E se la partita contro il Napoli avesse rappresentato il punto di svolta? Nell'analisi del post match di Londra, dove la Roma ha messo all'angolo il Chelsea e dove avrebbe meritato una vittoria sfuggita solo per una distrazione difensiva, a qualcuno il dubbio è venuto. Non a Di Francesco, però, che subito dopo la sconfitta con la squadra di Sarri aveva detto che la differenza tra il primo e il secondo tempo era stata solo nell'atteggiamento mentale. Lo spettacolare show che la Roma ha recitato a Stamford Bridge nasce proprio dai secondi 45' giocati contro Hamsik & Co. La testa, l'umiltà e la convinzione in quello che si fa. La strada è quella indicata da Di Francesco, che dopo le prime dieci partite disputate può dirsi più che soddisfatto di questo avvio di stagione. Piano piano il tecnico abruzzese sta plasmando la Roma, la sta portando ad essere quella squadra corta e aggressiva che aveva in mente sin dai primi giorni di ritiro a Pinzolo. «Quella vista a Londra è stata una grande Roma, che adesso però non deve autocompiacersi». Così Di Francesco parla di «punto di partenza», di una prestazione «che non deve creare illusioni, ma darci maggiore consapevolezza e non presunzione». Al netto della prepotenza di Kolarov, dello strepitoso stato di grazia di Dzeko e della sorprendente sicurezza di Alisson, proprio Eusebio Di Francesco rappresenta in questo momento l'uomo in più della Roma. Il mister ci crede più di tutti, non lo nasconde e sta lavorando per trasmettere questa convinzione a chi scende in campo.

Il passaggio da Londra a Torino diventa di fondamentale importanza. È vero che tutte le partite sono importanti, ma qualcuna lo è di più. E spesso non è il match clou o lo scontro diretto, ma quella che permette a una squadra di ritrovarsi e dare continuità. Oggi la Roma affronta il Torino e la partita contro gli uomini di Mihajlovic potrebbe risultare decisiva proprio per questo. Non vincere all'Olimpico Grande Torino potrebbe andare a scalfire quell'autostima sulla quale Di Francesco in questa fase sta dedicando tanta attenzione. Sarà turnover, in pieno stile Difra. Ma non per i già citati Allison, Kolarov e Dzeko. Il perché lo spiegano i numeri: il bomber ha preso parte attiva a 8 delle 14 reti della Roma in questa Serie A (il 57%), grazie a 7 gol e un assist. Tra i difensori, nessuno conta più dribbling riusciti di Kolarov (10), mentre Alisson è, tra i portieri con più di due presenze in questa A, quello con la più alta percentuale di parate (85%). La tradizione dice che i giallorossi non vincono a Torino dall'aprile 2013: Lamela e Osvaldo firmarono un sofferto 2-1. In panchina, c'era Andreazzoli. Da allora, solo stenti: tre pareggi per 1-1 e la sconfitta per 3-1 dello scorso campionato che, però, rappresenta l'unica vittoria del Torino negli ultimi 14 confronti. Prima della doppietta di Iago Falque e del gol di Belotti dello scorso anno, la Roma aveva vinto nove volte pareggiandone quattro. Ma quel Torino-Roma passerà alla storia per l'unico gol della Roma. A realizzarlo fu Francesco Totti, che trafiggendo il portiere Hart su rigore, mise a segno l'ultimo gol in Serie A della sua carriera, il numero 250.

Riprendere il discorso con la vittoria a Torino non sarà così facile come in molti dicono: i granata hanno perso solo una delle ultime 14 gare casalinghe, a maggio contro il Napoli. Se ci dovessimo riuscire,eguaglieremmo lo storico record di vittorie esterne consecutive in Serie A. Attualmente, la serie della Roma è di 10, mentre il primato dell'Inter 2006/07 è 11. C'è un dato che, facendo i debiti scongiuri, induce all'ottimismo: nei cinque maggiori campionati europei, la Roma è l'unica squadra a non avere ancora subito gol in trasferta in questa stagione. Non solo: la Roma è, al pari dell'Inter, una delle due squadre a non aver concesso ancora gol da palla inattiva in questa Serie A. Forza Roma.