Per la Roma

Passano gli anni, cambiano i giocatori...

Questo viaggio nel tempo oggi mi riporta al 5 gennaio 1986: se i bambini aspettavano la calza del giorno dopo, io no. Giocava la ROMA, per la befana ci sarebbe stato tempo

PUBBLICATO DA Danilo Per la Roma
05 Settembre 2026 - 08:00

Con mia sorella e mio cugino dentro una Fiat Ritmo, blu.
Mio padre che guida verso l’Olimpico senza spendere chissà quali chiacchiere perché, concentrato sulla strada, sempre sul filo del ritardo. E noi tre a ridere, come ogni volta in cui andavamo allo stadio: felici. Con la bandiera a sfilacciarsi fuori dal finestrino, i miei capelli a caschetto e chissà se la coscienza a posto per aver finito, o meno, i compiti che ci avevano assegnato per le vacanze di Natale.

La domenica, da ragazzino, aveva il sapore indistinguibile del sugo alle spuntature di mia nonna e l’odore dei fumogeni che, nonostante le raccomandazioni di non respirare, respiravo. Tanto che ancora oggi, quando capita, mi pare di fare un viaggio nel tempo risentendone il profumo: già, profumo.
Questo viaggio nel tempo, allora, oggi mi riporta al 5 gennaio 1986: se i bambini aspettavano la calza del giorno dopo, io no. Giocava la ROMA, per la befana ci sarebbe stato tempo. E poi, per me, avere l’abbonamento significava averla sposata questa squadra: andavo da lei, il resto non contava. Chi se ne frega della Coca Cola, delle patatine e, in primavera, di un gelato: allo stadio non ho mai chiesto nulla. Non era mica il cinema, ero lì per vederla vincere. Come quella domenica contro l’Atalanta di Nedo Sonetti, Cantarutti, il giovane Donadoni e lo svedese Stromberg.
Gliene rifilammo quattro.

E se con un occhio, preoccupato, osservavo i tifosi bergamaschi scontrarsi con la polizia sugli spalti... con l’altro mi godevo la ROMA di Sven Goran Eriksson macinare chilometri e avversari: Boniek due volte, Giuseppe Giannini e, non poteva mancare, il suggello di Pruzzo. A quei tempi, quando dicevi bomber, non si pensava alla sciatta definizione da social sulle capacità di conquista di un ragazzo ma a chi segnava. E visto che il numero nove di Crocefieschi segnava sempre, non era un bomber ma il Bomber.

L’articolo indeterminativo era per tutti gli altri.
Da quel pomeriggio è cambiato il calcio, le abitudini, la società, la gestione del tempo e le responsabilità: in una parola, tutto. Tutto, tranne una cosa: oggi come dentro quella Fiat Ritmo sono felice perché so che andrò allo stadio dalla ROMA.
Si vive anche di certezze.

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