Forse non sarà un vento di quelli poderosi, che spazzano via ogni nube in un colpo solo, ma la brezza che spira dal Friuli sa di novità. Qualcosa è cambiato rispetto al periodo terribile vissuto dalla Roma. Di più: qualcuno è cambiato. Cengiz Ünder si è trasformato in poche settimane da giovane promessa non ancora mantenuta a uomo che più decisivo non si può (quattro gol nelle ultime tre partite). E con un Alisson che mostra ogni settimana di più di essere ormai di diritto fra i portieri "top" del panorama mondiale, la Roma comincia ad avere qualche volto nuovo sul quale fare pieno affidamento. Vincere aiuta a vincere: è un vecchio adagio, ma sempre valido. Ribadito anche da Di Francesco nell'immediato post partita. Se i due indizi forniti fra la gara di Verona e quella casalinga con il Benevento non facevano una prova, la vittoria di Udine spazza via i dubbi residui sulla convalescenza in atto e rende il cielo romanista terzo, come i tre successi consecutivi e quel posto sul podio che ora sembra alla portata. In attesa dei risultati delle contendenti. Terso invece il cielo è stato sulla Dacia Arena prima dell'inizio del match, per poi cedere alle nubi e al freddo sferzante tipico della zona.  

Quasi a voler illuminare quello spicchio di settore occupato dai pochi fortunati che erano riusciti ad assicurarsi un tagliando prima dell'assurdo divieto imposto da Viminale e prefettura di Udine (poi trasformato nell'ennesimo pastrocchio tutto italiano, "un po' divieto, un po' no"). In quella Curva insolitamente semideserta i presenti si sono sgolati come trasferta impone. Mentre di fronte a loro gli udinesi sintetizzavano in un coro di scherno (rivolto alla squadra attualmente quinta in classifica) tutta l'assurdità del provvedimento punitivo e al tempo stesso la simpatia reciproca fra le due tifoserie. Ma pronti via, ognuno ha pensato a sé, come era giusto che fosse.

Il canovaccio della gara è stato chiaro fin dal primo tempo, con la Roma a dettare i tempi di gioco e i bianconeri, ben messi in campo da Oddo, a chiudersi e ripartire, contando soprattutto sulla buona vena di Barak e sui movimenti di De Paul fra le linee offensive. Nel primo quarto d'ora si è avuta l'impressione di una partita aperta a ogni possibile scenario, su entrambi i versanti, con Ünder subito in palla, sulla scia di quanto aveva mostrato nelle ultime settimane. Dall'altro lato Perica lanciato da uno scellerato retropassaggio di Jesus, si è presentato a tu per tu con la porta giallorossa, trovandosi però ipnotizzato da un Alisson sontuoso. Poi il caso: ancora il turchetto ha provato a destreggiarsi in versione aerea in area friulana. Palla c'è, palla non c'è, quello che è parso certo è un braccio galeotto di Ali Adnan, alzato ben oltre la protezione del volto. Di Bello è stato richiamato dal Var Damato, che ha poi deciso per un nulla di fatto. I giallorossi non riescono proprio ad avere fortuna con lo strumento di ausilio tecnologico.   

Da quel momento in poi di occasioni vere e proprie se ne sono contate poche, se si eccettua un diagonale mancino troppo timido per dare gioia da parte di El Shaarawy e qualche tiro dalla distanza dei centrocampisti udinesi senza eccessive velleità. A inizio ripresa uno squillo bianconero ha svegliato la Roma, che si era appena addormentata su un fallo laterale, porgendo ancora a Perica un regalo più che invitante. Ma ancora una volta è stato super Alisson a opporsi. La grande paura ha forse scosso i giallorossi, che da lì in poi hanno cominciato a premere in maniera più convinta con tutti (o quasi) gli effettivi. Finché, pochi secondi dopo la staffetta fra El Shaarawy e Perotti, Ünder - ancora lui - ha scagliato un bolide di collo esterno di rara bellezza: palla nell'angolino e tutti ai piedi del Fato Turchino.

Questa volta dopo il vantaggio la squadra di Di Francesco non ha commesso l'errore di abbassarsi eccessivamente. Non fosse stato per uno sfortunato svarione difensivo di Strootman, Alisson sarebbe stato tranquillo anche nel finale. Ma visto che c'era, si è esibito in un altro (doppio) intervento decisivo. E forse si è avuta proprio in quell'istante la sensazione del vento in direzione contraria rispetto al recente passato. Non solo: ostinata anche. La squadra giallorossa non si è scomposta, ha scacciato ogni fantasma e le relative paure. Poi ha continuato a macinare gioco e occasioni, con Dzeko in versione rifinitore (dopo aver tentato un paio di sortite solitarie) per Defrel, entrato nei minuti conclusivi al posto del turchetto diventato Gran Turco. Ma ci ha pensato Perotti a mettere il punto esclamativo sul match, a recupero appena iniziato. Un tocco quasi da calcetto ad anticipare Bizzarri in uscita, su imbeccata di Nainggolan, dopo una palla riconquistata dal pressing di Defrel sulla trequarti. Uno dei marchi di fabbrica difranceschiani nella prima parte di stagione. 

L'importante ora è aver ritrovato il passo che sembrava definitivamente smarrito soltanto tre settimane fa. Averlo fatto nel periodo cruciale della stagione, quando la Champions sta per riaffacciarsi sul panorama giallorosso e le rivali sembrano balbettare, è merito più che fortuna. Segno di una squadra che ha finalmente voltato pagina. Ritrovando - anche se ancora solo parzialmente - quei capitoli ben più accattivanti per i tifosi. Ci piace pensare che questa vittoria sia stata anche un po' per loro, per tutti quelli cui è stato negato un viaggio d'amore e la gioia che ne è conseguita. Forse quel vento è stato frutto di un soffio collettivo, arrivato da chi è rimasto a Roma.