Lo stato maggiore della Roma era tutto qui, allo Stamford Bridge, stavolta non possono esserci equivoci né dubbi di nessun tipo. Di fronte a Conte, lo stratega a lungo sognato ai tempi di Sabatini, l'uomo per attendere il quale fu ritardato l'ingaggio di Spalletti, Di Francesco si è definitivamente scrollato dalle spalle quella specie di patina polverosa che ne offuscava l'immagine, a detta almeno dei ciarlatani da juke box, che approfittando di ogni mezza incertezza gli puntavano il dito contro. Facile capro espiatorio, Eusebio nostro non ha mai replicato a nessuna scempiaggine e ha continuato a lavorare sul campo, sicuro che i frutti prima o poi sarebbero stati maturi. E ieri ha stupito forse anche Pallotta, che magari qualche dubbio nei difficili giorni di inizio stagione se l'era fatto venire: al confronto Conte, con la sua panchina d'oro (con Rüdiger, Pedro, Willian e Batshuayi), è sembrato un pivello al primo esame del patentino da allenatore. [...]