I più giovani forse non lo sanno, e i meno giovani forse non lo ricordano, ma Paulo Roberto Falcao (sì: Paulo Roberto Falcao!) impiegò non meno di tre, quattro mesi per convincere pubblico e critica di Roma che non era soltanto bravo a "fare il vigile in mezzo al campo" (questo si diceva). E che Toninho Cerezo (sì: Toninho Cerezo!) è stato più volte sul punto di tornare, sconsolato, in Brasile poche settimane dopo il suo arrivo a Roma perché non la beccava mai e "correva tutto storto" (anche questo si è scritto). E che dire, poi di Rudi Voeller (sì: Rudi Voeller!) che s'è beccato più insulti e rimproveri che parolacce prima di diventare il Tedesco che Vola?

Questo per dire che non è mai facile arrivare in Italia da un altro campionato e imporsi senza se e senza ma in un amen. Certo, ci sono anche tanti esempi di giocatori che non hanno minimamente subìto il passaggio da un Paese all'altro, ma l'incognita è sempre dietro l'angolo. L'impatto positivo – per mille ragione - non è mai garantito. E, in certi casi, non è corretto anticipare giudizi e verdetti definitivi. Lungi da me, per carità, accostare il nome di Borja Mayoral a uno di quei tre mostri sacri (ve piacerebbe eh....) ma in qualità di romanistone, un po' cesarone e un po' tanto anche pitone, mi sento in dovere di urlare: andiamoci piano. Non possono essere sufficienti due mezze partite (non giocate bene) per etichettare al volo un giocatore come una pippa inguardabile e un acquisto sballato. Borja Mayoral finora ha deluso la Roma, i tifosi della Roma e probabilmente anche se stesso, ma non può essere così brutto come è apparso nelle due gare di Europa League in cui è stato impiegato da titolare. Non può essere così scarso, come visto contro Young Boys e Cska Sofia, un attaccante proveniente dal Real Madrid e non dal Guaiachisuda Football Club.

So che me la sto rischiando, già sento le pernacchie prender corpo nell'etere, non ho la minima certezza che lo spagnolo strada facendo farà vedere cose bellissime ma – adesso – non me la sento di bollarlo in malo modo e maledire il giorno in cui la Roma l'ha portato a Trigoria. So anche che la pazienza del tifoso è finita da tempo (pure la mia...), però voglio illudermi che Borja cominci a dare una mano alla squadra di Paulo Fonseca già alla prossima occasione. Ho usato il verbo illudere non a caso, perché quando c'è di mezzo una palla che rimbalza è lecito aspettarsi di tutto. Nel male sì, ma anche nel bene. Non possono bastare due mezze partite a condannare un calciatore: certo è, però, che lo spagnolo è chiamato a fornire un tangibile segnale di speranza. Immediato. Caro Borja, viemme incontro e damme 'na mano a nun fa n'antra brutta figura....