2661 giorni fa James Pallotta diventò il 23º presidente della storia della Roma, il suo mandato finirà entro poche ore quando Dan Friedkin diventerà il 24º presidente. Giudicheremo il finanziere di Boston solo quando avrà ufficialmente concluso la sua avventura, ma il fatto che rimanga all'interno dell'azionariato giallorosso fa capire quanto sia realmente attaccato alle sorti della società. Allo stadio, semmai, precisano alcuni buontemponi, dimenticando che se un imprenditore ha realmente a cuore il futuro di un club calcistico oggi non può prescindere dalla progettazione e relativa costruzione di un impianto che consenta di sviluppare tutte quelle strategie tecniche e finanziarie che hanno permesso ai top club d'Europa di raggiungere quel livello che oggi è negato alle società italiane.

Basti pensare che poco prima che cominciasse l'era Pallotta, il Barcellona fatturava meno della Roma. Oggi il club blaugrana punta al miliardo di fatturato mentre la Roma fatica a confermare i 250 milioni del boom di due stagioni fa. E ogni anno il gap aumenta.

Questo perché mentre in Italia imperversava Moggi con la sua accolita di truffatori, in Europa i dirigenti realmente illuminati lavoravano per consentire al proprio movimento calcistico di svilupparsi negli anni attraverso politiche di miglioramento delle proprie strutture tecniche e immobiliari con la lungimiranza che in Italia nessuno ha avuto, occupati come erano a contendersi la compiacenza degli arbitri e dei dirigenti di Lega e Federazione per strappare "ad ogni costo" una vittoria al Como o al Lecce.

Così quando all'orizzonte romanista è apparso il sodalizio americano, dopo che la resistenza dei Sensi era stata piegata e ormai quasi assoggettata, non tutti a Roma e in Italia hanno colto la portata del "Progetto", tanto da far diventare una barzelletta la parola stessa mentre i nuovi dirigenti si sono trovati in mezzo a una guerra tra bande che a poco a poco ha prosciugato entusiasmi ed energie.

La mancanza di una Coppa Italia in più in bacheca non potrà mai rappresentare il marchio di infamia di un club che in così pochi anni ha quintuplicato il proprio valore tenendo la squadra sempre al vertice del campionato italiano con il clamoroso picco della semifinale di Champions League del 2018 che ha attirato sulla Roma l'attenzione di tutta Europa e di diverse grandi multinazionali. Non è un caso se attraverso quella straordinaria cavalcata sono arrivate importanti sponsorizzazioni e diverse manifestazioni di interesse per l'acquisizione del club.

Sia pur con il fardello di diversi errori che hanno complicato il rapporto con una parte (sanissima) della tifoseria, Pallotta merita comunque rispetto. Ovviamente al nuovo presidente chiederemo immediatamente una Coppa Italia, tanto per cominciare. E se il Comune di Roma non si sbriga a concedere le ultime autorizzazioni per la costruzione del nuovo stadio, solido asset su cui costruire la Roma miliardaria e finalmente vincente del futuro, allora sì che i romanisti tutti avranno un nemico.