C'era una volta un Inter-Roma con ventimila romanisti al seguito e un'intera curva dello stadio Giuseppe Meazza in San Siro gremita di stendardi, cori, battimani e bandiere giallorosse. No, non è un viaggio in un passato lontano, ma il ricordo di una calda serata di sabato di fine agosto del 2010. Un lasso di tempo breve che per molti rappresenta al contrario un periodo piuttosto lungo e significativo, almeno ripensando a quanto siano cambiate determinate cose nel corso delle ultime stagioni. In palio la Supercoppa Italiana dopo la tremenda delusione di uno titolo sfumato a poche giornate dal termine, trofeo già conquistato in casa dei nerazzurri alcuni anni prima grazie al rigore decisivo trasfromato da Daniele De Rossi.

La Roma guidata da mister Ranieri era stata capace nella stagione che aveva appena tirato giù il sipario di rincorrere per settimane la corazzata nerazzurra, scavalcarla e di scrivere un finale noto a tanti, anzi tutti, tra l'harakiri casalingo con la Sampdoria e una speranza svanita in quel di Verona. "To be continued", recitava uno striscione dei romanisti al Bentegodi nel maggio del 2010, ultima e decisiva gara della stagione 2009/2010. Quel sostegno continuo e incessante non finì certamente di fronte ad un cocente secondo posto, tanto che in ventimila decisero di cauterizzare la ferita scoperta (per molti lo è ancora) invadendo pochi mesi dopo il capoluogo lombardo e paralizzando l'autostrada del Sole.

Alcune settimane prima però un'altra notizia aveva scosso il tifo romano e non, ovvero l'annuncio da parte del Ministro dell'Interno Roberto Maroni di voler inaugurare il progetto "Tessera del tifoso" a partire dalla stagione successiva. Quell'Inter-Roma fu di fatto l'ultima trasferta senza obbligo di sottoscrivere l'ormai nota fidelity card, reputata da molti un mero strumento di natura economica che, in presenza di biglietti nominativi e controlli piuttosto efficienti, nulla avrebbe aggiunto nell'ambito della sicurezza negli stadi italiani. L'effetto di tale manovra, con la certezza di chi giudica a posteriori forte di numeri indiscutibili, è stato quello di svuotare ulteriormente gli impianti nostrani, generando nel corso degli anni una richiesta di modificare lo status quo e tornare alla normalità delle cose. Il che - sia chiaro - non vuol dire giustificare gesti violenti ma rendere meno difficile il compito di chi gira l'Italia portando dentro di sé una passione che non conosce confini, né tantomeno limitazioni.

Al netto di alcuni episodi sopra le righe dettati anche dall'esito della sfida, con diversi minuti di sospensione a causa del lancio di alcuni fumogeni sul manto verde, i ventimila romanisti presenti a San Siro quella sera diedero vita ad uno spettacolo nello spettacolo, incoraggiando una Roma capace di passare in vantaggio con Riise prima della inarrestabile reazione interista. Di Pandev ed Eto'o (doppietta) le reti che decisero l'incontro e indirizzarono il trofeo verso la folta bacheca nerazzurra, nonostante festeggiamenti piuttosto sobri dettati anche dalla protesta del tifo organizzato della Nord interista che prese posizione in merito al "ricatto della tessera del tifoso", per rubare un passo all'enorme striscione esposto nel prepartita nel cuore del tifo pulsante del club allora di proprietà della famiglia Moratti.

C'era una volta un Inter-Roma con ventimila romanisti al seguito, senza limitazioni in base alla residenza o al possesso di una tessera, con una curva intera dedicata e un terzo anello messo in vendita a 14 euro (35 per il primo e 20 per il secondo). Esattamente la metà rispetto a quanto richiesto per il terzo anello blu per quanto riguarda la sfida di domenica sera, tra prezzo e costi di prevendita, oltre all'obbligo di presentare addirittura il codice fiscale (a discrezione del rivenditore) e ovviamente una fidelity card. Seppur la sfida non sia stata ritenuta ad alto rischio dall'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive. Dall'alto del settore più elevato dell'impianto milanese, e con la visibilità peggiore, saranno al momento circa 2.500 i romanisti presenti. Certo, il paragone con una finale di Supercoppa non può reggere, ma di certo negli anni ne son cambiate di cose. Per non dire peggiorate. Il supporto e la passione no, quelle sono rimaste immutate.

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