Per la Roma

Fra risultati e opinioni: viaggio sulle montagne russe

Dalla vittoria in Europa League con gol di Zaniolo al derby di domenica: un’altalena di stati d’animo capace di tarare le coronarie di ogni romanista

Mourinho durante il derby

Mourinho durante il derby (GETTY IMAGES)

09 Novembre 2022 - 14:15

Sei giorni fa, tre giorni fa… un’altalena di stati d’animo capace di tarare le coronarie di ogni Romanista.

LA ROMA sì e il Feyenoord anche, altri no. Il ritorno al gol di Zaniolo con la ROMA in coppa, la quarta posizione da sola in campionato. Entusiasmo. Per molti ma non per tutti, perché spesso quando c’è il sole ci si inventa che piove. E quando piove si racconta che diluvia.

 Fatto sta che poi c’è stato il derby: quello in cui Sarri ha dimostrato quanto, e come, le chiacchiere sui giochisti rappresentino, il più delle volte, delle masturbazioni mentali di chi le racconta.

Perché fuori i due uomini più importanti, stesso spartito: giusto?!? Visto che le idee sono prioritarie sugli uomini.
E, invece, naturalmente tutti lì, tutti fermi. Ad aspettare. E, allora, riprendete il discorso sul sole e sulla pioggia, declinatelo con il bel gioco e avrete che la ROMA – quando vince in modo pratico – è brutta e cattiva perché gioca male… 
Ma se in quel modo ci perde, gli stessi, li sentirete elogiare quelli che ci hanno sconfitti perché hanno saputo interpretare la gara da grande squadra, riuscendo a capitalizzare lo zero cosmico creato.

Piove sempre dentro casa nostra, insomma.

Ah, le assenze: valgono le loro. Ne hanno parlato tutti e non sto qui a dire se a torto o a ragione. Sto qui, però, a sottolineare che Dybala, Wijnaldum, Spinazzola e, in pratica per tutto il secondo tempo, Pellegrini, rappresentano per la ROMA ancora di più. 
Solo che, carta vince/ carta perde, le nostre non possono essere elencate perché altrimenti si starebbe concedendo un alibi ai giallorossi. Non sia mai.

E se avessimo vinto? "Non volevi battere una squadra senza i due calciatori più forti?!?" non sarebbe stato quotato in nessuna ricevitoria, perché troppo scontato da ascoltare.

Va così, allora, lungo questo interminabile zig-zag tra quello che è e quello che vuole essere raccontato, tra la credibilità e la necessità di rendere credibile solo, e sempre, la propria opinione. 

Ma sapete una cosa? Che quello che fa più male, come il finale di un giallo che non ti aspetti, è che qui – il più delle volte – la mano dell’assassino è quella amica.

Stiamo togliendo ai laziali il loro lavoro.

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