Regola numero uno: la maglia della Roma è sempre bella.
Perché non rappresenta solo una squadra di calcio ma un popolo, una intera città che vive in simbiosi con questo ideale che sì, dà calci ad un pallone. Ma quello è quasi un dettaglio. Perché se fosse solamente questa la questione non ci sarebbero ferie stravolte, finte malattie, pasti saltati e sacrifici di ogni genere – anche economici – per esserci, seguirla.

Sostenerla. Rinnovando, ogni volta, quella sana eccitazione che precede ogni sua partita. Come quella di questa sera, come tutte le altre prima. E torno alla maglia, allora. Attraverso le parole di una persona che ho a cuore e che, un giorno, m'ha detto: "Quando la Roma entra in campo, con quei colori, sembra un quadro in movimento". Certe volte per esprimere un sentimento servono davvero poche parole, in questo caso ne sono bastate solamente quattro: un quadro in movimento.
Ed il segreto sono proprio quei colori.  Quei colori che t'assaltano l'anima e se ne impadroniscono. Quei colori che, fin da ragazzino, rappresentano il regalo più desiderato da ricevere. La via più breve per arrivare alla felicità, la migliore scelta. L'unica possibile. Quei colori che questa maglia valorizza, esalta. Riportandoci indietro nel tempo ma per catapultarci nel futuro perché, tanto, questa squadra non passerà mai di moda.

Perché la Roma, di moda, non c'è mai andata. E ce ne stiamo accorgendo – ancora una volta – adesso con questa stucchevole, e per certi versi grottesca, pantomima legata ad un calcio di rigore che… c'era. Ma che è stata, comunque, sufficiente per dare il là al fiume di bile sgorgato dalla bocca, e dalla penna, di rancorosi ex calciatori, ex arbitri, ex giornalisti, ex tifosi, ex opinionisti. Ecco, loro sì: ex. Perché tanto tutti quelli che rincorrono una effimera ribalta poi scompaiono, sempre. Mentre la Roma, stagione dopo stagione, continuerà ad emozionarci anche attraverso una maglia così fantastica.
Per la prima volta un ghiacciolo è riuscito a scaldare il cuore della gente.