Non c'è bisogno neanche di scomodare l'epica del Liverpool, delle notti di sogni e di (Coppa) Campioni, delle imprese immaginate e quasi sempre mai realizzate. Non c'è bisogno di ricordare le difficoltà che la Roma incontra ogni volta che un aereo la porta a trasvolare la Manica, se è vero, com'è vero, che su quindici trasferte da queste parti la Roma ne ha perse nove e vinta una soltanto, ma inutile, ancora a Liverpool, ritorno del quarto di Coppa Uefa, anno di grazia 2000/2001: una vittoria col sapore di sconfitta perché lo 0-2 ci avrebbe portato a pareggiare la debacle casalinga dell'andata ma dopo l'1-0 di Gianni Guigou l'improbabile Garcia Aranda ha prima fischiato un evidente rigore per la Roma, ma poi ha cambiato idea e indicato il calcio d'angolo e la partita è finita così, tanto per allungare la lista degli incredibili episodi negativi a sfondo giallorosso. Non si può neanche ritornare ogni volta all'incubo del 7-1 di Manchester o agli altri elementi oscuri del nostro curriculum internazionale. Alla voce conoscenza della lingua inglese ogni volta vorremmo ostentare un livello più alto, ma poi l'esame ci riporta all'asilo. Curioso, per una squadra che ha trionfato al Bernabeu, che ha zittito il Camp Nou, che ha banchettato a Lione quand'era imbattibile, che ha riportato sulla terra un fortissimo Benfica. [...]