Ricominciamo. Verrebbe da pensare che questo sia il modo migliore per riassumere quello che accadrà oggi alle 10.30 presso gli uffici della Regione dove avrà inizio la nuova Conferenza dei Servizi decisoria sul progetto per il nuovo Stadio della Roma. In realtà la situazione è assai più articolata e complessa di quanto apparentemente sembri. Questa mattina infatti gli attori protagonisti della Conferenza non partiranno da zero, ma inevitabilmente considereranno anche quanto discusso, osservato, analizzato nei 6 mesi della Conferenza precedente, quella conclusasi lo scorso luglio ufficialmente con una bocciatura, sostanzialmente con un semplice rinvio. Perché il progetto all'esame oggi non è un nuovo progetto, ma l'evoluzione di quello presentato nel 2014 ed approvato dall'Assemblea Comunale allora guidata da Ignazio Marino. Un'evoluzione che ha lasciato qualcosa per strada, in termini di cubature complessive ed in termini di servizi a carico dei privati. E qui la Conferenza avrà il suo bel da fare, conciliare le esigenze di un territorio per troppi anni abbandonato a se stesso e le attese che amministrazioni e cittadini nutrivano in questo senso, con gli interessi più che legittimi di chi questo stadio vuole costruire e in definitiva investe capitali privati. Interessi che non vanno demonizzati e che, come abbiamo già ricordato dalle colonne di questo giornale, avrebbero poi ricadute importantissime sull'economia dell'intera città.

STADIO DELLA ROMA, I TEMPI DELLA NUOVA CONFERENZA DEI SERVIZI

La Conferenza si aprirà quindi per una seconda volta questa mattina, convocata secondo quanto stabilito dalla legge 241 del 1990 (riformata per decreto legge nel giugno del 2016), ed avrà 90 giorni per esprimere un parere finale (e vincolante sul progetto). Questo sempre al netto di possibili e non auspicabili rinvii. La Conferenza infatti potrà essere sospesa per 30 giorni, qualora una delle parti coinvolte ne faccia richiesta o per approfondimenti relativi alla VIA, la valutazione di impatto ambientale, uno dei documenti centrali che dovrà essere prodotto. Come previsto dalla legge siederanno intorno ad un tavolo alla Pisana i rappresentanti dei proponenti e dei quattro soggetti pubblici coinvolti. Il Comune di Roma ovviamente,la Regione Lazio,la Città Metropolitana (ente che in qualche modo ha sostituito la Provincia) e lo Stato. Ognuno di questi riporterà i pareri dei vari dipartimenti coinvolti, ma, è utile ricordarlo, ai fini dell'approvazione o meno del progetto varrà solo il parere finale che ognuno dei 4 enti coinvolti esprimerà al termine dei lavori. I nodi principali che andranno sciolti sono quelli relativi alla viabilità e ai trasporti.Rispetto al vecchio progetto sono infatti diminuiti gli investimenti per il potenziamento della ferrovia Roma-Lido, e soprattutto è scomparso il Ponte di Traiano,considerato centrale dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Probabilmente saranno necessarie nuove simulazioni di traffico e perizie, al fine di stabilire se, come sostenuto dall'assessore all'Urbanistica di Roma Luca Montuori, l'opera nel suo complesso può fare a meno di questo ponte ed accontentarsi (se così possiamo dire) del vicino Ponte dei Congressi, già previsto dal piano regolatore e finanziato dallo Stato con 145 milioni di euro. Difficile che a questo punto possa essere messo in discussione nuovamente l'accordo raggiunto tra mille difficoltà tra Comune e proponenti, per cui la strada più probabile resta quella dell'approvazione del progetto così come presentato, con in caso qualche piccolo aggiustamento. Questo anche al netto delle difficoltà politiche che pure la sindaca Virginia Raggi sta affrontando in queste ore, con la richiesta di rinvio a giudizio per falso in atto pubblico per la nomina a responsabile del Turismo di Renato Marra, fratello di Raffaele all'epoca capo del personale del Campidoglio.

Sui tempi invece non resta che attendere. Detto dei novanta giorni entro i quali la Conferenza deve esprimersi, da più parti arrivano rassicurazioni sulle intenzioni di velocizzare al massimo l'iter ed arrivare a dama ben prima della scadenza di legge. Questo non significa che i lavori per la costruzione dell'impianto inizieranno prima del prossimo anno. La Conferenza infatti terminata la fase di analisi del progetto, avrà comunque bisogno di tempo prima di raccogliere i pareri dei vari enti e chiudere il proprio lavoro. Solo dopo potrà iniziare la fase operativa con l'esproprio dei terreni ancora non in possesso dei proponenti e la messa a bando europeo delle opere pubbliche.