Eterna giovinezza
E se le fotografie ingialliscono, lei no: come Dorian Gray, la ROMA resta giovane
(GETTY IMAGES)
Novantanove anni, senza una crepa. Attraversando una guerra mondiale e la ricostruzione. Il Sessantotto, il terrorismo, il boom degli anni ottanta, Tangentopoli e la nascita della Seconda Repubblica, l’arrivo dell’euro, la rivoluzione digitale e la pandemia: mentre l’Italia cambiava, la ROMA non ha mai smesso di correre. Mentre veniva stravolto il modo di vivere degli italiani, milioni di persone – prima ancora che tifosi – sono riuscite a mantenere un punto di contatto: insieme, su una zolla di terra ferma in mezzo alle onde alte.
Quella zolla era, ed è, un campo di calcio.
Cos’è, allora, la ROMA? Cosa c’è dentro, cosa rappresenta? Non chiamatela squadra, stiamo parlando d’altro. Altrimenti nel cuore dell’estate, quando i motori dei condizionatori non hanno tregua, il cuore della città – questa notte – non si sarebbe popolato con migliaia di Romanisti: quella parola, cuore, due volte nella stessa frase. E questa non è una poesia con la rima baciata... questa, più semplicemente, è la storia di un popolo capace di attraversare ogni epoca senza perdersi: qualunque problema senza sparpagliarsi.
E se le fotografie ingialliscono, lei no: come Dorian Gray, la ROMA resta giovane.
Perché «passano gli anni, cambiano i giocatori e anche i presidenti», ma il suo manto non perde luce, la sua stella non smette di brillare, la sua magia di incantare chissà quante generazioni di donne e uomini capaci di incastonarla quotidianamente nella propria vita. Dentro ci sono migliaia di partite, di protagonisti e figuranti, miti e mitomani, giornate da ricordare, momenti da far scoppiare il cuore di felicità e pagine nere: dopo ogni tempesta, eravamo ancora tutti lì.
Siamo ancora tutti qui.
Solamente sette giorni dopo aver perso una finale di Coppa Campioni, ai calci di rigore sotto Curva Sud, la ROMA tornò all’Olimpico per un quarto di finale di Coppa Italia contro il Milan. Quel giorno mio padre prese il biglietto anche per mia madre che non era mai venuta allo stadio prima e non c’è mai più tornata dopo: aveva il timore che la ROMA sarebbe rimasta da sola.
Non sapeva che altri settantamila Romanisti avevano avuto la sua stessa premura.
Pronti per scrivere una nuova pagina di questa storia che, tanto, non finirà mai.
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