Mentre continuano ad arrivare multe e proposte di diffida per i lanciacori, il malcontento generale ha fatto sì che si sia decisa, evidentemente su richiesta della Roma, una modifica strutturale nel settore delle curve. In tutti gli stadi d'Italia il problema sembra non esistere: da Torino a Catania, e da decenni oramai, i tifosi organizzati trovano delle sistemazioni improvvisate per stare in posizione più elevata rispetto agli altri spettatori, in modo da rendersi visibili e coordinare così il tifo. Così è stato anche a Roma, dove poi qualcuno ha deciso che si doveva cambiare registro, tentando in primo luogo di convincere i tifosi a non farlo più a suon di multe, per "educarli". L' "educazione" imposta su consuetudini cinquantennali, però, non può che sortire l'effetto contrario e la simpatia tra la tifoseria e le Istituzioni è ai minimi termini, con episodi ridicoli come quello di Udine ad acuire ancor più il divario di vedute. È quindi prossima l'istituzione di "palchetti" per i lanciacori, su cui i più abili a far tifare la tifoseria romanista dovrebbero salire. Era una proposta che già era stata avanzata ma non concretizzatasi.

Cosa è giusto fare? Molto dipenderà dai criteri che dovranno essere seguiti: se, come in passato si vociferava, è necessario fornire documento di identità e gruppo sanguigno per salirci sopra (come se non sapessero l'intero albero genealogico di qualsiasi tifoso che varca i tornelli), temo proprio che i trespoli resteranno vuoti. L'altro profilo riguarda quello delle responsabilità: chi è stato in curva in un certo modo, sa bene che a volte diviene impossibile governare gli umori della folla. Il caso di Roma-Fiorentina di Europa League è eclatante al riguardo: si volle attribuire a quattro persone, sulla base di criteri scarsamente condivisibili, la responsabilità di migliaia di tifosi che, furenti, quel giorno contestarono ferocemente la squadra. Quelle persone, a distanza di anni, sono state assolte nel silenzio dei media per i reati contestati ma, comunque, vennero individuate dalla Questura come "responsabili" solo sulla base della gestualità adottata in quella situazione: scendi le scale sbracciando e sbraitando, quindi sei il capo e quindi sei responsabile di ogni gesto compiuto dagli ottomila tifosi che assiepano la Sud. Certo, i giudici non possono condividere simili ragionamenti, e difatti non li hanno condivisi, ma intanto quei tifosi sono stati daspati, processati e via dicendo. E per fortuna che hanno le spalle larghe.

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Quindi: chi sale su quel palchetto (che non sappiamo dove sarà ubicato, che altezza avrà, chi vi potrà accedere e via dicendo), sarà automaticamente responsabile di qualsiasi coro dovesse partire – anche se in modo spontaneo – dalla Curva? O i lanciacori dovrà ridiscendere nel momento in cui la situazione diventa complicata? A Roma/-Chievo ci si sale, a Roma-Lazio meglio evitare?

Parlando con un vecchio tifoso, forse anche leggermente più grande di me e ricordando i tempi andati, abbiamo concordemente osservati che simili strutture negli Anni 80 sarebbero durate forse il primo tempo di una partita, ma i tempi cambiano ed è giusto che chi si ostina ancora a frequentare le curve decida cosa fare. In modo ipocrita devo dire che sono contento di non dover decidere e di aver potuto dare qualcosa in passato alla mia curva, insieme a tanti altri ragazzi che, nei decenni, si sono sempre arrampicati, senza mai farsi male ed essere multati, su quelle vetrate e su quelle balaustre.