La botta, non si può nascondere, è pesante. La disillusione, dopo l'euforia per la qualificazione sul Barcellona, è bruciante. Eppure ancora una volta esistono motivi per poter sperare nell'impresa, che Di Francesco non vuole chiamare miracolo, ma che alla luce di quel che s'è visto ieri sera appare se possibile meno probabile di quel che sembrò nella lunga vigilia del 10 aprile.

La Roma s'è buttata via in un preciso tempo di gioco, tra il 25' del primo tempo e il 25' del secondo, quando si è rammollita nei contrasti, ha mollato ogni marcatura singola e di reparto, ha abbassato i livelli della concentrazione, ha perso le distanze, si è innervosita, illanguidita. Ammosciata.

Il paradosso, l'ennesimo di una stagione troppo vissuta sugli alti e i bassi, è che prima e dopo questi 45 minuti in cui il Liverpool ha segnato cinque reti ma avrebbe potuto farne dieci, la squadra giallorossa ha fatto per intero il suo dovere. Nei primi 25 minuti del primo tempo, reggendo il confronto sul ritmo e sembrando addirittura in grado di prevalere nell'interpretazione tattica, negli ultimi venti riprendendo in mano una gara ormai compromessa grazie anche alle (tardive) correzioni tattiche, segnando due reti e sfiorandone un altro paio.

Da ieri sera hanno ripreso fiato le trombe che suonano sempre a concerti finiti, giudicando solo il risultato. Da oggi si tornerà a discutere dell'opportunità di affrontare il Liverpool con la difesa alta, che resta un rischio persino contro il Crotone, ma solo se i giocatori non riescono a far ciò che non l'allenatore, ma una simile vetrina imporrebbe in questi casi: si chiama continuità tecnica ed agonistica ed è una cosa che la Roma non riesce ad avere.

Bellissima in certi momenti, inguardabile in altri: eppure è la stessa squadra, gli stessi uomini, lo stesso allenatore. E allora si torna a pensare a come eliminare certi difetti. E forse la risposta può arrivare solo dal mercato, dove Monchi dovrà reperire uomini con la stessa qualità, ma in grado di dimostrarla più a lungo nel tempo. Non sarà facile. Per niente.