Sparita. Scomparsa. Volatilizzata. Evaporata. Sciolta. Naufragata. Umiliata. Ciancicata. Scegliete voi il participio passato che preferite, vanno bene tutti purtroppo. In ogni caso, è un disastro. Più o meno annunciato dato che quello che abbiamo visto nell'ultimo mese e mezzo, è stato un calvario che forse non si augurerebbe neppure al peggior nemico. Il tutto, per l'esattezza, in quarantrè giorni. Dal sedici dicembre a ieri sera quando, perlomeno, si spera di aver toccato definitivamente il fondo, pur nella consapevolezza che purtroppo c'è sempre il fondo del fondo. I numeri, in questo senso, sono impietosi. Sarà pure vero che non sempre nel calcio le cifre dicono la verità, ma in questo caso, invece, ce la sbattono in faccia in una maniera in cui non ci si può aggrappare neppure a qualche attenuante. Proviamo ad illustrarveli. Partendo proprio da quel sedici dicembre che sembra lontano anni luce. In una serata di pene e smoccolamenti, il sedici dicembre i giallorossi riuscirono a battere il Cagliari all'Olimpico nei minuti di recupero con una zampata di Fazio diventato centravanti, gol peraltro fortemente contestato dai sardi per un presunto fallo di mano dell'argentino, ma comunque convalidato dall'arbitro Damato dopo regolare consultazione del Var. La classifica in quel momento recitava Napoli in testa a quota quarantadue, la Juventus a un punto, l'Inter a due, noi, la nostra Roma, a quattro con tanto di asterisco a fianco perché bisognava ancora recuperare la gara in trasferta con la Sampdoria, la Lazio a guardarci le chiappe a cinque punti di distanza pure lei, comunque, con l'asterisco al fianco. E si diceva: se si vince a Genova contro la Doria, siamo a pari punti con la Juve, a un solo punto dal primo posto del Napoli. Sogni di gloria, legittimi e comunque avvalorati da una squadra che sì, stava cominciando a dare segni di smarrimento, ma che stava lì, ad alimentare una competitività da primissimi posti.

Quarantatrè giorni dopo, il quadro è stato sfregiato in maniera irreversibile. E pure qui i numeri arrivano a spiegare in maniera incontrovertibile una crisi di gioco, risultati, umori e tutto quello che volete voi. Da quel sedici dicembre sono state giocate cinque giornate di campionato (c'è stata la sosta di due settimane). Sei per la Roma, così come per Lazio, Sampdoria e Udinese che mercoledì scorso hanno tutte recuperato la rispettive partite. I numeri di queste cinque (sei) giornate sono un'autentica Caporetto. La Roma, pur con una partita in più, sarebbe penultima in classifica, limitandoci a questo periodo, con appena tre punti conquistati frutto di altrettanti pareggi, poi tre sconfitte (Juventus, Atalanta e ieri sera contro la Samp). Solo il Chievo è alle nostre spalle avendo conquistato appena un punto. Spal e Verona sono pure loro a quota tre. In questo lasso di tempo, abbiamo perso dodici punti da Juve e Napoli, dieci dalla Lazio, otto dall'Udinese, sette da Milan e Sampdoria, sei da Atalanta e Torino, addirittura tre pure dal Benevento. In queste sei partite abbiamo segnato appena quattro gol, subendone sette, proseguendo progressivamente in un'involuzione di gioco da mani nei capelli. Sconfitta a Torino con la Juventus, poi maluccio con il Sassuolo, malissimo con l'Atalanta, appena sufficienti a Milano contro l'Inter, quasi sufficienti a Genova con la Sampdoria, un disastro ieri sera, in particolare nei primi trenta minuti di gioco, contro la stessa Doria.

Sono numeri che non concedono appelli. E il fatto di non essere riusciti a trovare anche solo una contromisura se non quella di mettere attaccanti quando si stava perdendo e difensori quando si stava vincendo (Inter), è un aggravante. Per tutti. Perché nessuno si può sentire escluso da questa Caporetto. Che lo è ancora di più ripensando pure al fatto che, sempre in questo periodo, i nostri eroi, si fa per dire, hanno pensato bene di salutare pure la Coppa Italia (20 dicembre), facendosi battere all'Olimpico da un Torino più o meno B, alla fine, peraltro, di una delle partite meglio giocate, e pure qui si fa per dire, in questo ultimo periodo. Questo è. E certo non è un bel vedere da parte della gente romanista, pure quest'anno legittimata a sentirsi tradita da una squadra che, pure, con quel primo posto in un girone di Champions League che vedeva ai nastri di partenza Chelsea e Atletico Madrid, per l'ennesima volta si era illusa (pure noi) che in questa stagione ci si potesse togliere finalmente qualche soddisfazione. E invece adesso, a quarantatrè giorni dall'ultima illusione, siamo qui, tutti, nessuno si senta escluso, e noi ci siamo dentro certo non ci sottraiamo dalla lotta, a dover fare i conti con una stagione che sta scivolando verso il totale fallimento. Il tempo ci sarebbe per salvarla, ma il problema è che non c'è più la Roma.