Continua la pubblicazione integrale del programma elettorale di Damiano Tommasi, candidato alla presidenza della Federcalcio. In questa puntata i capitoli 8, 9 e 10.

CALCIO A 5

OBIETTIVI:
- "Collocazione" del Calcio a 5 / Riforme;
- Status dei calciatori.

 Nei documenti programmatici lo spazio dedicato al calcio a 5 è sempre sempre stato marginale, sebbene le caratteristiche della disciplina risultino essenziali alla crescita e alla formazione dei giovani calciatori. Dalle positive esperienze di Paesi come Brasile e Spagna, si ravvisa l'esigenza di proporre un piano di sviluppo del calcio a 5 fondato sulla valorizzazione dei settori giovanili nazionali e sulla ristrutturazione del sistema di gestione delle squadre nazionali. Al fine di raggiungere un obiettivo strategico per la Federazione, come la valorizzazione del patrimonio di giovani calciatori, si dovrà promuovere la realizzazione di un modello di interazione e collaborazione fra scuole calcio e calcio a 5, con il coinvolgimento degli Istituti scolastici. Il tema della valorizzazione dei giocatori formati in Italia, va rivisto attraverso una normativa che mantenga un giusto mix tra le diverse esigenze di spettacolo, formazione, radicamento territoriale, come di legislazione nazionale e, soprattutto, internazionale. È opportuna la realizzazione di un piano strategico congiunto tra tutte le componenti che oggi, a vario titolo, sono coinvolte nella formazione dei calciatori. Oltre ad un necessario incremento del budget finalizzato alle attività di formazione e sviluppo, occorre creare una nuova struttura di coordinamento che armonizzi le varie anime (Divisione calcio a 5, Settore Giovanile e Scolastico, Settore Tecnico e Club Italia) che, ad oggi, intervengono disorganicamente. In vista dei Giochi Olimpici Giovanili del 2018 e dei nuovi impegni sportivi internazionali, è essenziale una riorganizzazione delle nazionali. L'inserimento delle nazionali di calcio a 5 all'interno della struttura del Club Italia risente ancora di un pregiudizio dovuto alla scarsa considerazione che il mondo del calcio ha nei confronti della disciplina a 5. In questo senso sarà imprescindibile identificare una figura di raccordo (Team manager e/o Coordinatore delle nazionali di calcio a 5) fra la struttura del Club Italia e la Divisione calcio a 5, che possa contemperare obiettivi istituzionali con professionalità e competenze specifiche del settore. (...)

CENTRI FEDERALI TERRITORIALI

OBIETTIVI:
- Ridurre il numero dei Centri per aumentarne la qualità.

 Qual è il loro reale obiettivo, oggi? Selezionare e «coltivare» il talento sportivo oppure contribuire alla diffusione del calcio a livello sociale? Nell'attuale organizzazione, i Centri Federali Territoriali accolgono giovani calciatori di ciascuna classe provenienti dalle sole società dilettantistiche. Se l'obiettivo è quello di fare formazione, bisogna intervenire alle radici dell'abbandono dell'attività e della «dispersione del talento», creando un «senso di appartenenza» dei ragazzi e delle ragazze verso il sistema. Tutte le squadre del territorio devono avere la possibilità di frequentare un centro federale, indossare la maglia azzurra, aggiornare i propri allenatori. Insomma: i Centri Federali devono diventare un luogo vissuto, in cui far incontrare tutti i ragazzi e le ragazze, per far crescere il loro spirito calcistico e le competenze loro e di chi li deve seguire. La collaborazione con le società del territorio e lo sfruttamento delle strutture già esistenti può e deve subire un ulteriore miglioramento con il coinvolgimento delle società professionistiche. Oltre alle strutture, le società professionistiche potranno far vivere il C.F.T. ai loro giovani calciatori di maggior talento e capacità, nell'ottica di far crescere i «talenti» delle Nazionali. Per ottenere questo risultato è necessario diminuirne il numero ed aumentarne la qualità.(...)

"SECONDE SQUADRE"

OBIETTIVI:
- Elaborare un modello sostenibile e funzionale. Il 70% dei calciatori spagnoli tesserati per un club del massimo campionato ha militato in Segunda B (nel campionato corrispondente alla nostra Serie C) almeno per una stagione. Il 55% dei calciatori spagnoli di Primera e Segunda hanno giocato 1 anno negli ultimi 3 in Segunda B (nostra serie C). Come sia possibile questa alta percentuale in un Paese molto interessato dalla presenza di calciatori stranieri lo si spiega con il sistema delle «Seconde Squadre». Ogni Club di Primera ha ormai una «Seconda Squadra» nei campionati inferiori. Basti pensare che nella Spagna campione del mondo 2010, 20 calciatori in rosa avevano militato in una «Seconda Squadra». In Italia, invece, l'ultimo step formativo per i nostri giovani è il campionato Primavera. Qui le percentuali sono desolatamente diverse. Secondo uno studio elaborato dall'AIC sui calciatori militanti dei campionati Primavera delle stagioni 2011/12 fino al 2013/14, ad oggi risultano calciatori professionisti solo il 23%. Basta questa differenza ad evidenziare il valore non formativo, dal punto di vista sportivo, delle nostre primavera e ad imporci alcune riflessioni. (...) Punto di partenza è introdurre un modello italiano di «seconde squadre», differenti dalle attuali primavera delle squadre professionistiche. Fondamentale sarà la valenza sportiva del progetto che, proprio per questo, non potrà prescindere da alcuni punti fermi.

- Squadre da inserire nel campionato di Lega Pro, con possibilità di promozione e/o di retrocessione ma con il limite di non poter accedere al campionato di competenza della Prima Squadra.

 - Limitazione dell'età dei calciatori da tesserare (U23 o U21) con possibilità di fuori quota.

 - Possibilità di impiego con la Prima squadra durante la stagione di calciatori tesserati per una «seconda squadra» (nr. limitato di partite) solo per gli U23 o U21.

 - Esclusione delle «seconde squadre» dalla distribuzione della mutualità e di qualsiasi altro incentivo federale o di Lega nonché dal diritto di voto nell'assemblea della Lega di pertinenza.

 - Vincolo di utilizzo di calciatori selezionabili in Nazionale secondo un numero minimo di italiani o un numero massimo di stranieri.

 L'iscrizione al campionato delle «seconde squadre» deve essere una priorità a partire dal prossimo campionato, passando attraverso le mancate iscrizioni alla Lega Pro, alternandole nei ripescaggi, come detto, con le società retrocesse e/o le società aventi diritto in graduatoria per la LND. Le «seconde squadre», non partecipando ad alcuna forma di distribuzione di risorse o mutualità, aumenteranno indirettamente, come già accennato in altra sezione, il plafond disponibile per le altre società. Infine, le «seconde squadre» porteranno in Lega Pro i marchi sportivi delle rispettive prime squadre, con indubbi ed evidenti vantaggi in termini di diritti ed esposizione mediatica del campionato (...).

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