Per noi tifosi romanisti, poco abituati a vincere, molto a soffrire, la lettura de Il Romanista è irrinunciabile preghiera quotidiana. Perché la prima cosa che occorre sapere, appena svegli, è come stanno i ragazzi, se caviglie, adduttori e ginocchia funzionano a dovere, se i convalescenti stanno guarendo, se il morale del gruppo è alto o basso, che cosa hanno in mente il Mister e i suoi assistenti in vista della prossima partita – e tutto quanto decide se la giornata sarà tranquilla e serena, oppure tesa e angosciosa.

Solo allora si può passare, per consolarsi o rallegrarsi, alle pagine che ci ricordano la storia della nostra squadra, dei suoi indimenticabili protagonisti – e anche di coloro che abbiamo ingiustamente dimenticato. Per chi ha memoria delle nostre imprese e delle nostre sciagure da quasi sessant'anni, legare il presente al passato è condizione per continuare a fantasticare di future glorie, nella speranza che prima o poi si rivinca qualcosa. Ma anche se non dovesse mai accadere – tocchiamo ferro – nulla può scalfire la nostra fede. E il nostro bisogno di sapere. In questo siamo imbattibili: nessun'altra squadra di calcio dispone di un quotidiano, puntuale, informato e credibile, che non lascia passare giorno senza informarci, esaltarci o crucciarci per i destini della Magica. Per questo, per la capacità di legare passato, presente e futuro nell'unico calendario che conta, quello giallorosso, sono e sarò sempre grato a Tonino Cagnucci e alla sua squadra. Con l'augurio, di tutto cuore, di festeggiare ancora cento di questi compleanni!