Paese che vai, romano (e soprattutto romanista) che trovi e a Philadelphia (Stati Uniti) c'è Massimo Musumeci: fiero esportatore di romanismo e presidente del Roma Club cittadino. Nella centro abitato più grande della Pennsylvania ha trovato la sua America diventando il capo del Dipartimento di Lingue del Communty College e incontrando la moglie Linda, da cui ha avuto un figlio (anche loro romanisti of course).

Oltre trent'anni negli Stati Uniti non hanno intaccato la sua parlata e il modo di pensare intrinsecamente romano: «Sto insegnando il tifo agli americani. Gli dico che se vogliono seguire la Roma per le vittorie è meglio che vanno in qualche altro club. Chi tifa Roma vince sempre ma non è una vita facile. Hanno una concezione del tifo che è molto legata alla spettacolo e quando le cose vanno male tendono ad allontanarsi».

Il club è formato da una sessantina di membri: molti di loro sono italiani che vivono a Philadelphia, altri sono italo-americani o americani che si avvicinano alla Roma ma guai a parlare di simpatizzanti: «Nel club ci devono essere solo sostenitori veri. La Roma non ti deve essere simpatica, la devi tifare». A migliaia di chilometri di distanza e con sei ore di fuso orario non è sempre facile seguire le partite: «Di solito ci ritroviamo al Bar L'Aquila ma quando in Italia si gioca alle 12.30 qui da noi sono le 6 del mattino e di inverno, con la neve e il termometro che segna anche -20, è complicato. Però ci muove la passione e non ci perdiamo una partita».

Le tournée, tanto bistrattate dai tifosi italiani, per questi romanisti sono la grande occasione di avvicinarsi alla squadra: «Abbiamo incontrato i calciatori e anche i dirigenti ma con Pallotta non ho avuto modo di parlare. Ma questa estate ero pronto anche ad andare in ritiro a Pinzolo, peccato sia saltato». Nella visita alla nostra redazione lo hanno seguito la moglie e il figlio, entrambi attivissimi romanisti: «Lei è americana ma è tifosissima, lui gioca con il 16 in onore di De Rossi». Quello di DDR però è un tasto dolente: «Non mi è piaciuto il trattamento che la Roma ha riservato a Francesco (Totti ndr) e Daniele (De Rossi ndr), il loro addio mi ha fatto male ed è una ferita che non si rimargina». Proprio Totti è la sua passione nella passione e lo dimostrata con la targa personalizzata della sua Ford che recita: "TOTTI 10".

«Solo due colori»

Nel tempo libero si diletta anche come allenatore di calcio e anche in quel caso è in prima linea per diffondere il verbo romanista: «Uno dei ragazzi si è presentato al campo con la maglia della Juventus sapendo benissimo la mia fede. Gli ho detto "'ndo vai?" e mi sono fatto consegnare la maglia. In cambio gli ho regalato una maglia ufficiale della Roma. Gli 80 dollari meglio spesi della mia vita. Meglio che non vi dica cosa ne ho fatto della maglia della Juve...».

Ma la sana malattia di Massimo per la Roma è tutta racchiuso nel racconto di questo episodio: «L'anno scorso a Philadelphia c'è stato un uragano che ha minacciato diverse zone della città e siamo stati costretti a lasciare la nostra abitazione. Sono venuti i vigili del fuoco e ci hanno detto prendere solo le cose necessarie: mentre mia moglie prendeva i documenti, io sono andato nell'armadio a prendere le maglie storiche. Sono state il mio primo pensiero». Insomma, la famiglia è importante ma la Roma di più.