Di immagini simboliche per spiegare il 2-0 con cui la Juventus ha battuto ieri la Roma, ricacciandola ai margini della zona nobile della classifica, ce ne sarebbero diverse: si potrebbe prendere una qualsiasi giocata di Borja Mayoral (oppure tutte quelle di Dzeko, nella mezz'ora in cui ha giocato) e confrontarle con il gol di Cristiano Ronaldo in apertura di partita, oppure si potrebbero considerare i contributi dei panchinari della Roma e poi rivedere l'azione con cui Cuadrado e Kulusevski hanno costretto Ibanez all'autogol del 2-0, o magari mettere a paragone le prestazioni di Chiellini e quella di Kumbulla, un fantasma vicino a Cr7.

Perché se invece si guardassero i dati statistici, non si spiegherebbe come ha fatto la Roma tenendo il baricentro sempre così alto, tirando in porta cinque volte di più di quanto non abbia fatto la Juventus, mantenendo il possesso del pallone tanto di più soprattutto nel primo tempo, calciando nove corner a due, a uscire a capo mesto per l'undicesima volta su dodici dall'Allianz Stadium.

Ma la risposta è semplice: la rosa della Roma è decisamente inferiore a quella della Juventus, soprattutto quando guardi l'elenco degli indisponibili e vedi che stanno fuori Smalling, Pellegrini, Zaniolo, ti rendi conto che El Shaarawy non è ancora in grado di giocare e valuti quanto sia stato stupido Dzeko con quell'atteggiamento a complicare la vita sua e della Roma in queste settimane decisive. Eppure sono poche le squadre in Italia in grado di andare a giocare a Torino e costringere i bianconeri a difendere praticamente nella propria area di rigore. Il problema è che loro lo sanno fare e lo fanno bene e la Roma, dominando, ha poche volte seriamente impensierito Szczesny.

La partita la fa la Roma

Va comunque reso onore al coraggio di Fonseca che non ha affatto impostato la gara per resistere al presumibile assalto della Juventus, ma ha invece confermato lo stesso sistema di gioco nonostante le assenze, alzando Cristante al posto dello squalificato Pellegrini e inserendo l'incerto Kumbulla (un altro che dopo il Covid non si è più ripreso) per l'infortunato Smalling, spostando Ibanez al centro e lasciando Mancini a destra. Contrariamente a quello che si poteva credere, insomma, non ha virato sul 352 per tenere più basse le linee in non possesso, e invece ha pressato altissimo la Juventus, costringendola spesso a difendere al limite della propria area, rischiando qualcosa alle spalle della difesa per le proprietà tecniche dei bianconeri, che hanno spesso provato a palleggiare con il giochino della verticale su una punta o un centrocampista avanzato, lo scarico e il rilancio per cercare vantaggi in corsa sulla profondità.

E se la Juve in non possesso era chiaramente schierata col 442 - con Danilo a destra preferito a Cuadrado, e Alex Sandro a sinistra, con Bonucci e Chiellini nel mezzo, Chiesa largo a destra, McKennie dall'altra parte, con Rabiot e Arthur a cucire i reparti in mezzo, e davanti Morata chiamato spesso a chiudere la prima impostazione di Villar, con Ronaldo lasciato come al solito libero di muoversi secondo ispirazione - in fase di possesso ha provato a sistemarsi in maniera diversa, per sfruttare al meglio gli spazi concessi dalla Roma. Così sono nati il gol e le altre due occasioni create dalla Juventus, tutte secondo lo stesso spartito: il portoghese a liberarsi soprattutto fuorilinea dalla parte di Kumbulla, i compagni a servirlo, lui a sistemarsi la palla e a tirare in porta. Tre occasioni nelle uniche tre uscite in palleggio della Juventus. Per il resto la palla ce l'ha avuta sempre la Roma, ma in un possesso sterile perché Cristante ha spesso rallentato il palleggio e Borja Mayoral ha corso tanto ma spesso a vuoto.

La catena di sinistra

In cronaca i primi due spunti sono stati della Roma, con la manovra offensiva delegata quasi in esclusiva sulla catena di sinistra, grazie all'esplosiva condizione di Spinazzola, all'apporto fantasioso di Mkhitaryan e all'appoggio dinamico di Veretout che già al 3' ha bucato la difesa sbagliando però l'assist basso finale, mentre al 9' Miky ha cercato Borja Mayoral di tacco e Chiellini per deviare ha quasi ingannato Szczesny.

Al 13' il gol della Juve, come una frustata: uscita in palleggio, Cristante che pareva in vantaggio su Alex Sandro si è fatto invece aggirare dal brasiliano e gli ha consentito un riattacco su cui la difesa della Roma è andata un po' in difficoltà, il brasiliano ha servito Morata che ha trovato sullo scarico Ronaldo che ha stoppato di suola e calciato senza da fermo di sinistro, cogliendo l'unico varco davanti tra le gambe di Kumbulla e ingannando di conseguenza anche Pau Lopez nel buco scoperto a quel punto alla sua sinistra.

Il mancato intervento del Var

Una svolta immediata avrebbe potuto darla Chiffi al Var se avesse correttamente valutato un paio di minuti dopo un evidente colpo di Rabiot col piede sinistro sul destro di Villar, a stroncare una bella percussione in area dello spagnolo, con un tipico fallo da Var di quelli che sul campo a velocità normale sembrano invisibili: dunque si può assolvere Orsato (bravissimo, nel resto della gara) che non l'ha fischiato dal vivo, ma si può biasimare l'arbitro che non ha richiamato il collega al video. E il voto negativo del tabellino si deve alla prestazione dell'equipe, non solo dell'arbitro col fischietto.

Ma la Roma ha in ogni caso continuato a fare la sua partita e al 21', su un rimpallo da uno dei 6 corner battuti tutti a sinistra, Cristante ha calciato dal limite al volo sfiorando l'incrocio dei pali con Szczesny proteso in vano volo. Poi al 22' ancora Ronaldo trovato da Morata con irrisoria facilità, per via dell'errato posizionamento di Kumbulla, ha sfiorato il raddoppio: sul tiro, deviato di polpaccio dall'albanese, la palla è finita nella parte bassa della traversa e ha rimbalzato ben al di qua della linea, anche se per verificarlo Ronaldo ha quasi preteso di controllare con i suoi occhi il sensore che avvisa gli arbitri del No Goal. In uno dei sei corner del primo tempo un'occasione propizia l'ha avuta Mancini al 26', ma all'appuntamento nel cuore dell'area è arrivato in rotazione e la sua deviazione si è spenta fuori.

Al 41' un'ingenuità di Veretout (si è fatto intercettare una punizione battuta velocemente a centrocampo) ha rilanciato il contropiede ancora su Ronaldo e ancora malamente tenuto da Kumbulla, e stavolta è stato Pau Lopez a metterci una pezza. Così tra le proteste di Baronio nell'assalto finale del primo tempo della Roma (espulso dall'arbitro), si è andati all'intervallo con l'amarezza per una partita completamente gestita e di una certe permeabilità difensiva che non lasciava tranquilli in vista del secondo tempo.

L'importanza della panchina

E invece la Roma nel secondo tempo ha giocato con maggiore attenzione del primo, non concedendo quasi nulla alla Juventus per metà frazione e costruendo tre volte le premesse per insidiare Szczesny, prima con un'incursione di Karsdorp liberato da Mkhitaryan, poi con un sinistro di Villar rimpallato in area su iniziativa ancora dell'armeno e poi con lo stesso, grandissimo Miky al tiro, stavolta troppo centrale e ben controllato da Szczesny.

Poi le sostituzioni che hanno cambiato definitivamente la gara: per la Roma, al 18', dentro Diawara per Villar, Perez per Cristante e Dzeko per Borja Mayoral, ruolo su ruolo, per la Juventus Cuadrado per McKennie e Kulusevski per Morata. Al 23' il minuto delle sliding doors: prima un bel lancio di Ibanez per Dzeko, con la torre del bosniaco, ha messo Perez in condizione di battere di sinistro al volo verso la porta, ma sul tiro il portiere polacco si è ancora esaltato volando a bloccare il pallone in due tempi. Sulla ripartenza, Kumbulla di testa ha regalato la palla all'ennesima transizione juventina, culminata con un gran taglio di Kulusevski alle spalle di Diawara, ben servito da Cuadrado, e sul retropassaggio (con Pau Lopez tagliato fuori) Ibanez ha anticipato Cristiano Ronaldo e deviato in fondo alla propria porta, senza avere neanche il tempo di rendersi conto che alle sue spalle Mancini avrebbe potuto rinviare di sinistro prima del tap-in del portoghese. Insomma, neanche la fortuna è sembrata stare dalla parte della Roma.

E infatti nel finale di gara altre due o tre volte in area juventina si sono create mischie pericolose, comunque sempre sbrogliate tra grida animalesche da Bonucci, Chiellini nel finale anche da De Ligt e Demiral. Pirlo li ha messi tutti dentro, una volta visto che il giochino rendeva. Per una volta niente gioco liquido e dominio del gioco. Per una volta difesa e contropiede. E terzo posto conquistato. Ma se fossimo in Fonseca non ci faremmo abbattere da questa sconfitta: la Roma da questo prestazione può ripartire verso una nuova consapevolezza, affrontando Udinese e Benevento e poi rimandando l'esame delle grandi al confronto casalingo col Milan del 28 febbraio.