Avanti c'è posto e non solo perché perdono colpi le prime mentre Napoli e Lazio sono impegnate in trasferta (l'Atalanta invece in casa con l'Udinese), ma anche perché se da qualche parte nell'universo c'è qualcuno che tiene conto di debiti e crediti allora prima o poi alla Roma capiterà anche di vincere tre-quattro partite di seguito senza alcun merito specifico, un po' come hanno pareggiato le squadre che l'hanno affrontata recentemente. "Se" e "ma", però, i saggi dicono che non contino a nulla, conta vincere le partite e conta un po' anche non perderle. Ecco, in questo la Roma è diventata una specialista (da quando c'è Fonseca è capitato una sola volta in 11 partite ufficiali, 21 mettendo pure le amichevoli e noi ce le mettiamo perché perdere dà fastidio pure d'estate). Ma ora è il caso pure di risentire Grazie Roma dopo il triplice fischio. Sono 38 giorni che non succede, 42 se consideriamo solo il campionato. È febbre. Ne fece quattro a squadra la Roma in quei giorni: prima al Sassuolo, poi al Basaksehir in Europa League. Del poker di marcatori della prima partita, stasera (alle 18, ospite il Milan di Pioli) ne giocherà uno solo, e pure in maschera, Dzeko (gli altri furono Kluivert, squalificato, Cristante e Mkhitaryan, lungodegenti). La lista degli indisponibili continua ad essere lunga, ma non c'è tempo per piangersi addosso.

L'ultimo incrocio

L'ultima volta che la Roma vide Pioli su una panchina avversaria sì che c'era da piangere. Quella sera Olsen raccolse sette volte il pallone nella propria porta e il tecnico commise l'errore di superbia di festeggiare la qualificazione della sua Fiorentina negli spogliatoi non rendendosi conto che i suoi giocatori non ebbero meriti particolari in quell'incredibile serata, se non quello di aver approfittato di una squadra in disarmo, con giocatori in perenne litigio tra loro, un allenatore che non riusciva più a farsi capire e che nonostante quel disastro non volle dimettersi (ma in pratica fu quello il capolinea della sua avventura). Pioli invece nel postpartita gongolava: era il 30 gennaio, un paio di mesi dopo rassegnò le dimissioni, annegato nel gorgo di una crisi tecnica senza fine. Erano squadre sbagliate, quella Roma e quella Fiorentina, e a qualcuno in certi momenti sono sembrate sbagliate anche questa Roma e questo Milan. Pioli ha appena rilevato il testimone di Giampaolo, Fonseca invece gode della piena fiducia di tutti e ha il merito di aver instaurato un bel feeling sia con i suoi giocatori sia con i tifosi. Ai tecnici ora spetta il compito di smentire i menagrami. Col Milan in campionato i più recenti precedenti sono stati sfortunati per la Roma (1-1 all'Olimpico con Piatek che in quei giorni pareva Van Basten, 2-1 a San Siro ad inizio stagione, l'inizio della lunga crisi), la vittoria manca da tre partite, ma lo stesso Pioli con la Roma non ha una tradizione felicissima, avendo vinto solo tre delle 21 sfide giocate (l'ultima quella di Coppa Italia appena citata).

Una volta questa era la sfida di Capello che tra Roma e Milan ha speso la maggior parte della sua carriera prima da giocatore e poi da allenatore. Adesso lo preferiscono a sproloquiare in tv su talenti veri e sprecati. Meglio così. In campo vanno i protagonisti veri. Due gli ex nel Milan, Romagnoli in campo e Borini annunciato in panchina, uno nella Roma, Cristante, che però la guarderà dalla tribuna. C'è pure un'altra squadra in campo e di solito non esistono motivi per citarla se non per lo spazio apposito sul campo di presentazione. Sono i sei arbitri designati per la sfida. Nomi importanti, da Orsato al Var Irrati, gli assistenti si chiamano Manganelli e Fiorito, l'assistente al Var Cecconi e chissà se è quello che tira le linee con il software del fuorigioco che ieri ha convalidato un gol all'Inter che grida giustizia. A loro, a questa squadra, auguriamo di fare la partita migliore. Senza errori. Sarebbe una bella novità.