Houston, il problema sta per risolversi. Ovvero, pur con tutte le cautele necessarie in vicende legate a cambi di proprietà societarie, la Roma sta per cambiare proprietario. Sussurri senza grida, fanno sapere che siamo al punto di svolta a cui, da mesi, stanno lavorando James Pallotta nel ruolo di venditore e Dan Friedkin in quello di acquirente. Cioè la cessione del pacchetto di maggioranza della Roma da un americano all'altro. La trattativa sta andando avanti a grandi passi negli Stati Uniti, i due imprenditori si sentono tutti i giorni, i rispettivi entourage sono arrivati quasi al termine del grande lavoro che serve per chiudere un deal così complesso e importante.

Due diligence

Il lavoro di controllo e verifica sulle dodici società che fanno parte della galassia giallorossa, è quasi concluso. Anzi la parte più importante, quella contabile ed economica, è già stata vagliata e promossa dagli uomini dell'imprenditore texano che per hobby colleziona aerei da guerra. E alla fine di questo grande lavoro, Friedkin ha detto «si vada avanti». È la conferma di come da un punto di vista economico, non sono stati trovati intoppi sostanziali, il pacchetto è stato promosso. Perché solo così si può spiegare il fatto di lavori ancora in corso. Ovvero si è passati alla seconda parte della due diligence, cioè quella legale.

Parte in cui l'acquirente e i suoi uomini dovranno verificare gran parte dei contratti che la Roma ha in corso, ma anche eventuali cause di lavoro pendenti, peraltro quasi tutte ereditate dalla precedente gestione (tra queste c'è anche quella di Batistuta che rivendica il mancato pagamento del premio per la vittoria nella Supercoppa italiana del 2001). L'operazione non dovrebbe prendere più di qualche giorno. Una volta esaurita quest'ultima fase, si passerà a quella conclusiva. Cioè la proposta scritta per l'acquisto del pacchetto di maggioranza della Roma.

Non più quindi un ingresso graduale nel club come era stato ipotizzato in un primo momento. L'imprenditore americano, dopo essere stato a Roma per quattro giorni con venti suoi consulenti e il figlio Ryan, ha scelto di fare subito il passo decisivo, probabilmente forte anche delle notizie che stanno arrivando sullo stadio, questione pure questa che dovrebbe risolversi positivamente nello spazio di due-tre settimane.

Con la certezza dello stadio, anche la valutazione Pallottiana da un miliardo di euro (meno i debiti e l'aumento del capitale sociale), a Friedkin deve essere sembrata quella giusta. Cioè un'offerta da cinquecentocinquanta-seicento milioni per chiudere. Pallotta, del resto, è entrato nell'ordine di idee di vendere, non tanto per sua convinzione (fosse dipeso soltanto da lui probabilmente non avrebbe venduto), quanto perché i soci che fanno parte della sua cordata, chiamiamola così, hanno detto basta soprattutto nel momento in cui hanno preso atto che c'era un acquirente con tutte le credenziali del caso. L'affare sta andando avanti negli Stati Uniti e anche la probabile conclusione avverrà negli States con il passaggio di consegne e del cash direttamente nella AsRoma Spv Llc che ha sede nello stato del Delaware dove certe operazioni si esauriscono nello spazio di quarantotto ore.

Il futuro

Ribadendo che in vicende come questa la cautela non è mai sbagliata, Friedkin del resto è ancora nelle condizioni di poter dire no grazie, come cambierà la Roma nel momento del passaggio di consegne? Difficile immaginare a breve scadenza una totale rivoluzione del management. Non solo per una questione di delicatezza, ma anche perché una società di calcio è un'impresa atipica rispetto a qualsiasi altra, c'è bisogno di conoscenze specifiche, pensate soltanto alla questione relativa allo stadio di Tor di Valle.

Sarà inevitabile che Friedkin che probabilmente sarà il nuovo presidente, inserisca anche nella società qualche suo uomo di fiducia, probabilmente partendo dal figlio Ryan che nella quattro giorni romana è sembrato il più entusiasta del nuovo affare che papà stava portando avanti. Per il resto l'attuale management a breve e medio termine rimarrà al suo posto, in attesa di un graduale passaggio di consegne che, peraltro, potrebbe anche non valere per qualcuno. Del resto non è per niente da escludere che Pallotta possa rimanere all'interno della società, anche se ovviamente con una quota di minoranza, una quota che probabilmente sarà indirizzata soprattutto alla questione dello stadio, un'opera per la quale Pallotta ha investito fin qui una cifra non lontana dai cento milioni di euro.