Si dice, sembra, si sussurra, pare che la nottata sia passata. Terza vittoria consecutiva, nove punti, otto gol realizzati in questi ultimi duecentosettanta minuti di campionato dopo due mesi di disarmante stitichezza offensiva, due incassati, ininfluenti e nel corso di tre gare in cui Alisson ha continuato a dare ragione a Taffarel che lo ha definito il Pelè dei portieri. Non poteva esserci avvicinamento migliore verso l'appuntamento Champions che, mercoledì prossimo, ci vedrà protagonisti in Ucraina per inseguire l'obiettivo dei quarti di finale.

Si diceva che Verona e Benevento non potevano costituire una risposta garantita. Vero. Stavolta, però, i tre punti sono arrivati sul campo dell'Udinese dove, oltretutto, era stata vietata la presenza dei tifosi giallorossi da una disposizione inaccettabile (ma ci avete fatto caso comunque quanti erano belli i tifosi romanisti alla Dacia Arena?). Non l'Udinese del girone d'andata, ma quella griffata Oddo capace di portarla ai confini della zona europea. La Roma l'ha allontanata, al termine di novanta minuti certo non facili, ma in cui si è vista in campo una squadra equilibrata, con le idee chiare, unita, intenzionata a mettersi definitivamente alle spalle ansie, paure e delusioni che l'avevano accompagnata nei due mesi precedenti.

Di Francesco e la Roma ci sono riusciti capendo che c'era bisogno di cambiare qualcosa. Ovvero, il modulo. Sarà pure vero come dicono i professori di tecnica, che cambia poco lo spostamento in avanti o indietro di un giocatore di una decina di metri. Sarà pure così, ma il quattro-due-tre-uno con cui ora si schiera in campo la Roma, ci ha restituito un Nainggolan felice di giocare, un terzetto di registi, De Rossi, Pellegrini, Strootman, che hanno tempi e spazi per sfruttare i loro piedi, un Perotti che quando va in campo può cavalcare sulla preferita corsia del fallo laterale. E, pure, ci ha fatto scoprire un Under capace di fare con costanza la differenza con quel sinistro con cui può concretizzare ciò che vuole. Tutto questo non vuole dire che il quattro-tre-tre non potrà più essere utile. Ma semplicemente che esiste un'alternativa valida per vincere le partite. È questo quello che conta.