Sei giorni. Tre in ritiro. Sette gol. Sei punti. Come ribaltare la Roma e il corso di una stagione che sembrava da lacrime e sangue. Brava Roma. Bravo Di Francesco. Bravi i giocatori. Bravissimi i tifosi che come sempre stavano lì, al fianco della Roma, per spingerla oltre l'ostacolo di una Lazio che si presentava con uno score di quattro vittorie consecutive e un'inerzia che sembrava in direzione Formello. E invece è stato un trionfo colorato di giallorosso.

Complimenti alla società che non si è fatta travolgere dalla valanga di insulti arrivati da tutte le parti, presidente compreso. Complimenti a Di Francesco che in un colpo solo ha ritrovato il coraggio (Santon titolare), l'altruismo (ha avuto parole d'incoraggiamento per tutti) e la fantasia (tre moduli in novanta minuti). Complimenti ai giocatori tornati a essere un gruppo uno per tutti, tutti per uno, compreso Dzeko, a tratti irritante ma poi uscito dal campo con il sorriso dei giorni migliori, indicando con un dito il volto sorridente di Lorenzo Pellegrini, autentico e imprevedibile protagonista di un derby da campione. Il risultato è stata una Roma che, escludendo i primi venti minuti, ha maramaldeggiato in un derby che ha vinto con merito per il semplice fatto che si è dimostrata più forte. Neppure la follia di Fazio poteva metterlo in dubbio, con l'argentino poi capace comunque di andare a chiudere gioco, partita e incontro proprio sotto la Sud.

Ora per la Roma comincia un altro campionato. Perché se la vittoria con il Frosinone non poteva voler dire qualche cosa, questo trionfo nel derby certifica, al contrario, che qualche cosa è successa. La Roma è tornata, magari con qualche difetto più o meno strutturale, ma tecnico, giocatori, gruppo, squadra, tifosi hanno ricominciato a guardare tutti nella stessa direzione. E quando è così si può tornare a sognare. Per un giorno, almeno la squadra. Perché martedì si tornerà in campo, secondo impegno di Champions. Bisognerà prendersi i primi tre punti europei. Non sarà una passeggiata. Ma qualcosa ci dice che si può fare. Perché ieri è successo qualcosa.

Ps: non potrò più vedere un derby. Questa è una confessione. Il derby non l'ho visto in diretta, ma ascoltato dalle onde di Teleradiostereo. Il primo tempo in macchina, girando per Roma come uno colpito da una premonizione. Il tacco di Pellegrini me lo sono goduto nel parcheggio sotto il giornale. Poi ho fatto un errore. Sono salito in redazione. Al pareggio di Immobile, però, non ho avuto dubbi, «vado in macchina». Sono sceso. Sono entrato nell'auto. Ho messo in moto. Ho acceso la radio. In tempo per godermi il devastante sinistro di Kolarov (minuto 71) della serie che non si esulta contro le ex squadre. E poi ho cominciato a girare intorno al palazzo. Per rifermarmi qualche minuto dopo. Motore acceso. E proprio in quel momento, punizione di Pellegrini, capocciata di Fazio. Ho cominciato a esultare in maniera disarticolata e folle. Un signore mi si è avvicinato chiedendomi: «Si sente male?». «Sto da romanista», gli ho risposto. Temo non abbia capito. Per il prossimo derby ho quattro posti liberi in macchina.

Forza Roma.