Da martedì siamo incastrati in un conteggio da cui non riusciamo a venirne fuori. Cioè da martedì sera, quando il Comune con una posta certificata ha inviato la Convenzione sullo stadio alla Roma, abbiamo provato a contare tutte le volte che, in questi quasi otto anni, ci siamo illusi, abbiamo creduto, siamo stati convinti che lo stadio della Roma, il nostro stadio, la nostra casa, fosse a un passo o giù di lì. Innumerevoli. Contando pure tutte quelle volte che siamo andati anche oltre a un cauto ottimismo.

Troppe volte quel sogno che coltiviamo da quando eravamo poco più che bambini, c'è stato risbattuto in faccia, trasformandosi in un incubo tra rischi idrogeologici farlocchi, patetiche tribune di Tor di Valle, intoppi burocratici, inchieste e arresti spacciati come conseguenza dello stadio della Roma, bugie, fregnacce, nani, ballerine. Il tutto alimentato da una buona parte di stampa incapace di guardare oltre se stessa, colpevole di non riuscire neppure a capire l'importanza di un progetto che è sì per noi tifosi romanisti, ma è anche per Roma e i suoi cittadini che da troppo tempo assistono allo scempio che si è fatto della città più bella del mondo.

Eppure, nonostante tutto questo, vagonate di bastoni tra le ruote e altrettante falsità, il progetto, il secondo a voler essere precisi, ha continuato ad andare avanti, la migliore conferma di come le cose la società giallorossa le ha fatte con trasparenza, onestà, competenza, testardaggine. Con il vicepresidente esecutivo, l'avvocato Mauro Baldissoni, nel ruolo del dirigente che non deve chiedere mai, spalle larghe, idee chiare, forte della consapevolezza di essere dalla parte della ragione. «La Roma ha acquisito il diritto di costruire il suo stadio» ha ripetuto sino alla noia Baldissoni, anche nei momenti più impicciati di una vicenda che troppo spesso ha sconfinato tra il ridicolo e l'inaccettabile.

Ecco, ora, con la presentazione della Convenzione che la Roma ha accolta con moderata ma solida soddisfazione, pare proprio che si sia vicini alla svolta decisiva di questa interminabile vicenda. Ci si può lasciare andare a un sorriso, pur nella consapevolezza che i tempi saranno ancora lunghi, ovvero difficile immaginare adesso, anche se tutto andrà per il verso giusto, che la fatidica pietra iniziale possa essere messa prima dell'ultimo trimestre del prossimo anno.

Ma non sarà questa attesa, abbiamo già aspettato tanto, a spingere indietro il sorriso con cui abbiamo accolto l'invio della Convenzione alla Roma. Semmai sono i precedenti che ci consigliano a rimanere cauti e a non lasciarci andare a un ottimismo che troppe volte si è rivelato un'illusione. Fermo restando che lo stadio è un diritto che la Roma ha acquisito. E, soprattutto, che mai come questa volta si sia vicini al sogno che diventa realtà.