Bisogna anche saper perdere. Quanto volte lo abbiamo ripetuto dopo le violente mazzate in faccia rimediate in casa di Napoli e Atalanta oppure dopo il derby? Anche la sconfitta deve avere una sua dignità; non si può lasciare il campo senza aver provato a dare il massimo per tentare di evitare il ko.

Quando perdi, perdi e basta. Lo so. So anche che se perdi bene oppure male, in classifica non fai passi in avanti. E che se non vai avanti, fatalmente vai indietro. Ma perdere come ha perso la Roma in casa della squadra campione d'Italia lascia paradossalmente in bocca un retrogusto di rimpianto. Per quello che poteva essere e non è stato. Anzi, per dirla meglio: per quello che poteva/doveva essere concretizzato e che invece non è stato concretizzato.

La Roma ha giocato a pallone, ha costretto più volte Chiellini e Bonucci agli abbracci stile finale di Champions dopo un pericolo scampato ma, a tirar le somme, non ha rimediato niente di concreto. "Abbiamo lasciato una buona impressione e i tre punti", si diceva una volta. Ecco, la Roma a Torino ha lasciato una buona impressione ma è tornata nella Capitale con il cestello vuoto.

La prestazione, fino a 20-25 metri dalla porta di Szczesny, è stata corretta, precisa, studiata; la rifinitura, invece, è stata molto deficitaria. E i guai sono cominciati proprio lì. È mancata la scelta giusta al momento giusto a ridosso dell'area della Juve. È mancata la giocata per scombinare i piani difensivi di Pirlo. È mancata la qualità indispensabile per far male alla miglior difesa del campionato. Troppo buone intenzioni sono rimaste tali; troppe idee non si sono trasformate in realtà. Peccato.

Tanto lo so che la partita di Torino resterà nella storia del campionato solo come l'ennesima non vittoria/sconfitta della Roma contro una "grande". Che quanto ha saputo costruire la squadra fino a 20-25 metri da Szczesny non fa e non farà mai notizia; anzi, che tutto questo verrà tradotto come magra consolazione co l'aglietto. E so pure che si esalterà il Maestro per la lezione data al precario, instabile Fonseca. Il risultato dice questo, quindi nulla da obiettare. Ma la storia della gara dice anche altro. E non dimentico che se tu hai Cristiano Ronaldo parti praticamente sempre da uno a zero. Specie se il portoghese si trova davanti un portiere che su un tiro non irresistibile invece di tuffarsi si sdraia sul terreno di gioco.