È già accigliato quando entra in sala stampa per la conferenza di rito, Eusebio Di Francesco. Non potrebbe essere altrimenti, per il momento che sta attraversando la Roma. Il tecnico è un sanguigno e nessuno può nutrire dubbi che in quelle vene scorra il giallo insieme al rosso. Tiene a ribadirlo anche lui, nel botta e risposta con i cronisti: «Quello che faccio è sempre per il bene della Roma perché credo di indossare questa maglia con grande onore e lo farò fino alla fine».

C'è un misto di rabbia e orgoglio nelle sue parole. Il disappunto non può che essere per quello che finora (non) ha visto sul campo, per i dettami disattesi e le difficoltà palesate in questo avvio di stagione sconcertante. L'orgoglio risiede tutto nel senso di appartenenza. A una maglia. A un popolo. Che ha conosciuto bene già da calciatore e sa quanto possa essere sofferente in una fase simile. Eppure anche oggi quella gente si stringerà ancora una volta in massa intorno alla squadra, facendola sentire meno sola e - si spera - meno fragile. Compito in fondo non troppo dissimile da quello dell'allenatore, ognuno nel suo ambito, chiaro.

Singolare che l'unità di intenti, sia pure a distanza, si verifichi proprio nel momento di minore appeal del tecnico. O forse no. Forse è così grazie all'empatia che lega lui, Di Francesco, al mondo romanista, la stessa che lo spinge a cercare le parole chiave che rianimerebbero ogni tifoso: «determinazione», «cattiveria», «fuoco dentro». Concetti che però adesso devono essere tramutati in realtà, magari entrando nella testa dei calciatori, problema «fondamentale» come ammette lo stesso Eusebio. Nei meandri di quella che comanda anche su muscoli e gesti tecnici qualcosa deve essersi inceppato. Il black-out cui si sta assistendo da un mese lo evidenzia in maniera fin troppo nitida.

E l'espressione visibilmente corrucciata di chi il gruppo è chiamato a gestirlo, mette il timbro sulla situazione. Di attori e guitti ne sono passati diversi da queste parti, ma Di Fra non appartiene alla schiera. Somatizza, come quei tifosi che conosce bene. Perciò aggrotta la fronte e il suo sguardo da gioviale è diventato duro. Ora i bonus sono esauriti davvero e gli impegni che si pongono davanti ai giallorossi, fin da oggi, sembrano alla portata. A patto di starci dentro con la testa giusta. Sempre lei.

Vanno probabilmente lette in questa ottica le esclusioni eccellenti, prima fra tutte quella di Karsdorp dalla lista dei convocati. Scelta tecnica, che dovrebbe essere chiarita a risultato acquisito. A prescindere dalle motivazioni, si tratta di un segnale: la situazione è diventata dura e allo stesso modo bisogna affrontarla. Da duri. Anche perdendo per un attimo la tenerezza.