C'è il bel sorriso di Edin Dzeko a scaldare l'aria frizzantina dello Stamford Bridge, 24 ore prima di un match che dirà qualcosa di più sulla Roma e su Di Francesco, qualcosa che renderà più densa la cortina di perplessità intorno all'allenatore abruzzese o magari la diraderà un po'. È la logica tutta italiana del risultato come unica fonte di certificazione per chi lavora nel calcio. Di Francesco finisce di parlare proprio nel momento in cui il City di Guardiola comincia a prendere a pallate il Napoli, curioso contrappasso. A vedere i ragazzi di Sarri nel primo tempo impauriti e fragili di fronte alla squadra che lo scorso anno è stata messa in riga da quella che stasera affronterà la Roma ci sarebbe da tremare. Ma non ha senso giocare con i vasi che non comunicano niente. Qui c'è da diventare grandi e l'occasione che il calendario di questo gruppo adesso offre va colta. All'esordio con l'Atletico erano più le paure che le certezze, a Baku c'era la consapevolezza che ogni risultato diverso dalla vittoria sarebbe stato considerato disastroso, ma stasera si può giocare con la serenità della squadra che ha solo molto da guadagnare. Non dev'essere questo il punto di vista dell'allenatore, certo: «Se facessi passare questo messaggio sarei dannoso per la mia squadra». Certo, ma giocare senza pressioni potrebbe essere propedeutico a qualcosa di ancora più confortante. [...]