Saltano i vincoli. In attesa che lunedì e martedì prossimi la Conferenza dei Servizi dia il via libera ufficiale al progetto sul nuovo Stadio della Roma vengono a cadere due ostacoli che marciavano parallelamente all'iter burocratico e se confermati avrebbero potuto creare non pochi problemi. Va detto come da parte dei proponenti sia filtrato sempre un seppur cauto ottimismo, ma la notizia è sicuramente importante, una di quelle da accogliere con un brindisi. Andiamo però con ordine. Nella giornata di ieri è tramontato definitivamente il vincolo proposto dall'allora soprintendente alle Belle Arti del Comune di Roma, Margherita Eichberg, sulle tribune e sul sedime della posta dell'ippodromo di Tor di Valle. Una decisione quella di ieri che conferma quanto aveva già deliberato la Conferenza dei Soprintendenti guidata da Francesco Prosperetti lo scorso giugno e su cui Italia Nostra aveva presentato ricorso. Italia Nostra che pochi giorni fa aveva conferito il premio Zanotti Bianco (premio biennale intitolato al fondatore e primo presidente dell'associazione) proprio all'architetto Eichberg. La decisione era nell'aria, e a dire il vero era attesa entro il 17 settembre scorso, soprattutto alla luce delle motivazioni espresse dal Soprintendente Prosperetti ormai quasi sei mesi fa. Si parlò infatti di vincolo "impraticabile" a causa del parere positivo fornito dal Mibact nel 2014 in fase di Conferenza Preliminare, e che avrebbe comportato un cospicuo risarcimento a favore dei proponenti, prefigurando anche il rischio di danno erariale. Parere allora fornito dall'architetto Federica Galloni, oggi alla guida della Direzione generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie Urbane del Ministero dei Beni Culturali.

La stessa Galloni promotrice del secondo vincolo saltato ieri, quello sul cosiddetto "diritto morale" degli eredi dell'architetto Julio Lafuente. Questo secondo vincolo avrebbe dovuto garantire agli eredi dell'architetto spagnolo, padre delle tribune dell'ippodromo, il diritto ad esprimere un parere vincolante su qualunque decisione in merito alla sorte delle tribune stesse. Una sorta di diritto di veto che incrociato con le parole di Clara Lafuente avrebbe comportato se non lo stop quantomeno grossi intralci alla realizzazione del nuovo stadio e del complesso annesso. La procedura aveva avuto inizio proprio con la richiesta della figlia di Lafuente sulla base delle norme sul diritto d'autore (legge 633/41). Una legge del 22 aprile del 1941 volta a tutelare "le opere che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all'architettura, al teatro ed alla cinematografia". Ma proprio i dettagli di questa legge hanno determinato ieri la scelta del Ministero di considerare tale richiesta improcedibile, richiesta che sarebbe dovuta partire, a quanto filtra, direttamente dall'autore dell'opera e non dai suoi eredi.

Contro queste decisioni sarà possibile procedere a ricorso. Nel secondo caso la strada è quella del ricorso ordinario al Ministero. Nel primo invece resta la possibilità di rivolgersi al Tar. Ma in entrambi i casi le chance di successo sono davvero scarse. Ottenute queste due importanti vittorie si procede spediti verso la prossima settimana, quella decisiva per le sorti dello stadio. Vi abbiamo già raccontato come in realtà la decisione sia stata già presa e che restino semplicemente da armonizzare le varie prescrizioni formulate dalle varie amministrazioni. A conforto di questa tesi sono arrivate anche le parole della sindaca di Roma Virginia Raggi. "Noi abbiamo da sempre lavorato per il sì, tanto che tutti i pareri sono positivi ", ha detto la prima cittadina della Capitale a margine della presentazione del Giro d'Italia 2018. A poco servono quindi le prese di posizione contrarie al progetto, come quella ieri di Filiberto Zaratti, deputato di Mdp, il nuovo soggetto di D'Alema e Bersani, che ha presentato un'interrogazione alla Camera. La strada è ormai tracciata. E porta dritta a Tor di Valle.