Quello tra Napoli e Roma è ormai da qualche anno il confronto tra due squadre che ambiscono a un primato, che non è il primato assoluto del calcio italiano, ma quello della Sfidante alla Juventus, un po' come succede nella Coppa America. Quelle di Pallotta e De Laurentiis sono due squadre espressione di società quasi antitetiche, con impostazioni manageriali totalmente differenti, ma che hanno deciso di provare a ridurre il gap nei confronti della Juventus non (o non solo, quantomeno) rincorrendo i rivali sul mercato o negli ingaggi (impossibile competere con chi ha accesso a ricavi di quel livello per chi non ha uno stadio di proprietà), ma soprattutto attraverso la qualità del gioco. E lo scorso anno Sarri e Di Francesco (uno in campionato, l'altro più in Champions) si sono meritati gli applausi degli osservatori proprio per come hanno saputo tirar fuori tutte le potenzialità dei giocatori a loro disposizione riuscendo addirittura, nel caso del Napoli, a mettere in dubbio la vittoria finale della Juve nel campionato e, in quello della Roma, sfiorando un traguardo internazionale che persino Guardiola, alla guida di una delle società più ricche del mondo, ritiene ancora non alla portata del suo club.

Quest'anno si pensava che la Roma rispetto al Napoli sarebbe partita dal vantaggio di una maggior conoscenza, ma Ancelotti è stato bravissimo a cambiare poco e gradualmente la sua squadra, lasciando praticamente intatte le conoscenze infuse da Sarri e aggiungendo semmai nel tempo (a Genova, dopo un orribile segmento di partita, il momento del cambiamento) un pizzico di ragionevolezza in più. Mentre invece Di Francesco, con dodici giocatori in più, ha dovuto praticamente ricominciare da capo, sbagliando qualche valutazione che ha avuto bisogno di tempo per la necessaria correzione.

Oggi la quasi totalità degli osservatori tende a pensare che Ancelotti abbia già fatto un miracolo e la sua stagione dimostrerà che Sarri ha fatto buoni risultati grazie alla qualità dei giocatori e semmai ha sprecato favorevoli occasioni per aumentare l'appeal internazionale della sua squadra. È il calcio delle contrapposizioni, degli opposti estremismi, delle opinioni spesso campate per aria senza alcun fondamento "culturale". Ancelotti potrebbe anche andare in difficoltà prima o poi perché il valore della sua rosa è decisamente ancora inferiore a quello dei maggiori club europei e non meriterà, nel caso, le contumelie dei sarristi. Così come Di Francesco non meritava, nelle passate settimane, il processo sommario a cui è stato sottoposto. Stasera si affronteranno due grandi allenatori. Uno l'ha già dimostrato, l'altro ha diritto di poterlo dimostrare.