e un quinto alternativo (anche per caratteristiche) a Wesley. E se l’incontentabile tecnico è felice ed è anche intrinsecamente convinto di avere una rosa migliore di quella che lo scorso anno ha portato al terzo posto, dovrebbe essere un confortante segnale per tutti, per i tifosi certamente, ma anche per chi le cose della Roma deve raccontarle su un giornale, su una radio, su un sito, su una tv.
E invece no: e quindi spiegasse piuttosto perché si è passato da un obiettivo a un altro, perché l’Uefa è rimasta all’erta, perché si è puntato certi giocatori che non sono arrivati e che cos’ha Mora di diverso da Venturino (sic). A Roma pare ci sia la naturale tendenza a complicare le cose semplici. Ora c’è una proprietà forte che sta imparando dai propri errori (almeno si spera, Galantic aiutaci tu), un direttore sportivo che lavora in perfetta sintonia con un allenatore decisamente vincente, c’è una squadra fortissima migliorata nei punti deboli, c’è un pubblico magnifico che sta per mostrare di nuovo la portata del suo amore, c’è un campionato da affrontare da protagonisti e una Champions da vivere con fierezza, la stessa che mostra Gasperini quando si parla della squadra che lui stesso ha costruito. Così alle provocazioni sbotta, e per un attimo rientra nel cliché che volevano disegnargli addosso, quello del mangiadirettori. Ignorando che ogni arrabbiatura dello scorso anno era tesa a migliorare la Roma. E guarda un po’, non a caso ora c’è riuscito.
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