C'era da scommetterci. Due sorteggi consecutivi favorevoli non si ricordano nella nostra storia. Puntuale, dopo il Gent che pure ci ha fatto soffrire parecchio, ecco il Siviglia pentacampione nell'Europa League. Con ambizioni pure in questa anche se si sono presentati agli ottavi dopo un sedicesimo passato con un colpo di Var a due minuti dal novantesimo contro il Cluj che aveva eliminato la Lazio (c'entra poco ma ci fa piacere ricordarlo).

Sarà il derby di Pau Lopez; una sfida contro tanti giocatori che abbiamo visto nel nostro campionato, Banega, Vazquez, Suso, Ocampos; un faccia a faccia con una squadra costruita per tornare in Champions; un confronto che sarebbe stato meglio affrontare più in là. Ma sarà anche il ritrovarsi di fronte quel senor Monchi passato da Trigoria senza lasciare tracce se non quelle di un progetto nato male e proseguito peggio (la semifinale di Champions basta leggere i nomi di quella Roma per capire che quella squadra era ancora di Sabatini), concluso con un divorzio consensuale ma ricco, soprattutto da parte di Pallotta, di accuse che certo non possono non aver ferito l'ego di questo signore arrivato da queste parti pieno di coppe per poi tornare a casa sconfitto sia dal punto di vista tecnico che da quello economico.

Di certo neppure lui sarà stato contento quando ha visto che la sorte lo avrebbe riportato a Roma dove, sicuro, al di là dei formalismi istituzionali, non sarà accolto da baci e abbracci. Ma l'errore che non dovrà commettere questa Roma aggrappata all'Europa League per provare a dare un senso a questo ennesimo anno zero, dovrà essere quello di personalizzare la sfida. Per qualificarci ai quarti si dovrà battere il Siviglia, non Monchi.

E non sarà una passeggiata di salute. Storia, tradizione e risultati degli ultimi anni certificano in maniera chiara che gli andalusi sanno come si vince in Europa, hanno qualità tecnica, conoscono alla perfezione il significato di partite che si giocano sui 180 minuti, non nascondono, pure loro, che l'obiettivo è quello di arrivare anche in questa edizione all'atto finale di Danzica.

Per eliminarli i giallorossi dovranno essere quelli di Firenze o quelli del derby, certo non quelli che abbiamo visto nella doppia sfida contro i belgi del Gent, due partite che abbiamo ancora negli occhi e che certo non inducono all'ottimismo. Ma la Roma di quest'anno ci ha abituato alle montagne russe, soprattutto nel 2020.

Sarà necessaria la Roma migliore per continuare a sognare Danzica, una Roma possibilmente con più qualità con i recuperi di Pellegrini e (si spera) Diawara, una squadra nel senso più pieno della parola, in grado di minimizzare gli errori sin dai novanta minuti che si giocheranno il dodici marzo a casa loro, sapendo, fattore che non è da sottovalutare, che gli uomini di Monchi prima della gara d'andata dovranno andare a giocare sul campo dell'Atletico con in palio un pezzo della prossima Champions e tre giorni dopo avranno in casa il derby con il Betis. Adelante Roma, se fai la Roma al senor Monchi il giallorosso andrà ancora di traverso.