Un altro giorno. Un altro giorno in coma farmacologico per Sean Cox, un altro giorno in cella per i due romanisti in custodia cautelare, un altro giorno in  cui ciò che è avvenuto a Liverpool è tutto meno che chiaro e continua ad avere le sue ripercussioni. A partire dagli allenatori delle due squadre, intervenuti entrambi nella conferenza stampa prima del turno dei rispettivi campionati. Di Francesco ha fatto un appello alla tifoseria: «Mi auguro che la gara di ritorno sia veramente una festa, magari con un bel risultato, ma una festa». Simili anche le parole di Klopp, che è apparso davanti ai giornalisti indossando una spilletta con i colori dell'Irlanda in segno di solidarietà al tifoso ferito: «Non sarebbe mai dovuto accadere e non dovrebbe mai più ripetersi in futuro. I nostri pensieri e le nostre preghiere vanno a Sean e alla sua famiglia. Per la partita di mercoledì richiamo tutti al buon senso». In giornata si è svolto il vertice in cui le forze dell'ordine italiane e inglesi e i due club hanno iniziato a coordinarsi per la semifinale di ritorno. Tra i provvedimenti anche l'ordinanza comunale che vieta la vendita di alcolici in strada dal 1° al 3 maggio. In una nota il Liverpool ha ringraziato i presenti e ha comunicato: «Una guida importante per i tifosi del Liverpool in viaggio è stata discussa a lungo e il processo è già in corso per perfezionare tali informazioni in modo che possano essere condivise con coloro che partecipano alla prima occasione». Oggi alle 13 arriverà anche il presidente della Roma James Pallotta, il cui atterraggio è previsto a Ciampino verso le 13. Assisterà alla partita col Chievo e a quella col Liverpool di mercoledì.

 Nel frattempo rimangono in custodia cautelare i due ragazzi romani di 20 e 29 anni fermati dalla polizia inglese, che compariranno davanti ai giudici il 24 maggio. Il primo è accusato di lesioni gravissime e disordini violenti, il secondo solo di disordini violenti. L'avvocato inglese del ventenne oggi ha emesso un comunicato: «I suoi avvocati si sono messi in contatto con la prigione perché sanno che la sua famiglia e gli amici hanno preoccupazioni circa la sua sicurezza mentre è in carcere. Comprensibilmente, questo incidente ha causato una grande quantità di attenzione sia nazionale che internazionale, e l'interesse dei media. Tuttavia, in questa fase iniziale di procedimenti giudiziari sarebbe inopportuno e non professionale per me o per gli avvocati (...) fornire qualsiasi informazione, che non è già di dominio pubblico, circa l'incidente stesso, o sulle accuse penali nei suoi confronti»