Se avesse pensato alla Lazio sin da lunedì, oggi questo stordimento di gioia che ci pervade, il movimento dell'Ago col filo che da venerdì s'è fatto incessante per ricucire gli strappi dell'anima e della nostra memoria, questo senso di sospensione che ci fa camminare tra le nuvole e ci fa sembrare tutti più alti e più armonici e più giusti, e quelle immagini stranianti che riviviamo magari fermi al semaforo (per cui ogni macchina non sta dietro a un'altra, ma ordinata in un meraviglioso pressing dinamico), insomma di tutto ciò che di bello ci portiamo dietro di questa settimana della nostra vita, oggi non esisterebbe niente, se non la paura magari di non farcela neanche stasera. Balbettamenti di chi si autocondanna prima della sentenza. Eusebio Di Francesco, invece, alla Lazio ha cominciato a pensare solo alle 22,35 di martedì sera quando ha scansato l'unico abbraccio che lo aveva raggiunto (quello di Stefano Romano, un suo collaboratore) e ha rapidamente guadagnato la scaletta che lo avrebbe riportato negli spogliatoi: «È un po' che faccio così, preferisco lasciare i festeggiamenti ai giocatori e ai miei collaboratori. Quel che devo dire loro lo dico negli spogliatoi», ha ribadito ieri. E martedì sera lo ha già chiarito: «Adesso pochi festeggiamenti e cominciamo a pensare alla Lazio».

Vedremo stasera che tipo di partita avrà preparato, anche se non è mai facile ricalibrarsi sul campionato dopo un simile intermezzo di Champions. Oltretutto ci sono un paio di giocatori non al meglio (probabilmente Manolas andrà in campo e Florenzi no, ma non ha dato alcuna certezza ieri il tecnico) e non è ancora chiaro se si resterà col miracoloso 343 ammirato martedì o il 433 che comunque, come ha ricordato ieri a petto in fuori, «fino a qui ci aveva portato». La Lazio, peraltro, viene da una scottante delusione dalla trasferta austriaca dove è apparsa stanca e a un certo punto incapace di ribellarsi al destino che le ha tolto la qualificazione proprio quando era sembrata in grado di prendersela, e ha incassato tre gol in quattro minuti, mostrando tutti i limiti di una difesa che per tutta la stagione non è sembrata irreprensibile. Sarà un bel duello tattico tra due squadre portate naturalmente a sbilanciarsi, e come al solito sarà il campo a dare il suo verdetto. In palio per chi vince il consolidamento del terzo posto (preziosissimo, anche in rapporto al pareggio di ieri sera dell'Inter) e un pezzetto di qualificazione alla Champions del prossimo anno. Di Francesco pretende continuità: «Dobbiamo migliorare sotto questo aspetto, anche a Trigoria». È un mantra ormai, che ripete spesso, come se a piazzale Dino Viola ci fosse qualcuno che fatichi a seguirlo. E il tecnico approfitta della riaffermata autorevolezza per ripeterlo. Sarebbe folle non dargli retta.