Ci risiamo. Anche con l'arrivo del 2018, l'incubo dell'ennesima stagione senza vittorie di alcun tipo si profila all'orizzonte e anima le discussioni dei tifosi giallorossi che preferiscono addossare le responsabilità ai singoli invece di compiere una valutazione d'insieme. Analizziamo quindi le ultime dieci stagioni. In campionato: quattro volte secondi, una volta terzi, tre volte sesti, una volta settimi. In Coppa Italia: tre volte fuori agli ottavi, una volta fuori ai quarti, tre volte fuori in semifinale, due finali perse. In Champions: una volta eliminazione al girone, una eliminazione ai preliminari, tre volte agli ottavi. In Europa League: fuori una volta ai preliminari, una volta ai sedicesimi e due volte agli ottavi. Quindi: una buona squadra, con molti obiettivi alla sua portata mancati, senz'altro superiore ad altre squadre che han fatto peggio nel corso delle medesime stagioni.

Cos'è, dunque, che ci fa avvelenare così tanto? Semplice: che tu puoi anche arrivare sesto per dieci anni consecutivi, ma se se ogni due anni vinci una Coppa Italia, una Supercoppa o magari una Europa League, metti tutti a tacere, e riempi la bacheca. Se invece esci in Coppa Italia per tre stagioni consecutive con Spezia, Lazio e Torino, in Champions fai qualche passo avanti ma già sai che prima o poi ti fermerai e nel campionato più livellato delle ultime stagioni a fine girone di andata sembri essere già fuori dall'unico discorso che conta, vale a dire lo Scudetto, ecco lì le ragioni della depressione. Soprattutto se quell'altri hanno la più che concreta possibilità di andare per l'ennesima volta in finale, a giocarsela (a questo punto speriamo) con la Juventus piuttosto che con l'Atalanta. Già perché anche in una provincialissima ottica stracittadina, conta prima la bacheca e poi il piazzamento in classifica. Solo a bacheca vuota per entrambe, quale magra consolazione, conta la squadra che arriva più sopra all'altra. Ed allora, senz'altro ha ragione Monchi che ci dice – lui come tutti gli altri negli ultimi dieci anni – che non c'è posto nella Roma per chi non ha una mentalità vincente, ma ha anche torto, a questo punto, chi preferisce un secondo posto in classifica a una vittoria di una Coppa Italia o anche di una Europa League, visto che non abbiamo una bacheca così straboccante di coppe e trofei da permetterci di essere schizzinosi. Intendiamoci: la palla è rotonda e non sempre vince il migliore. Però è pur vero che – passati ormai dieci stagioni senza tracce di vittorie – sarà pure il momento di fare un bilancio e ridisegnare le priorità anche alla luce del fatto che i ragazzini a scuola si confrontano con l'albo d'oro delle competizioni alla mano e non i piazzamenti in classifica o il numero di punti fatti.

Con i mezzi che attualmente ha la Roma, la Coppa Italia e il Campionato devi giocarli per vincere con il sangue agli occhi: per quanto riguarda la prima devi avere l'obbligo ogni stagione di arrivare almeno in semifinale…. Dai e dai alla fine riusciremo a (ri)vincerla. La Champions la devi giocare per partecipare e fare una figura discreta, fino a quando non potremo competere ad armi pari con i grandi squadroni europei. Su questo è bene essere chiari con i tifosi e non possiamo legare il tutto solo e soltanto alla costruzione di un nuovo stadio, se non altro perché il Napoli gioca ancora al San Paolo ed è primo in classifica. Lo stadio, si auspica, potrà portarci al livello delle grandi squadre europee, ma è un progetto a lunghissimo termine che non deve impedire, nel frattempo, di giocarcela alla pari per lo meno con le più forti squadre italiane: la mentalità vincente la si forma anche vincendo qualcosa, non solo aspettando il tempo che verrà.