Se ci sarà la necessità di vincere per evitare magari sgradevoli obblighi all'ultimo turno di campionato nell'indigesto stadio della Juventus, la Roma lo saprà solo pochi minuti prima di scendere in campo stasera (calcio d'inizio ore 21,45, diretta Sky), quando avrà conosciuto il risultato di Sampdoria-Milan, che comincerà alle 19,30. L'imperativo è scansare il rischio degli antipaticissimi preliminari di Europa League che anche nella formula più asciutta della gara secca costringeranno comunque l'italiana che vi parteciperà a disputare minimo tre gare (17 e 24 settembre e 1° ottobre) col rischio dell'eliminazione diretta. Al bando i calcoli, è logico ritenere che l'ufficializzazione del quinto posto dovrà uscire stasera dal Grande Torino, nome evocativo che rimanda a una squadra che evidentemente non c'è più.

Si torna lì dopo quasi due anni, scherzi del Covid: l'ultima fu la prima del 2018-2019, era il 19 agosto, c'era Strootman titolare. La Roma vinse con gol di Dzeko nel finale e nel dopopartita Petrachi fece il diavolo a quattro contro i poteri forti che ce l'avevano col Torino...Quello di oggi non è certamente grande e peraltro è appena uscito da un incubo-retrocessione che aveva animato molte notti del presidente Cairo che, forse non a caso, nelle lunghe settimane del lockdown aveva spinto parecchio sull'eventualità di non terminare la stagione. Invece poi si è giocato fino alla fine, i verdetti sono quasi definiti e Longo ha portato i granata in salvo.

Tre punti decisivi per determinare questo risultato furono quelli che invece complicarono e parecchio la stagione della Roma. Arrivarono alla fine della prima partita di un anno che nessuno allora sapeva che sarebbe diventato così tristemente famoso per via di un virus infame che in quei giorni cominciava a girare nel mondo. La Roma in quel 5 gennaio tirò 31 volte verso la porta di Sirigu, ma non bastarono a segnare neanche un gol al roccioso Torino che aveva ancora Mazzarri in panchina. Con la Spal, una settimana fa, per segnare sei reti sono bastati 13 tiri. Stranezze del calcio. Sta di fatto che dopo quello 0-2, a determinare il quale contribuì in maniera significativa anche la pessima giornata dell'arbitro Di Bello, la Roma entrò in una spirale negativa che è durata praticamente fino alla gara di Napoli: otto sconfitte in tredici gare di campionato, un ruolino disastroso per un 2020 da dimenticare. Con la svolta tattica della difesa a tre sono arrivati anche risultati diversi: cinque vittorie e un pareggio in sei gare, con la felice coincidenza di aver segnato in ognuna delle quali almeno due reti (statisticamente, non accadeva da settembre 2016: nello stesso anno, ma da gennaio a marzo, Spalletti indovinò una serie di otto partite con almeno due gol realizzati). Così il 5° posto pare al riparo e se stasera dovesse arrivare l'ufficializzazione finalmente Fonseca potrebbe considerare poco più di un buon allenamento la gara anticipata a sabato con la Juventus e preparare al meglio la successiva sfida dentro o fuori col Siviglia, giovedì 6 agosto a Duisburg.

L'allenatore sta dimostrando con i fatti che se si cammina tutti insieme nella direzione più corretta, e magari con i presupposti tattici migliori, poi i risultati arrivano a prescindere dalle notizie sulla cessione del club (e ovviamente, nessuno mette più in correlazione i risultati della squadra con le vicende societarie), dalla presenza o meno nel breve periodo del direttore sportivo, o dai contesti ambientali, persino senza il supporto del pubblico che pure è l'elemento di cui si sente più la mancanza. Soprattutto, al netto degli eventi traumatici casuali come la frattura al naso di Pellegrini, è trascorso un periodo frenetico di partite senza particolari ripercussioni muscolari. E questo ha consentito all'allenatore di trovare la squadra più affidabile. Oggi un gruppo di 14-15 giocatori su cui contare c'è. E con loro Fonseca cerca gloria. Da stasera.