Come lo fermi il colore di un fumogeno? In nessun modo, non l'arresti. Lo guardi, e basta. E mentre il cielo si colora di rosso – e di giallo – tutto il resto, per qualche istante, scompare. Come è accaduto, a Natale, al piccolo David quando, scartando i suoi regali, si è ritrovato davanti la maglia della Roma, di Edin Dzeko. In quegli istanti, per lui, non è esistito più nulla. E non c'entra l'età, quel bambino tra venti anni si emozionerà alla stessa identica maniera. Magari, anzi purtroppo, mitigherà la sua reazione perché i "grandi" hanno la maledetta perversione di darsi sempre un contegno. Ma la Roma gli farà sempre quell'effetto. Come a me, te-noi, che davanti quel video ci siamo riconosciuti: tutti. Siamo quel ragazzino… pure se siamo cresciuti, e cambiati, al punto che non ci riconosciamo più nello specchio perché ogni giorno abbiamo qualche capello in meno e qualche chilo in più. Ma quelle lacrime sono le nostre, nostra la felicità, gli abbracci. Per questo il video è diventato un'onda inarrestabile che ha invaso migliaia di telefoni, per questo – per una volta – i social hanno unito anziché dividere.

Non mi piace il termine virale. Riporta, inevitabilmente, ad un virus. O a uno di quei filmati che maggiore è il suo squallore… più grande sarà la sua diffusione. Macché, David ha conquistato tutti perché liberatorio, assoluto, spontaneo, Romanista. Già, Romanista. Perché c'è la squadra della città eterna, soprattutto, dentro quel minuto così poetico e definitivo che c'ha fatto diventare gli occhi lucidi e c'ha riportato a quando i ragazzini eravamo noi. A quando mio zio, a sorpresa, mi regalò – in un giorno qualsiasi diventato, però, speciale – la mia prima maglia della Roma: non me la tolsi per due giorni, c'andai anche a dormire.

Sapete, aprendo la scatola, quale fu la prima cosa che feci ritrovandomela davanti? Diedi un bacio al Lupetto di Gratton. Frastornato dallo stesso tumulto di David che senza saperlo – perché le emozioni non hanno bisogno di un canovaccio – ha saputo raccontare cos'è la Roma anche a chi non ne è mai stato folgorato. Quelli che, non sapendo-capendo, storcono il naso davanti al tuo trasporto che c'entra poco con lo sport e, invece, molto con i sentimenti. Già, "Ti amo".